domenica 24 febbraio 2008
di Raffaele Deidda
Rialzati Italia! Si, dopo essere stramazzata al suolo travolta dal sarcasmo internazionale e da un profondo scoramento. Questo è il pensiero che ha attraversato la mente di molti italiani che hanno assistito allo show di Silvio Berlusconi nel confortevole salotto di Matrix, ospite di un ridanciano Mentana, fedele alla consegna del «sempre allegri bisogna stare, che il troppo piangere fa male al re», come anni fa cantavano Enzo Jannacci e Dario Fo. In contemporanea Gianni Riotta incalzava a TV7 Walter Veltroni, che annunciava di voler fare un governo diverso da quello di Prodi, spiegando il come e il perché.
Berlusconi invece non si è smentito neppure stavolta, svolgendo egregiamente il ruolo del capocomico, a dimostrazione del fatto che il lupo non perde il vizio avendo perso sì il pelo, ma avendolo riacquistato miracolosamente come si confà all'Unto del Signore.
Il simpatico amarcord sollecitato al Cavaliere da Mentana, in veste di compagno di scuola che fa rievocare all'amico burlone gli episodi più goliardici di quando Silvio non aveva ancora i capelli, non ai tempi del liceo ma del Governo, ha riportato alla memoria quante risate il nostro ex premier abbia fatto fare a tutto il mondo e quanta vergogna abbia fatto provare agli italiani.
Le corna al ministro degli Esteri spagnolo Piqué durante la foto di gruppo a Caceres nel 2002, per esempio: quale più simpatico gesto per rompere la noiosa formalità del summit europeo dei ministri degli Esteri europei? Ma non è vero, dice Berlusconi a Matrix, io non ho fatto le corna a Piqué, sono stato equivocato (ti pareva!). In realtà il giocoso Berlusca faceva cenno ad un gruppo di discoli boyscouts, indicando loro che non era carino sollevare il dito indice insieme al mignolo. Tutta colpa del fotografo (magari era pure comunista) che ha scattato la fotografia proprio in quel momento.
In ogni caso, per il nostro Cavaliere premier si era trattato di un gesto «per creare amicizia, cordialità, simpatia e rapporti affettuosi tra i ministri degli Esteri. Questo è il modo in cui si portano avanti le riunioni». Si fa così, no? Mentre in tutto il mondo veniva irrisa l'Italia alla vista della fotografia del “gesto scherzoso”, pubblicata sui giornali di tutti i continenti, chissà quanti italiani avranno trovato geniale e irresistibile questa informalità, questa spontaneità. Sicuramente gli stessi che il 13 e il 14 aprile andranno a votare ancora per Berlusconi premier.
Fra le altre amenità, Berlusconi ha detto al gioviale Mentana che: non ha mai avuto condanne (neppure prescrizioni?), per cui è d'accordo con Bondi che non debba essere candidato chi abbia gravi pendenze penali, a meno che non si tratti di persecuzioni politico-giudiziarie (con Dell'Utri come si mette?); i politici “professionisti” del centrosinistra utilizzano la politica per trarne vantaggi personali mentre gli imprenditori prestati alla politica, come lui, rinunciano alla qualità della vita, sacrificandosi per il bene del Paese; se il centrodestra tornerà al governo ridurrà le tasse ai cittadini, quelle aumentate dal centrosinistra; mentre Mediaset non ha mai fatto trasmissioni contro la sinistra, la Rai - la televisione pagata dagli italiani - attacca continuamente il leader del Pdl.
Ancora, il Cavaliere ha detto che il nome “Popolo delle libertà” è stato scelto dagli elettori del centrodestra attraverso un referendum a cui avevano partecipato un numero milionario, piuttosto indefinito, di cittadini gazebisti organizzati dall'animalista Michela Brambilla, tralasciando di dire che in realtà si è trattato di una scelta obbligata, in quanto Partito della Libertà è un marchio di proprietà della Federazione dei Liberali Italiani, la quale aveva diffidato la Brambilla e Berlusconi dall'uso dello stesso e presentato una richiesta di danni pari a 30 milioni di euro per l'uso indebito di tale marchio.
Non bastasse, il Cavaliere per la seconda volta in pochi mesi smentisce e fa fare una figura barbina al suo ex candidato delfino Mauro Pili (peggio per lui se non usa le autoreggenti e non ha i capelli rossi). Prima la storia della spazzatura campana, con un Berlusconi abbronzato, fresco di vacanza ai Caraibi, che lancia l'appello alle Regioni, esortando tutti alla collaborazione per superare l'emergenza dei rifiuti, mentre Pili si trova sulle barricate del porto canale di Cagliari a bloccare le navi “alighere” e a beccare testate. Ora c'è la faccenda delle province.
Eh sì, bisogna ridurre i costi della politica ed è necessario eliminare le province, ha sostenuto Berlusconi a Matrix (da notare che nel mese di settembre dello scorso anno aveva dichiarato al “parlamento del nord” di Vicenza: «Eliminare le province in Italia non lo potrà fare mai nessuno», pur aggiungendo che «è importante che si limitino i costi della cosa pubblica e quindi anche le spese degli enti locali»). Che sia stato ancora una volta equivocato, oppure a Matrix voleva scherzare, come quella volta delle corna in Spagna?
Fatto sta che Mauro Pili, che da presidente della Giunta regionale tanto aveva faticato per arrivare alla costituzione delle nuove quattro province in Sardegna, ora dovrà fare la campagna elettorale sostenendo la posizione del Capo sulla necessità di abolirle. Tutte, non solo quelle nuove nate dalla legge regionale del 2001. Avrà comunque tutta la nostra comprensione, deve essere proprio difficile stare dietro ai gioiosi, simpatici, repentini e imprevedibili cambi di strategia del Cavaliere.
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