mercoledì; 27 febbraio 2008
Cresce e sempre più spesso si diffonde in quegli strati sociali un tempo al riparo. Sono circa 96.500 le famiglie sarde che si trovano in condizioni di povertà. Un fenomeno in crescita: nell'ultimo anno in Sardegna la percentuale dei “poveri” è cresciuta dell'1%. Passando dal 15,9% al 16,9%. Un problema che la società nasconde dentro i centri di assistenza, sempre più affollati di gente che non riesce più ad arrivare alla fine del mese. Per molti, poi, non c'è differenza tra l'inizio e la fine: le difficoltà ci sono tutto l'anno.
Ieri sera un migliaio di persone ha sfilato nel centro di Cagliari contro le vecchie e nuove povertà. Contro il disagio sociale, 18 organizzazioni - tra sindacati, associazioni di volontariato e movimenti diocesani - hanno promosso una fiaccolata per manifestare solidarietà a tutte quelle famiglie che vivono in una costante situazione di precarietà economica. All'appuntamento fissato ai piedi della basilica di Bonaria, hanno risposto centinaia di persone: il corteo, con un lumicino di speranza in mano, ha raggiunto il palazzo del Consiglio regionale, in via Roma.
Un tragitto non casuale. L'obiettivo è quello di richiamare l'attenzione della politica sulla condizione «sempre più drammatica di tanti sardi». Anche se i promotori hanno precisato: «L'iniziativa non è contro qualcuno - parola di don Pietro Borrotzu, responsabile della pastorale del lavoro - ma piuttosto insieme con gli uomini di buona volontà, per invitare tutta la società civile a preoccuparsi del problema e impegnarsi ad individuare e sollecitare soluzioni». La quinta giornata della solidarietà per la povertà in Sardegna lancia un appello alla classe politica: «I poveri devono diventare davvero una priorità e un criterio privilegiato dell'etica civile».
E all'appello risponde Giorgio La Spisa, capogruppo di Fi in Consiglio regionale: «La Sardegna rischia di avviarsi sempre più verso un progressivo ed inarrestabile spopolamento: purtroppo questa legislatura regionale si avvia a concludersi senza avere neanche tentato di individuare un punto qualificante da cui far ripartire la crescita e lo sviluppo. Le occasioni di lavoro sono figlie di una società che cresce e progredisce, non soltanto di un apparato che distribuisce assistenza. Questa è la prospettiva verso cui rivolgere il nostro impegno programmatico per l'alternativa all'attuale esperienza di governo in Sardegna».
(AGI)
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