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mercoledì; 27 febbraio 2008

Interventi.

I veterani “radicati nel territorio”
in lista ma senza certezze: seggi tutti da guadagnare

di Gianni Sanna

Ho partecipato ieri sera a gran parte dei lavori dell'assemblea regionale del PD. Molto partecipata sul piano delle presenze. In fondo si discuteva di candidature. Non è poco, se si considera che la loro esatta collocazione in lista significa l'elezione o meno a deputato o senatore della Repubblica. Eh sì, il Porcellum antepone al momento elettorale la decisione sulla sorte dei candidati: nella formazione della lista si stabilisce chi saranno i legislatori del Paese. Gli elettori, con il loro voto del 13 e 14 Aprile, decidono tutt'al più la sorte de candidati marginali, ossia di coloro che sono all'ultimo posto utile o al primo presuntivamente inutile della lista.

In Sardegna questo vorrebbe dire che per i primi cinque candidati alla Camera dei Deputati e per i primi tre al Senato della Repubblica non c'è storia: sono già eletti, a meno di un imprevedibile crollo elettorale del partito.

Partiamo da qui. Tutti gli intervenuti avevano questa consapevolezza, unitamente a quella, non palesata per pudore, che la scelta dei candidati ed il loro numero di lista alla fine sarà fatto da un gruppo ristrettissimo in cui la nomenklatura è capace di far sentire la sua.

Sarà ricandidato Soro, ovviamente, e Cabras. Ci sarà forse Parisi. C'è l'Amalia Schirru. Tutti naturalmente nelle posizioni utili, tutti di nuovo parlamentari. Ci sono poi i politici di lungo corso, come Emanuele Sanna e Paolo Fadda, legislatori regionali e nazionali per più di un quarto di secolo, che però non avendo alle loro spalle i 15 anni di mandato parlamentare possono essere ricandidati.

In effetti i loro nomi non si sono mai fatti nel dibattito di ieri sera, ma non vi è dubbio che dei loro profili dissertavano i fautori del rinnovamento ad ogni costo ed i sostenitori del radicamento nei territori. Qualche intervento è stato veramente apprezzabile, come quello di un certo Saba della provincia di Sassari o del sempre giovane Matteo Marteddu (nonostante gli anni). I più rientravano invece nel gioco delle parti; un po' ridicolo quello della nostra Falchi (nostra in quanto segnalata dall'Assemblea della Provincia di Oristano), tutto incentrato sugli errori della stampa locale circa la sua biografia; terribile quello di un ex segretario dei giovani delle Margherita, a dimostrazione che non è poi l'anagrafe che consente di distinguere ciò che è nuovo da ciò che è vecchio; assolutamente pragmatico e sorprendentemente senz'anima quello di Graziano Milia.

Penso che alla fine Emanuele Sanna e Paolo Fadda saranno ri-candidati e - lo dico sinceramente - viste le regole non riesco a capire perché poi non dovrebbero esserlo.

Mi sentirei di suggerire ad Antonello Cabras ed a Walter Veltroni che un buon punto di mediazione tra le argomentazioni pro e contro sarebbe quello di candidarli entrambi collocandoli rispettivamente al sesto posto della lista alla Camera ed al quarto di quella al Senato, ossia in quella posizione marginale che per essere acquisita utilmente va sudata con la fatica che solo chi come loro è radicato nel territorio e vanta un'esperienza istituzionale trentennale ci può mettere.

Mi sembrerebbe una soluzione dignitosa che fa salve due candidature forse davvero rappresentative e che accompagna un processo di rinnovamento di cui il PD sardo non può fare a meno se vuole rendere credibile la sua proposta politica.

Perché non c'è dubbio che non ci possono essere gli uomini per tutte le stagioni e che i “tempi nuovi che si annunciano” impongono protagonisti diversi. Ma è anche vero che essere semplicemente nuovi non basta e probabilmente non serve: ci vogliono uomini e donne con competenze, ci vogliono donne ed uomini capaci di rappresentare mondi significativi del nostro territorio. Quei mondi dove si articola con tutti i suoi problemi la storia dei sardi dei nostri giorni. La cooptazione in queste elezioni, anche per la necessità dei tempi stretti delle consultazioni anticipate, sarà ancora la regola nella scelta delle rappresentanze istituzionali: una classe dirigente illuminata non può permettersi di sprecarla, selezionadole sulla base della contiguità e fedeltà.

Antonello Cabras questa volta non potrà solo mediare, dovrà anche decidere. Il presidente Soru potrà influenzare queste decisioni, almeno in parte. E dovrà farlo. Già con le primarie ha capito che i grandi processi di rinnovamento passano attraverso un ricambio intelligente della classe dirigente.

Non importa poi se i nuovi candidati, quelli utili, avranno superato i trentacinque o i quarant'anni: l'importante che portino nella massima assemblea legislativa del Paese le migliori competenze che la politica, l'amministrazione degli enti territoriali e la ricerca universitaria esprimono nella nostra terra.

Io voglio crederci e trovare una motivazione forte per convincere le persone con cui trascorro gran parte del mio tempo che è possibile cambiare il Paese. Sì, vorrei poter dire anch'io che si può fare.


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