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martedì 26 febbraio 2008

Interventi.

I veterinari “stabilizzati” senza concorso:
a chi servono i santi in paradiso
se i consiglieri hanno l'emendamento pronto?

di Mimmia Fresu

Chi non ha santi in paradiso può sempre sperare nei consiglieri regionali. All'unanimità, la terza commissione del Consiglio (Programmazione e bilancio) a fine dicembre 2007 approvò un emendamento per la stabilizzazione dei veterinari coadiutori regionali, nel quale si afferma: «i veterinari coadiutori regionali, che abbiano svolto un periodo di attività da almeno 15 anni anche non continuativi, sono inquadrati presso le ASL dove hanno espletato l'ultimo periodo di servizio secondo le modalità previste nell'articolo 36 della legge regionale n. 2 del 2007».

A prima vista sembrerebbe un provvedimento riparatore, un atto di giustizia, persino. Invece è quasi una legge “ad personam”, anzi, ad veterinarium. Si, perché i veterinari specializzati e quelli in via di specializzazione non l'hanno presa bene. Anzi. I veterinari che in questi anni, con inenarrabili sacrifici hanno conseguito la specializzazione, e quelli che ancora frequentano le scuole di specializzazione allo scopo di acquisire i titoli necessari per partecipare ai concorsi pubblici per accedere al Servizio sanitario nazionale, si vedono scavalcati da un provvedimento che fa strame, non solo in termini di giustizia sociale, ma delle leggi dello Stato.

Infatti il decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 “Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell'articolo 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419” all'articolo 7 stabilisce che alla dirigenza sanitaria si accede mediante concorso pubblico per titoli ed esami, disciplinato ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 dicembre 1997, n. 483. Decreto che prevede il regolamento del concorso e indica, fra i requisiti, oltre al titolo di laurea, anche la specializzazione.

I veterinari vittime di questo provvedimento regionale conservano, tuttavia, educazione e stile. Infatti, definiscono «deplorevole» un atto che necessiterebbe di altri aggettivi. Pare che i consiglieri artefici del gioco di prestigio abbiano giustificato la loro opera come un atto di lotta al precariato. Così argomentano i veterinari vittime del provvedimento: «Cercano, con questa giustificazione nobile, di convincere la restante parte del Consiglio regionale e l'opinione pubblica. Si fanno passare come simbolo del precariato, proseguono nella requisitoria, coloro che per oltre quindici anni sono stati i privilegiati del piano “peste suina”.

Si unisce alla protesta anche la Scuola di specializzazione in sanità animale allevamento e produzione zootecnica dell'Università di Sassari: in una nota del Consiglio, a firma del preside prof. Scala, si esprime disappunto verso l'emendamento all'articolo della Finanziaria 2008. Nella nota viene ricordato che le stabilizzazioni devono avvenire in accordo con quanto previsto dal piano per il superamento del precariato. I docenti esprimono, inoltre, perplessità verso un provvedimento che fa venir meno i principi stabiliti dal DPR 483/97, e nell'esprimere solidarietà agli studenti specializzandi, auspicano che i provvedimenti della Giunta regionale siano rispettosi delle norme vigenti sulla materia.

Man mano che le ragioni di questa protesta diventano più evidenti, si va allargando il fronte degli oppositori al provvedimento incriminato. Persino qualche consigliere “pentito” (o più scaltro) suggeriva ai veterinari in lotta la necessità di rendere più eclatante la protesta. Da non credere!

Ma sì che ci crediamo. Per questa gente non contano il buon senso e il giusto operare, occorre il ricorso alla piazza, usata, secondo la necessità, come foglia di fico dietro cui giustificare favori non dati. I bene informati raccontano quanto sia interessante la base elettorale degli allevatori: rinunciarci è impresa per ardimentosi. Occorre coraggio o buoni travestimenti.


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