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lunedì 25 febbraio 2008

Liste Pd, gli epurandi epuratori
Rinnovamento? No, grazie:
gerontocrazia, come a destra
Pisanu censore: censuri se stesso

di Giorgio Melis

Rinnovamento, ricambio, largo ai giovani? No, grazie. Così va in Sardegna, a destra, nel Pd e anche nella Sinistra arcobaleno: gemellaggio, anzi parto trigemino politico-elettorale in nome del continuismo e del “vecchismo” ingeneroso. Rifiuta di passare la mano, di fare largo ai maturi rincalzi. Giovanilismo? Figurarsi, vada retro anche il concorrente più che adulto: anagraficamente e politicamente.

Nel Partito democratico, scosso da una benefica ondata di rinnovamento davvero impressionante, la frazione nuragica di fatto rigetta o tenta (i giochi sono ancora aperti) la linea-Veltroni: continuità nella gerontocrazia. Resistere, resistere, resistere: sempre gli stessi al comando e nelle poltrone elettive, come da vent'anni. Nella forme pessime delle liste preconfezionate, proposte e votate magari prima (è accaduto a Cagliari) del dibattito: alla faccia della cosiddetta base, tutti giù per terra. Liste compilate dagli “epurandi” di lungo corso.

Non accennano neanche a mettersi a disposizione o ritirarsi, dopo trent'anni: vogliono eternizzarsi. Direttamente o attraverso i loro fedeli gregari nell'apparato che gli tirano la volata, i veterani-epurandi diventano epuratori dei “giovani”: spesso hanno tra 40 e 50 anni e sono considerati ancora immaturi. Dunque da lasciare in panchina per qualche altro decennio: se e quando, forse mai, gli insostituibili ultrasessantenni si degneranno di dichiararsi appagati. Non è garantito che siano migliori dei “cavalieri di Vittorio Veneto”: ma se non li si butta nella mischia, se non li si mette alla prova, quando mai potremo sapere se e quanto valgono?

Domani a Tramatza gli stati generali del Pd decideranno per la parte che gli compete: sperando che da Roma Veltroni imponga il ricambio che localmente si rifiuta, almeno finora. Forse ci sarà una resipiscenza di alcuni, magari sarà imposta a furor di popolo. Se la componente degli iscritti e militanti fedeli ai loro notabili (per sopravvivenza e opportunismo) non prevarrà sulla minoranza, che chiede un ricambio anche generazionale: non di facciata ma di facce e sostanza.

Nelle assemblee provinciali si è visto quanto ancora pesino, in maniera determinante, le nomenklature che in massima parte hanno appoggiato la segreteria di Antonello Cabras. Il vero punto di caduta nella spinta al cambiamento. Bisognava contestarne la legalità non solo politica perché ottenuta nelle primarie col soccorso determinante di migliaia di dirigenti ed esponenti del centrodestra pro-Cabras e anti-Soru. Ora si raccolgono i frutti avvelenati di quella rinuncia. Se il cardinale si è salvato grazie a quel successo immaginario in sinergia con tutti gli altri nomenklati, non può essere lui a proporre che restino sommersi i compagni di cordata. Anche perché si è fatto l'errore capitale (si può ancora rimediare in extremis) di non approvare uno sbarramento contro il cumulo di tre cariche elettive ai diversi livelli (o almeno regionale e nazionale).

Può darsi che alla fine un rinnovamento ci sia. Ma le premesse vanno in senso opposto. Quando si ripropongono tutti gli uscenti (tranne Tore Ladu, che ha dignitosamente preceduto la tagliola statutaria, dopo cinque legislature in Parlamento) e si mettono in pista consiglieri regionali ben stagionati, l'indicazione di una serie di nomi nuovi e apprezzabili sembra l'obbligata concessione per salvare quanto possibile del reducismo imperante. Il dissenso contenuto ma forte a Cagliari contro gli uscenti, urlante a Sassari contro nomi quanto meno temerari, a Nuoro contro altri veterani, a Olbia contro qualche revenant di tutte le stagioni, è solo un pallido riflesso di quello che scatterebbe nell'elettorato.

Già i partiti - in forza della legge-porcata voluta dal Polo - hanno degradato i cittadini da elettori a ratificatori delle loro nomine. Figurarsi se la designazioni saranno del tutto in mano proprio a quanti dovrebbero decidere il rinnovamento e sono fortissimamente determinati a decidere sulla propria permanenza. Davvero grottesco, insolente, intollerabile. Ci mandano a dire con arroganza che senza di loro la Sardegna sprofonderà: dopo che molti di loro l'hanno inabissata per decenni.

Badate bene. Molti dei “resistenti” irriducibili erano stati messi in pista elettorale dai “vecchi” partiti quando avevano anche meno di trent'anni, spesso giovanissimi. Trent'anni dopo, sempre in carrozza, vogliono sbarrare la strada ai loro omologhi di allora. I quali hanno però almeno 15-20 anni in più di quando a loro era stata spalancata l'interminabile carriera. Una pena, una delusione cocente: nel segno dell'ingenerosità totale di personaggi che hanno avuto tutto dai partiti e dalle istituzioni, spesso ricambiando con poco, nulla e male.

Avete notato il silenzio assoluto - dopo che Ladu e Gianni Nieddu avevano fatto il passo indietro imposto dalla nuove regole - dei parlamentari uscenti ma con alle spalle 4-5 legislature in Consiglio? È molto più eloquente di rivendicazioni palesi: col coraggio della sfrontatezza, almeno pubblica e aperta. Niente, acqua in bocca. Tanto anche nel nuovo Pd ci sono i vecchi sodali che lavorano per loro. Con i riflessi “bulgari” delle assemblee precotte, pilotate, gestite in forme di assoluta antidemocraticità.

Giustamente sono tutti contro Renato Soru che aveva chiesto l'extra omnes: decisionismo da intollerabile parvenu politico, insopportabilmente al governo già da oltre tre anni. Nessuno dei suoi avversari può essere accusato di dispotismo e prepotenza perché vogliono ancora restare in sella. Non per tre anni ma almeno per tre decenni: ovviamente per spirito di servizio e in quanto insostituibili. Grazie al controllo brutale e burocratico, tirannico, dei loro partiti: gusci vuoti di dirigenti senza militanti. Un controllo invasivo e metastatico ottenuto spesso usando il potere pubblico per interessi privati e personali.

Almeno qualcuno avesse fatto il bel gesto di mettersi a disposizione, almeno di rimettersi alla volontà degli iscritti: silenzio tombale, coatto. Grande, smisurata manifestazione di sensibilità e generosità. Domina lo spirito di servizio permanente, effettivo, a vita: come chi entra negli ordini monastici e nelle forze armate. Il cinismo del potere troppo a lungo esercitato ha svuotato e stravolto personaggi che molti anni fa erano portatori di valori e militanze significative e rispettabili.

È giusto che sia così. La Sardegna è una delle regioni col più alto tasso di invecchiamento. Corretto che sia rappresentata da parlamentari con età media superiore ai sessant'anni. Siamo in Europa, dove governano leaders massimo cinquantenni. Follia, per la terra sarda: pare quella geologicamente più antica. E poi, fanno bene nel Pd e a sinistra a sostenere i loro notabili. Non si può fare concorrenza a un centrodestra che ha già praticamente deciso di confermare quasi tutti i suoi uomini. Anagraficamente anche più segnati anche degli avversari: in linea col settuagenario nonno Silvio che potrebbe esser papà a Veltroni.

Insomma, tutto si tiene. Basta proclamare di essere contro il cinquantenne Soru per alzare, in uno schieramento e nell'altro, il polverone necessario a coprire l'anzianità anagrafica e politica di moltissimi neo-vetero candidati. Senza esagerare, per favore. A Olbia Beppe Pisanu, in Parlamento appena da 35 anni, ha citato Aldo Moro e avrebbe potuto e dovuto astenersi. Moroteo è stato in gioventù, prima di fare tutte la capriole interne alla vecchia Dc e passare a destra. Si chieda se mai l'ex partigiano Benigno Zaccagnini, che lo ebbe come collaboratore strettissimo, sarebbe finito fin dal 1994 con i post-fascisti e con un Berlusconi che rappresenta la negazione dei valori e dello stile sobrio del suo antico segretario della Dc morotea.

Pisanu si spencola temerariamente quando parla della Giunta come “nemica della Sardegna” e aggiunge: «Non è possibile che la Sardegna istituzione sia dominata dall'arbitrio e dall'arroganza». Provi a dirlo in contraddittorio pubblico, non solo davanti al proprio elettorato e per l'informazione genuflessa. Giunta nemica? Certo: era invece amica dei sardi quella guidata da Mauro Pili, che dava consulenze miliardarie personali e appalti proporzionali all'Accenture, la multinazionale rappresentata da Pisanu jr. Forse il centrodestra era amico dei sardi quando la sua pupilla Gabriella Ranno (Fideuram) poteva assaltare le casse regionali con la complicità di presidenti di giunte, assessori, notabili di enti e aziende, costruendo il maggior scandalo politico-finanziario mai visto in Sardegna.

Quanto alla Sardegna attuale “dominata dall'arbitrio e dall'arroganza”, certo non è democratica come quando comandava tutti a bacchetta il vicerè Romano Comincioli: nominava e designava anche i candidati per il Parlamento forte del mandato del compagno di banco Silvio Berlusconi. Comincioli, prima di diventare l'abusivo dominus della politica sarda del Polo, era stato plenipotenziario per 15 anni degli affari immobiliare del Cavaliere in Gallura. In collaborazione e società con l'amico del cuore e conterraneo di Pisanu: Flavio Carboni. Legatissimi entrambi al banchiere Calvi e al faccendiere golpista ancora carcerato Pazienza (tutti insieme, appassionatamente, a veleggiare in Costa: vedere grandi foto su “Oggi”). Nel segno della P2 di Licio Gelli.

Un passato così denso e prolungato non si sbianchetta, quando si è stati a un pelo dall'incriminazione nella commissione P2 presieduta da Tina Anselmi, che era morotea. Niente ha potuto obbiettare Pisanu alla breve, fulminante biografia in “Tribù”, un altro bestseller di Gian Antonio Stella, che richiamava lo dimissioni forzate cui Pisanu era stato costretto dopo aver difeso a spada tratta in Senato il bandiere piduista Calvi: ben 24 ore prima che scappasse dall'Italia prima di finire ucciso a Londra, dopo la fuga naturalmente con Flavio Carboni. L'ex ministro ha fatto valere con Berlusconi la capacità politica acquisita alla miglior scuola della grande Dc: senza osservarne troppo le virtù.

È personalità di valore: per questo doppiamente inaccettabili le sue cadute gravi e indimenticabili. Non sfidi il vizio della memoria di chi ha visto e ricorda: ci sono bocche di forno che possono incenerire la sua pretesa verginità. Soprattutto, taccia su “arbitrio e arroganza” regionali sotto Soru. Un leader nazionale di Forza Italia come lui (e come tanti altri parlamentari isolani), eletto in Sardegna, ha lasciato che se ne appaltasse il controllo politico-elettorale a Comincioli. Pisanu non aveva neanche l'alibi d'essere un debuttante miracolato come Mauro Pili: pur essendolo per altri versi.

Dal 1994 in poi, i sardi sono stati sottoposti alla colonizzazione dominante di un personaggio a lungo e di nuovo inseguito dalla giustizia, appunto Comincioli. È stata la stagione dell'infamia per la dignità dell'autonomia, della mortificante subordinazione anche per cupidigia di servilismo ignobile: quale mai il nostro popolo ha patito volontariamente in tempi recenti. Beppe Pisanu ne è stato corresponsabile o comunque tacito connivente. Misuri le parole. Alla Regione c'è un personaggio controverso quanto si vuole ma che ha riscattato l'onore della Sardegna: trascinato dal Polo nel fango, a livello cloacale e distruttivo. Non faccia tropo affidamento sulla smemoratezza di tanti. C'è anche gente - oltre gli atti, i resoconti parlamentari, libri e dossier - che ricorda tutto, può documentarlo. Sì al buonismo, allo spirito di pacificazione. Ma non fessi e disposti a sentire senza reagire i neo-convertiti fare la morale, denunce risibili e dare buoni consigli dopo aver dato tanti cattivi esempi.


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