mercoledì; 27 febbraio 2008
di Cinzia Isola
Dopo la valutazione ambientale, largo a quella sociale. Le polemiche intorno al parcheggio sotterraneo di via Roma si riaccendono. La democrazia partecipata è lontana, ma dal parlamentino del Centro storico arriva la proposta di lanciare un'assemblea pubblica per tastare il polso del quartiere. Che giocoforza si troverà imbrigliato per due anni in un grande cantiere da 11 milioni di euro.
Intanto giovedì prossimo in circoscrizione verrà votata la mozione del giovane consigliere Piero Carta (Rc), presidente della commissione lavori pubblici. In sintesi: il rischio altissimo di rinvenimento di reperti archeologici minaccia di rallentare i lavori ben oltre i 500 giorni previsti, chiamando il Comune al pagamento di penali che comporterebbero l'ulteriore sperpero di danaro pubblico. Ma questa è solo una premessa: esiste infatti il rischio concreto di paralisi per una delle arterie fondamentali per la vita della città.
E tutto per costruire dei parcheggi che non si sa quanto siano attesi da cittadini e automobilisti: «È sufficiente vedere quanto è già capitato ai multipiano di via Regina Elena e via Amat, che restano vuoti», osserva Carta. Che analizza: «Certo, l'uso della macchina può avere concause di carattere culturale, ma è oggettivo che per attraversare la città in pullman siano necessari tempi biblici, così come è oggettivo che quella che in termini economici è definita “disponibilità a pagare” dei cittadini per l'utilizzo del suolo pubblico non esista se non in maniera risibile. La scelta politica è evidente: privatizzare,permettendo a privati di lucrare a costo zero. Piuttosto che offrire una concreta alternativa, che metta davvero la città al servizio dei cittadini, dei residenti, dei lavoratori, che già non vi possono più risiedere per i costi altissimi delle case e degli affitti».
Tutto questo per dire: no al parcheggio in via Roma. Perché è un intervento che va nella direzione opposta rispetto al potenziamento del servizio pubblico. Nel calderone della protesta anche la totale assenza di coinvolgimento «degli altri livelli istituzionali che insistono sul Centro storico, né consultazione del Consiglio comunale né tantomeno dei residenti e dei lavoratori». A questo proposito: «Chiediamo, oltre la valutazione di impatto ambientale, la valutazione di impatto sociale sull'intera opera», spiega il consigliere comunale Claudio Cugusi. «Non è possibile che si costruisca un'opera così costosa e impattante, senza valutare prima gli effetti complessivi sul traffico e sulla città: perché non si chiarisce prima che il carico delle auto va ridotto? Che bisogna seguire la strada della mobilità pubblica già indicata dall'imminente apertura della metropolitana leggera?».
Sotto accusa anche il Ctm: «Bisogna riformarlo e portarlo a studiare con il concorso delle istituzioni un vero e completo piano del traffico e della mobilità nell'area vasta di Cagliari». Insomma, conclude Cugusi: «Non ci si può lamentare ad ogni angolo del fatto che sulla città gravitano ogni giorno 400-500mila persone e poi non predisporre azioni amministrative per evitare che la grandissima parte di queste usi l'automobile».
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