lunedì 25 febbraio 2008
Lettere.
di Oliviero Tidu
La vignetta di Ruggero Soru pubblicata domenica 24 febbraio recita “o così o pomì”. Indubbiamente la situazione che si va delineando nel PD autorizza la battuta: probabilmente ci sarà il tentativo di utilizzare la legge elettorale - che tutti, a parole, giudicano infame - per imporre ancora una volta nomi che, a mio parere, se sottoposti ad un reale giudizio elettorale non avrebbero nessuna speranza d'essere eletti. Peggio ancora, nomi che, se imposti, porteranno, con molta probabilità, ad un risultato elettorale disastroso.
Ma qui sta la novità: non mi sembra che i potenziali elettori del Partito Democratico siano disposti in massa a turarsi il naso e votare. Questo meccanismo valeva sino a ieri, oggi si è fatta una scelta che ha messo al centro il cambiamento. Non ho dubbi che per alcuni, forse molti, si sia trattato di una trovata di marketing, ma la sensazione è che il gioco sia sfuggito di mano e che il cambiamento ora ci debba essere realmente, pena un crollo verticale di credibilità e di voti.
Il problema, come spesso evidenziato anche dal vostro giornale, è che c'è chi per tutelare la propria presenza nelle istituzioni è tranquillamente disposto a mandare l'intero partito allo sfascio. L'unica soluzione che mi sembra a portata di mano è quella di dichiarare, prima che i giochi delle candidature siano fatti, che non si è più disposti al giochetto del così o pomì, e di voti sicuri non ce n'è più per nessuno.
Chi è disposto allo sfascio perlomeno non potrà fingere di non averlo saputo in tempo.
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