martedì 26 febbraio 2008
di Cinzia Isola
La Finanziaria taglia, ma i consiglieri comunali corrono ai ripari: d'ora in poi avanti si potranno convocare più commissioni al giorno e saranno tutte pagate. Insomma, gettoni no limits. La commissione statuto presieduta da Giuseppe Macciotta (Pd) ha deliberato un pacchetto di modifiche sul regolamento del Consiglio comunale. Tra queste l'eliminazione di quel vincolo, economico, che stabiliva la possibilità di ricevere massimo due gettoni di presenza al giorno. Mica elemosina: ogni riunione, Consiglio o commissione, vale circa 70 euro. Stabilire un tetto giornaliero di 140 euro non era certo da integralisti del taglio alla spesa pubblica.
Eppure quel limite oggi non esiste più. Una soluzione votata insieme ad altre di minor impatto politico all'unanimità. Destra, centro e sinistra: tutti d'accordo sull'opportunità di non mettere limiti alla voglia di riunirsi ogni giorno quante volte si vuole. Hanno detto sì il presidente Giuseppe Macciotta, Giorgio Adamo, Ettore Businco, Claudio Cugusi, Ninni Depau, Raimondo Perra, Alessandro Serra, Ugo Storelli, Claudio Tumatis, Alessio Mereu in sostituzione di Sandro Vargiu e Stefano Schirru in sostituzione di Edoardo Tocco. Nessun dubbio per gli undici commissari presenti. Fuori dai giochi, l'unico assente: Francesco Ballero.
Ma vediamo quali le modifiche apportate dalla Finanziaria alle disposizioni dell'art. 82 del testo unico.
Sembra quasi che, nell'impossibilità di aumentare il valore del gettone si sia trovato il modo di incrementare le entrate “liberalizzando” le convocazioni. Nessuna condanna senza appello. Solo qualche riflessione: nessuno vieta ai solerti consiglieri di riunirsi anche quattro volte al giorno, fissando comunque un massimo di gettoni accumulabili nell'arco di una giornata (esattamente come avviene ora). A prescindere dalla passione politica o dal tempo di cui ogni eletto dispone, resta un fatto: se un qualsiasi commissario partecipa fino a quattro riunioni al giorno potrebbe ricavare una diaria pari a circa 280 euro.
Senza voler fare i conti in tasca a nessuno, appare una esagerazione. Del resto, senza voler confrontare la qualità del lavoro e la responsabilità dei parlamentini circoscrizionali, il limite esiste eccome. Intanto, il valore del gettone: circa 20 euro a seduta. Ma soprattutto la quantità: in un giorno non è possibile accumulare più di un gettone, a prescindere dal numero di commissioni alle quali si è partecipato. E se la politica ha dei costi, come spesso si sostiene, allora, non si dovrebbero usare due pesi e due misure. Ma qui, si rischia di sconfinare in altri campi.
Sulle novità, il centrosinistra da la sua versione dei fatti: «L'obiettivo è quello di ridurre in via parallela il numero di commissioni», spiegano Cugusi e Depau. Non solo: «Abbiamo previsto che le riunioni non possono accavallarsi». Almeno un'ora di distanza una dall'altra. Insomma, se le commissioni venissero ridotte, dalle 13 attuali a 8 magari, anche in assenza di un limite per le convocazioni, porterebbe a una diminuzione dei costi. Perché togliere il limite, allora? Forse il dilemma verrà sciolto in aula. Quando le novità verranno sottoposte al vaglio dell'intero Consiglio.
«Il centrosinistra si è impegnato da tempo a trovare soluzioni», spiega Ninni Depau. Ci sono anche documenti che lo dimostrano: una mozione del 16 novembre 2006, sottoscritta da Marco Espa, Gianmario Selis, Massimo Zedda e dallo stesso Depau. In quell'occasione si segnalava che «il moltiplicarsi delle commissioni comporta gravi conseguenze funzionali (sovrapposizioni di riunioni) e politiche (sovrapposizioni di competenze e di responsabilità, conflittualità latenti)». E che «il moltiplicarsi delle commissioni e degli assessorati determina un incremento significativo dei costi».
Ma in quel documento si faceva un riferimento esplicito anche all'immagine della “Casta” privilegiata e poco produttiva agli occhi dei cittadini: «è diffusa nell'opinione pubblica l'esigenza di una riduzione dei costi della politica e di una maggiore efficienza della macchina amministrativa». Appunto.
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