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martedì 26 febbraio 2008

Spissu, la legislatura costituente è fallita
Soru non ci sta: autonomia più forte
Torna al mittente la nuova carta Delogu

di Marco Murgia

Anniversario e requiem nello stesso giorno: le celebrazioni del 60º anno di vita dello Statuto speciale della Sardegna segnano - o vorrebbero segnare - l'apertura di una nuova pagina. Idee e progetti a confronto durante il convegno “La specialità regionale tra presente e futuro”, occasione buona per discutere sul futuro dell'autonomia con una domanda di fondo: serve partire dal testo del 1948 o è necessaria una riscrittura totale, ma in ogni caso alla luce dei cambiamenti che l'isola, inserita nel contesto italiano ed europeo, ha vissuto in questi decenni? Domanda per niente scontata, perché le risposte sono molteplici e diverse tra loro.

C'è una base comune da cui (ri)partire: è il rilancio, sottolinea Giacomo Spissu, della «missione della specialità, avendo la consapevolezza che la soggettività e l'identità non possano restare confinate nella nostalgia di un retaggio né nell'evocazione meramente ideale». Ma se il presidente del Consiglio regionale decreta «il fallimento di una legislatura che all'inizio io stesso avevo indicato come costituente», di diverso avviso è il presidente della Regione: «Questi anni non sono passati invano», ribadisce Renato Soru prima di indicare i passaggi di quello «statuto materiale» applicato durante la legislatura. Dal «momento alto sulla compartecipazione», con la vertenza sulle entrate, al tentativo di praticare «l'autonomia impositiva, non per imporre nuove tasse o vessare qualcuno» ma per la possibilità «di articolare in maniera più equilibrata l'imposizione fiscale»; dalla gestione dei trasporti locali alla battaglia contro il monopolio della Tirrenia, ferma in attesa della decisione della Corte europea, sino alla spesa sanitaria e al trasferimento dei beni demaniali.

Cosa dice Soru? Sottolinea come «al di là del fatto che non abbiamo ancora discusso lo Statuto», la specialità contenuta nel testo è strada già praticata. Di più: l'esempio è l'articolo 8, «totalmente diverso da quello di quattro anni fa». Riguarda appunto la compartecipazione alle entrate statali ed è «stato cambiato in modo sostanziale» dalle azioni e non dalle discussioni.

È un ragionamento che fa il paio con quanto Luciano Violante aveva detto in precedenza: il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera aveva rimarcato la necessità di rendere la Regione più forte e competitiva «procedendo per vie politiche», in modo da ottenere un migliore funzionamento del Consiglio regionale, un rappresentante nel Parlamento europeo e, soprattutto, il riconoscimento della maggior parte delle risorse fiscali riscosse nel territorio.

Più che discutere sul bisogno di un nuovo testo - «Non la vedo come una necessità impellente, forse lo è più per le forze politiche che per i cittadini» - diventa «più utile operare in un'altra direzione, lavorando per la crescita della regione e individuando gli strumenti che aiutano a operare in questa direzione»: i Consigli regionali, a esempio, «stanno realmente utilizzando tutte le loro prerogative e la loro funzionalità è concretamente assicurata dai regolamenti interni?». Un richiamo che calza a pennello per l'assemblea di via Roma: ancora incapace di licenziare la finanziaria (il via libera potrebbe arrivare oggi, ben oltre il termine di 37 giorni fissato dal regolamento) e con nel cassetto diverse riforme ancora da discutere.

È un tasto dolente ma innegabile. Lo stesso Spissu aveva già sottolineato come «non sia stata assolta compiutamente una delle missioni che l'autonomia speciale si era data, quella del superamento del divario con le realtà più avanzate del paese». È il motivo per cui questa legislatura sarebbe dovuta «essere costituente» e invece, da quel lato, «dobbiamo registrare il fallimento»: tutto fermo «per questioni relative a giochi della parti fra maggioranza e opposizione. Quest'anno che resta fino al termine della legislatura», è l'augurio, «può farci recuperare il tempo perduto e la coesione del gruppo dirigente sardo per porre mano, almeno in modo parziale, al nuovo Statuto».

Uno degli obiettivi dovrà essere l'autonomia finanziaria e impositiva. Impossibile non fare riferimento alla recente sentenza della Corte costituzionale che boccia in parte le cosiddette tasse sul lusso: per Violante occorre aspettare le motivazioni «per esprimere un giudizio compiuto» ma è necesario comunque che «la maggior parte della risorse riscosse nel territorio rimangano in Sardegna». Per Soru «si può discutere sui modi di applicazione», ma è innegabile «che in questi anni abbiamo provato ad attuare l'autonomia impositiva», strumento previsto e «mai applicato prima»: buono «non per creare nuove tasse» ma per «ridurre del 25 per cento l'Irap alle imprese». Andando avanti, è solo un altro esempio, «avremmo potuto ridisegnare l'addizionale Irpef»; ne parla anche il segretario regionale del Pd, Antonello Cabras: il senatore ribadisce che «l'autonomia impositiva della Regione, prevista dentro una cornice statale, non può essere frenata dall'inerzia dello Stato» che non ha provveduto «a determinare quella cornice».

Poche chiacchiere e più fatti: è il ragionamento di tutti. A essere diverse sono le basi di partenza. Quella di Soru «è un campanello d'allarme che voglio suonare qui»: riguarda ancora la battaglia contro la Tirrenia, perché «mentre discutiamo di nuova autonomia non è mancato chi, esponente politico di questa regione, ha gridato di lasciare le cose come stanno perché la Sardegna non si accolli nuovi servizi». Allora quello che si nota è un «autonomismo di maniera, contraddetto quando si tratta di passare all'azione e assumersi responsabilità».

La base di partenza del senatore Mariano Delogu è un'altra: il coordinatore regionale di An punta tutto sulla necessità di riscrivere un testo in vigore da 60 anni: «Bisogna creare un nuovo Statuto per fronteggiare la situazione in cui ci troviamo». Il colpo di teatro è la consegna al presidente della Regione del nuovo testo statutario presentato sabato. Delogu è uno dei firmatari di quella che definisce «non un ultimatum ma una base di discussione concreta per arrivare al traguardo»: bello pronto, già nelle librerie, con la supervisione di un collegio dei garanti formato dai capigruppo del centrodestra in Consiglio regionale.

Gelida la replica di Soru: «È sorprendente come dall'inizio della legislatura discutiamo sulla necessità di riscrivere lo Statuto, sulla formazione di una Costituente e su un Consiglio regionale che non sembrava abbastanza legittimato: invece, oggi, 10 persone che io per la maggior parte non conosco hanno un testo che sarà portato all'attenzione del Consiglio: evidentemente», sottolinea il presidente, «sono più legittimati loro del parlamento sardo o di una Consulta che non siamo riusciti a creare e che avrebbe dovuto avere la più ampia condivisione possibile».

Sono i giochi politici: non la politica indicata dal professor Umberto Allegretti come indispensabile «per far lievitare le argomentazioni giuridiche». È una frase, quella del docente dell'Università di Firenze, che dà il là al ragionamento di Giorgio La Spisa: secondo il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale «per far fermentare un'idea occorre una volontà politica forte». Ma è vero «che vogliamo realmente una forma speciale di autonomia? Siamo convinti che l'autonomia, in quanto tale, deve essere differenziata? Dobbiamo chiedere una specialità identitaria, che sia centrata sulla libertà e sulla sussidiarietà». Da raggiungere sconfiggendo due avversari: «La supponente arroganza di una classe politica nazionale imbevuta di paternalismo e di dirigismo ma anche tutti quei sardi che non hanno la libertà e la voglia di capire questa esigenza della nostra isola: quelli che per un piatto di lenticchie sono disposti a rinunciare a un'identità che c'è e vuole vivere».

Alla politica, quindi, va ora la responsabilità di indicare soluzioni. La conclusione di Giacomo Spissu lascia spazio a margini di manovra: «Non sono convinto che il popolo abbia mai scritto le Costituzioni ed è quindi della politica il compito di interpretare la volontà generale e fornire l'idea. C'è più di un anno di legislatura e un testo base: penso che il Consiglio possa discutere in tempi brevi un testo da sottoporre alla consultazione popolare». Frutto della «maggiore condivisione possibile» e non dei giochi di forza tra le parti politiche: non aiuta, in questo, l'esempio recentissimo della legge statutaria.


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