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mercoledì; 27 febbraio 2008

Interventi.

Castixedda e nomenklaturedda affossano
il Pd sardo, nato da primarie taroccate
Rischio collasso senza il ricambio di facce

di Alessandro Mongili

Il Partito democratico è nato male, qui in Sardegna. E cresce peggio. È triste osservare la protervia della nostra piccola nomenklatura nel riproporsi integra al giudizio degli elettori, e nel cooptare i soliti clientes e famigli. Gli stessi candidati provenienti dall'esperienza innovativa di Progetto Sardegna hanno lo spazio della Sinistra indipendente di una volta, anche se minore subalternità.

Per capire quello che sta succedendo occorre riflettere su due episodi fondamentali: il primo è quello delle primarie taroccate, il secondo è l'assalto squadristico a Soru.

Nel primo caso, ricordiamocelo, la nomenklaturedda ha coinvolto quantità notevoli di appartenenti alla sua stessa cerchia ma, casualmente, con tessera diversa o cosiddetta opposta, per difendere il loro controllo sull'organismo che decide chi candidare alle elezioni di ogni ordine e grado. Mission accomplished: il presidente Soru, accusato di ogni nefandezza ma votato dalla maggioranza dei democratici, non è potuto diventare segretario del Pd, anche grazie al voto dei fascisti e dei corrotti.

Su questo episodio non mi consta che sia intervenuto Veltroni, né che Cabras (come sarebbe stato suo dovere) abbia proposto un'indagine per fare luce almeno sugli episodi più controversi, come il voto palese di fascisti notori, o di personaggi con incarichi di partito (in altri partiti). Niente. Le inquietudini degli elettori valgono meno di un'alzata di ciglio di qualche pezzo cosiddetto grosso.

In quella occasione si osservò la nascita di uno strano partito bipolare, in cui nessuno si fidava di nessun altro, caratterizzato dalla solita mancanza di trasparenza, dall'opacità e dal disprezzo per gli elettori. Gente di cui non ricordo una legge, una posizione coraggiosa, una scelta lungimirante nei lunghi anni in cui siamo stati, obtorto collo, costretti a votarli, ha continuamente sabotato e insultato l'unico leader politico che ha mostrato di saper governare la Regione e di fare politiche in linea con i bisogni e le visioni della parte progressista della nostra Isola. A qualsiasi costo, senza nessun amore per una cosa così importante come il Partito democratico, hanno cinicamente usato i loro sodali da consorzio industriale per colpire, dietro un muretto. L'importante è che Soru non passi.

Nel secondo caso, si è passati dalle parole ai fatti. La violenza simbolica della nomenklaturedda si è fatta violenza fisica di ultras che, manovrati da chissà chi, hanno attaccato la residenza privata del presidente della Regione, prendendo a pretesto un episodio minore che già ci siamo dimenticati tutti. Mimando l'insurrezione popolare (a pagamento, però), la nomenklaturedda, dopo essere stata lasciata da sola a votare contro Soru in un improbabile referendum proposto trasversalmente da personaggi marginali della politica cagliaritana, si gode una rivincita.

Paragonato all'attacco a casa Lussu molto impropriamente, l'attacco a casa Soru è una grave manifestazione di quel che la Castixedda è disponibile a fare pur di difendere i propri privilegi e il suo prestigio sociale da patronato di quartiere, sempre però spendibile a Santa Margherita piuttosto che sui set kitsch di Videolina e, comunque, di fronte alle signore mie della briscola domenicale. Disposti a tutto, compresa la violenza fisica, e contro il massimo rappresentante delle istituzioni democratiche qui in Sardegna.

Anche qui, quelli che dovremmo votare hanno espresso solo una solidarietà di facciata, ipocrita, magari con qualche distinguo che si sarebbero potuti risparmiare. Nel corso di quell'episodio il Partito democratico è quasi morto e il movimento che è sorto assieme alla traiettoria politica di Renato Soru ha finito per percepirlo come una prigione contro cui manifestare. Intanto, mentre nel piccolo gruppo de ìs de nosu forse nessuno se ne accorgeva, la leadership di Soru assumeva una dimensione emotiva più densa presso tanta parte della popolazione, approfondiva il suo carisma. Il suo comportamento è apparso in quella difficile occasione inappuntabile e colmo di dignità. Una nuova sfida di stile per tanti.

Eccoci dunque a queste giornate tristissime: le candidature alle elezioni politiche. Nel corso di una vergognosa manifestazione politica in via Emilia, la lista dei candidati è stata presentata al volgo astante. Ai tempi dell'URSS, la Pravda pubblicava lettere entusiaste delle assemblee di elettori che si dicevano onorate di far proprio come candidato il tale o tal altro apparatchik, subito inserito nella (unica) lista elettorale del “Blocco dei comunisti e dei senza-partito” (si chiamavano proprio così). Stavolta al contrario sono piovute sulla messa in scena sannian-faddiana un sacco di pernacchie. Soprattutto per via elettronica.

Tuttavia, a me sembra che ogni illusione sia ormai accantonata e ogni speranza in questo Partito democratico spenta. È vero che, a giudicare da quel che hanno fatto a Roma, i deputati e i senatori sardi sembrano figure inutili. Però credo che la Sardegna meriti una rappresentanza in Parlamento degna di quello che sta facendo e che si sta muovendo grazie e intorno alla giunta Soru, e che sia finita per sempre l'era dei podatari delle consorterie romane. Noi sardi non lo sopportiamo più.

In tutti questi tre passaggi i comportamenti dei gruppi dirigenti sono stati esecrabili, ambigui, opachi. Il gruppo dirigente del Pd sardo faccia al più presto la pace con i propri elettori, azzeri queste liste vergognose, di emeriti sconosciuti fuori dai soliti giri, e ci proponga gente che ci rappresenti sul serio, per la propria esperienza, per il proprio valore. La lista che ci hanno presentato è piena di funzionari di partito, di troppi universitari, del solito giro da ceto medio illuminato che monopolizza le rappresentanze politiche in Sardegna.

Dove sono i leader dei movimenti per l'ambiente, per la difesa del nostro patrimonio culturale e della nostra identità, gli artisti, i rappresentanti di imprese innovative, i lavoratori, i politici innovativi? Dove sono le teste pensanti? Il partito democratico non può morire nella coscienza dei suoi elettori in questo modo vergognoso e squallido. Per vincere una battaglia contro la destra immobile, ci vogliono liste elettorali nuove, Calvisi-free, Sanna-free e Nomenklaturedda-free. Piene di gente vera. Fate un gesto di cambiamento radicale. Se non ora, quando?


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