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mercoledì; 27 febbraio 2008

Consiglio, premiato marchettificio
promossi per legge 308 regionali
da schegge del peggio Pd e Sdi:
Pdl ragazzo-spazzola, di servizio

di Giorgio Melis

Marchette, marchettari, marchettisti riuniti: nel Consiglio regionale “premiato marchettificio” del potere, delle clientele, del peggior regionalismo (come lo statalismo) che a spese nostre, discriminando gli altri, compra voti dai dipendenti selezionati premiandone una parte con mance promozionali per averne la riconoscenza elettorale. È accaduto ieri, si ripeterà oggi con gli stessi disonorevoli protagonisti dei due schieramenti. Imporranno alla Regione-ospizio-ricovero dei privilegiati di assumere i dipendenti delle Comunità montane, che dovrebbero essere trasferiti nei Comuni e nelle Province.

Il termine marchette, di antico conio ma attualissimo richiamo postribolare, era stato usato e sdoganato nelle settimane scorse. Ora si impone come definizione aggiornata e corrente delle prassi ordinarie in un parlamentino di bottegai senza vergogna. Ope legis, in forza di una decisione dell'assemblea-lupanare - dove le marchette vengono pagate dai contribuenti e non da chi le usa, ne abusa e ci guadagna - 308 dipendenti regionali, tutti quelli appartenenti alla fascia B, sono stati promossi alla qualifica superiore, con relativi costi aggiuntivi: senza alcun concorso o selezione. Ecco a cosa serve tirare per le lunghe - fino alla feccia che il cattivo vino decomposto lascia in fondo ai bicchieri - una Finanziaria bloccata in aula da cento giorni per le porcate finali: per consentire che si faccia strame oltre ogni decenza dei soldi nostri.

Una vergogna e una metafora di questa assemblea che, dispoticamente, impone norme devastanti con la sinergia perversa tra il peggio del Pd e lo squallido centrodestra, col valoroso sostegno dei guerriglieri socialisti, Udeur e sardisti. Il Pdl soprattutto: caudatario e complice delle peggiori nefandezze. Anzi, le festeggia felice perché la Giunta è andata sotto, la maggioranza non regge, Soru se ne deve andare. Anche l'informazione corriva, che fa cronaca aritmetica separata dai fatti e incapace di un minimo di analisi critica, presenta il tutto con un solo, conformistico, stucchevole “bocciata la Giunta”.

Ma che diavolo importa ai sardi se Giunta e maggioranza hanno subito uno smacco numerico? Bocciato è tutto questo immorale Consiglio. Bocciati e ripugnanti sono gli spezzoni del centrosinistra che usano del loro potere per operazioni sporche e discriminanti con i soldi nostri. Bocciato anche più duramente questo centrodestra che si fa stuoino del cialtronismo di una parte degli avversari per far passare - come un servile domestico - scelte ignobili pur di colpire la Giunta: a prescindere dai contenuti, sia che non li condivida e, peggio, se li apprezza. A conferma che non servono nuovi Statuti ma solo una ramazza e un elettroshock di etica tradita, rinnegata, calpestata.

Licenza di assunzione e promozione,
piccoli Lombardo sardi crescono…

Questo è il parlamentarismo caro ai libertari che gridano all'autoritarismo di un presidente, chiunque sia o sarà. Difendono solo un ignobile assemblearismo consociativo volto al peggio. Anziché legiferare, approvare una Finanziaria che solo in Sardegna non è operante, questo grottesco Consiglio si impanca a capo del personale della Regione. Vuole decidere e decide impunemente chi e come dev'essere assunto, dove deve andare, chi e quando dev'essere promosso e premiato e chi va tenuto con la testa nel water politicante. Funzioni che sono assolutamente demandate, nel pubblico e nel privato, a organi amministrativi e burocratici, vengono usurpate da un organo pseudo-legislativo bottegaio e straccione.

Ecco qual è il potere che i disonorevoli vogliono: altro che primato della funzione legislativa, pari dignità con l'esecutivo, difesa del ruolo parlamentare. Ridicoli i richiami alla legislatura costituente fallita, all'obbligo della politica di fare le riforme, di dare dignità all'autonomia. Questi vogliono a fare solo bottega e clientela, gestire assunzioni e promozione per un profitto con voti di scambio. Piccoli Lombardo crescono, dalla Sicilia a Cagliari. Lombardo è quel Raffaele gemello di Totò Cuffaro che ha strappato e imposto a Berlusconi la candidatura a governatore a Palermo. In forza di un'invasiva capacità clientelare, cinquemila assunzioni in pochi anni, specie nella sanità. Dove regnano i nuovi boss politici, molti medici: «o il voto o la vita» è il loro motto, come scriveva magnificamente Francesco Merlo su “Repubblica”. I nostri simil-Lombardo sono in marcia verso questo deteriore costume che ammorba la politica.

Todos caballeros per grazia ricevuta,
merito e precari si fottano

Chi sono stati i valorosi autori del blitz? Tre margheriti sfioriti, Biancu, Cuccu e Mariuccia Cocco, incenso, sacrestia e simonia politica, hanno proposto l'emendamento, votato anche da Giovanni Giagu. Due gloriosi riformisti diessini che si sono astenuti, cioè hanno votato a favore e contro la loro coalizione: Mattana-Casic e Pacifico guerrafondaio solo per clientele. Con i voti determinanti e premeditati del centrodestra da sballo: ragazzo-spazzola, addetto ai bassi servizi degli accattoni di centrosinistra. Popolo delle libertà? Quando mai. Ascaro di un gruppetto di assaltatori di casse pubbliche che si sono mossi potendo contare sull'appoggio dell'incorruttibile Polo. Poteva mancare la ciliegina sulla torta dei socialisti di Balia&Masia mammamia, pronti a votare tutto pur di fare un dispetto al Pd e a Soru? Figurarsi, per il trionfo delle democrazia. Questa è politica. Far far salire di categoria e di stipendio, per grazia ricevuta, 308 persone. Andando di dietro agli altri, inclusi quelli inseriti nell'unica graduatoria esistente.

Dove sono i combattenti per i diritti dei lavoratori, i paladini della triplice sindacale, specie quel Mario Medde quaresimalista e bardo dei poveri che in Regione ha la maggioranza degli iscritti? Ottimo e abbondante questo rancio fetido, standing ovation al Consiglio? E gli altri dipendenti non promossi, devono solo aspettare la prossima Finanziaria per essere gratificati? I dipendenti regionali, l'un per altro, non sono meglio o peggio degli altri impiegati nel settore pubblico. Ma è pensabile che si possa far salire di grado un'intera loro categoria, todos caballeros? Tra i 308 ci saranno i meritevoli e gli scadenti, i bravi lavoratori e gli scansafatiche, i lavativi e gli zelanti. Sciocchezze: sono uguali, più stipendio per tutti. Anziché la decimazione, promozione generalizzata e indistinta.

Chissà cosa ne penseranno le decine di migliaia di giovani disoccupati e precari. Da neanche mille euro al mese. I regionali hanno un posto sicuro, a tempo indeterminato, con stipendi ragionevoli anche se non da nababbi come quelli dei colleghi del Consiglio regionale. Ora anche le promozioni di massa e gli aumenti per legge. Il merito? Si fotta. Firmato da questi stracciaculi che possono contare sulla complicità e il silenzio dei sindacati da burletta: perfettamente inseriti nella “casta” che coprono e supportano.

È lo stesso partito dei Consorzi industriali,
“casta” trasversale per marchette contro la Sardegna

Efficienza, meritocrazia, uguaglianza: sono le parole d'ordine di Berlusconi, Casini, Fini, Veltroni. Vengano a spiegarle a questi nostri consiglieri da avanspettacolo. Certo, senza generalizzare perché c'è una larga minoranza che resiste: non basta, purtroppo. Per fortuna possiamo contare sugli intrepidi anti-statalisti di Forza Italia, sui rigoristi di An, sui terribili custodi dell'integrità pubblica come i Riformatori di Fantola. Tutti insieme, con i compari del centrosinistra, si ritrovano coerentemente nel partito dei Consorzi industriali. Il torvo Biancu, Cuccu e Cucca, Giagu, Balia e Silvio Cherchi, Artizzu, Marracini e gli altri - per conto di Sandro Usai, Paolo Fadda, Emanuele Sanna, Antonello Cabras e chi più ne ha più ne metta - hanno bloccato la riforma, rinviata adesso di almeno cinque mesi.

È il partito della conservazione-restaurazione, trasversale e complice che salva i centri di potere delle nomenklature, trasforma la Regione in serbatoio di voti per assunzioni e promozioni, difende ogni sorta di manomorta pubblica, blocca il rinnovamento dei candidati alle elezioni. Il cuore, il simbolo e il centro propulsivo della “casta” è appunto questo ridicolo Consiglio: premiato marchettificio dove vengono prostituiti gli interessi della Sardegna.


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