lunedì 25 febbraio 2008
Lettere.
di Maurizio Salvati
Prende corpo lentamente la macchina organizzativa del G8 e di pari passo si iniziano a conoscere attraverso la stampa i progetti per l'evento e per il lancio della futura economia turistica dell'isola, scaturiti da poche menti. Alcuni di questi progetti non sono ancora del tutto certi ma sembra ruotino attorno a realizzazioni alberghiere nella riconversione delle strutture ex demaniali.
L'assessore per la pianificazione territoriale, l'architetto Satta, ha dichiarato recentemente che entro i prossimi mesi sarà terminato l'adeguamento del PUC al Piano Paesaggistico Regionale, senza però aver proposto all'amministrazione comunale la realizzazione di un Piano Strutturale per La Maddalena: strumento di pianificazione urbanistica indispensabile per costruire un futuro nel quale i beni comuni del patrimonio ambientale possano essere tutelati e valorizzati nella loro essenza, divenendo la misura e le regole delle trasformazioni necessarie per l'avvio di una solida economia turistica.
Un Piano Strutturale realizzato in maniera partecipata dall'amministrazione comunale, da esperti urbanisti e dalla popolazione, definirebbe le linee essenziali del territorio, come dovrà essere, e stabilirebbe che cosa si potrà e si dovrà trasformare nei prossimi anni, ma indicherebbe anche di quali infrastrutture e servizi dotare l'isola. Con rammarico và constatato che l'amministrazione e la popolazione si sono scarsamente opposte al fatto che altri, abbiano deciso e continuino a decidere per nome e per conto dell'isola, senza un confronto con chi vive e rappresenta questo territorio.
Gli abitanti di quest'isola sanno bene che i grandi problemi sono il lavoro, la mancanza di un motore economico, la continuità territoriale (collegamento terrestre con Palau), la mancanza di servizi e infrastrutture al turismo e alla popolazione, la mancanza di un vero porto turistico.
La sola realizzazione di strutture alberghiere date in gestione a grandi gruppi internazionali non potrà condurre ad una economia turistica solida e di lungo periodo ma ad una economia fragile e stagionale. Inoltre i grandi gruppi non lasceranno sull'isola alcun profitto. Andrebbe invece incentivato fortemente dalla Regione, e dall'amministrazione comunale, un modello di sviluppo locale autosostenibile, cioè aiutare economicamente “i locali” a fare impresa. E perché ciò non resti una teoria, ha bisogno di risorse economiche per avviarlo e per compensare l'attuale stagnazione dell'economia locale.
Vivere di solo turismo alberghiero gestito unicamente da esterni non è proprio una buona certezza. Vorrei immaginare anche altre prospettive per quest'isola ma quandanche vi siano, queste non saranno a breve termine. Sarebbe comunque una grande e coraggiosa scommessa per l'amministrazione iniziare a dialogare, e ascoltare la gente, e investire in un processo di sviluppo partecipato e sostenibile, nel senso di rendere la comunità locale protagonista dell'economia dell'isola.
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari