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martedì 26 febbraio 2008

Pesarindi, Sardigna: ma nella destra
restano in poltrona tutti gli uscenti,
bravi e intoccabili. An patisce e scalpita

di Cinzia Isola

Di nero, nel Pdl c'è rimasto solo l'umore. La fusione a freddo tra Forza Italia e Alleanza Nazionale non convince tutti: le faccette dello zoccolo duro e militante di An sono sempre più nere, ad esempio. E non basteranno gli accordi calati dall'alto, ma ratificati dai berluscones locali, a frenare i malumori striscianti nella base. Malumori che sembrano riaccendere quella fiamma che i capi-partito hanno deciso di spegnere per sempre nel Popolo delle Libertà. La fuga a Destra in favore di Storace non è scontata, ma le premesse ci sono tutte. E già si registra qualche riscontro: domenica mattina, al Mediterraneo erano in centinaia a salutare il leader duro e puro. E tra questi, alcuni volti legati ad An. E molti giovani, compreso Salvatore Deidda, commissario provinciale di Azione giovani. Forse solo un saluto di cortesia. Chissà.

Per il momento non risultano defezioni ufficiali, ma il cielo sopra al “Partito Unico” è nuvoloso. Un problema, quello della possibile diaspora, rinviato opportunamente al prossimo autunno. Quando la dissoluzione di An sarà concretizzata anche sotto il profilo istituzionale, oltreché elettorale. A questo proposito non si escludono ripensamenti: il dubbio, e la speranza, che questa messainscena sia un escamotage elettorale rincuora i più scettici. Confidano ancora che dopo le elezioni tutto resti come prima. Anche perché il “dopo” non è ancora chiaro. Senza contare che nessuno si è posto il problema di consultare gli elettori di fiducia, prima di un probabile salto nel buio.

Tutto si gioca sull'hic et nunc. Non c'è tempo per perdersi in chiacchiere e pericolose consultazioni. E allora via alla presentazione ufficiale del Partito del Popolo delle Libertà. Dove con nonchalance si parla di “Una grande Forza, una grande Alleanza”. Un gioco di parole al vento, che nasconde sentimenti di delusione soprattutto negli ex estimatori di Fini. Un leader sempre più concentrato su una gestione personale del partito al servizio di Silvio Berlusconi.

Nell'Isola le cose non cambiano: il nuovo miracolo italiano, profetizzato dallo slogan “Rialzati Italia”, ha già conquistato il mercato sardo del presidente. Ieri mattina, al Mediterraneo, il coordinatore provinciale di Forza Italia, Ugo Cappellacci ne ha annunciato la variante in limba: Pesarindi Sardigna.

Al tavolo della concordia istituzionale siedono Piergiorgio Massidda e Ugo Cappellacci (Forza Italia), Mariano Delogu e Antonello Liori (Alleanza Nazionale). Sembra una riunione di famiglia dove tutti fanno finta di andare d'amore e d'accordo. Come se lo strappo provocato dal Cavaliere (quando pochi mesi fa dava delle zavorre a Fini & Casini) potesse essere digerito col sorriso beffardo di Massidda. O dimenticato grazie alla moderazione di Cappellacci.

Se poi si vogliono certezze, basta parlare di liste. Tutto ancora in alto mare, ma solo per chi già sa di dover restare fuori. Massidda è stato chiaro: riconferma di tutti gli uscenti (Pisanu, Delogu, Massidda, Sanciu, Fantola per il Senato; Cicu, Pili, Marras, Cossiga, Porcu e Murgia per la Camera). I volti nuovi non dovrebbero mancare, ma il vecchio non si tocca: «Perché mai si dovrebbero sostituire i parlamentari che hanno lavorato bene?». La teoria del “bravo intoccabile” è una speranza di vera convergenza politica: accordo pieno tra l'azzurro Massidda e l'ex sindaco di An, Delogu: «Perché sostituirli? Meritano rispetto».

Ricapitolando: cinque senatori e almeno nove deputati sardi approderanno in Parlamento. Tra questi tutti gli uscenti. C'è poco da discutere. Tra i denti, ma senza inutili maschere, qualcuno non esita a definire “fastidioso” questo atteggiamento “autoreferenziale”. «Bravo o non bravo, sarebbe meglio lasciarlo dire agli altri», si lascia andare Edoardo Usai. L'assessore comunale all'istruzione di Alleanza Nazionale ha un viso nostalgico. Di delusione sincera e trasparente. Questa unione sa di matrimonio concordato, dall'alto. L'insofferenza è diffusa: la facciata elettorale ha dettato le regole di questa improvvisa Santa Alleanza. Tra queste, la più eclatante: ignorare, ridimensionare o strumentalizzare i sentimenti dei simpatizzanti-militanti.

Non è un caso, che le “primarie” per il Popolo delle libertà convergano sul programma e non sulle candidature. Come per evocare un termine di forte impatto democratico, ma fuori dal suo reale significato. Insomma sabato prossimo il popolo del centrodestra potrà indicare le priorità dell'agenda politica, del programma di governo. Ma nulla ha potuto dire sulla fusione a freddo di Alleanza Nazionale e Forza Italia. Stesso discorso per gli aspiranti parlamentari: dalla massa elettorale e simpatizzante, solo il voto. Il dibattito interno è off limits. Salvo mobilitare e istruire per le elezioni 3.600 “difensori del voto”, rappresentanti di lista e volontari della legalità a garanzia del Pdl.


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