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domenica 24 febbraio 2008

Pd con riflessi “bulgari” Dc-Pci
la lista dei candidati approvata
prima del dibattito: tra i nuovi
domina la nomenklatura uscente

di Cinzia Isola

Qualcosa dei vecchi Pci e Dc è rimasto nel Pd: le votazioni bulgare. Una repentina alzata di mano, a dibattito aperto, ha messo il sigillo alla lista preconfezionata dal coordinamento provinciale di Cagliari. Un elenco che, oscillando tra vecchio e nuovo, pende sul primo. E non per quantità: volti nuovi e donne non mancano, ma la presenza della vecchia nomenklatura appare comunque ingombrante. Sarà il peso politico. Lo spessore che regala l'esperienza. Ma su alcuni nomi, i Democratici hanno manifestato una rassegnata delusione. Forse perché l'età, i capelli bianchi o quel che resta, negano il cambiamento. Oppure gli incarichi. Uno dietro l'altro da decenni e senza soluzione di continuità, offendono il rinnovamento.

Insomma: non bastano le novità a rendere più digeribili alcuni nomi in lista. Neppure se incidono per metà del totale. E così la giornata della democrazia si è trasformata in una informativa di servizio sulla rosa dei nomi in lizza per il Parlamento. Una forzatura che ha neutralizzato il senso e il valore degli interventi. Lasciando l'amaro in bocca e la lingua avvelenata fra i numerosi iscritti a parlare. Una frettolosa ratifica del deciso che ha avuto, come effetto immediato, l'evacuazione di una sala fino a quel momento affollata.

E in fin dei conti: era necessario scomodare iscritti, simpatizzanti per alzare la mano e dire si alla lista già pronta? Per trovare una risposta è necessario fare un passo indietro. E una premessa: la fine anticipata della legislatura ha accelerato i tempi per la composizione delle liste e fatto naufragare l'ipotesi delle primarie. Detto questo, aveva senso lanciare una fantomatica “Giornata della democrazia”? Quella che, sulla carta, era stata annunciata trionfalmente come «un'ampia consultazione democratica per comporre le liste dei candidati per la Camera e il Senato», nelle otto province sarde. E sì che la base ha pure risposto all'appello.

Ieri, nella sede di via Emilia, i simpatizzanti si erano accalcati fin dal primo pomeriggio occupando ogni sedia o posto in piedi del salone Renzo Laconi. (Un appunto a questo proposito: un'assemblea pubblica per tutta la provincia forse merita uno spazio, almeno fisico, più grande. Ma tant'è.) Baci e abbracci tra compagni e amici sono il preludio dell'adunata. La solita retorica di circostanza è affidata a Cesare Morriconi, coordinatore provinciale “provvisorio”. Che dopo un piccolo preambolo da il via al valzer dei candidati. Una lista di 20 nomi. Eccoli, tra piacevoli debutti e discutibili conferme, in ordine alfabetico:

Il malumore su alcuni nomi traspare già dai primissimi interventi: «Fadda, Cabras e Sanna: altro che morire democristiani, qua si muore “sanniani”», sbotta Marco Pittalis. Ma il cosiddetto nuovo si difende. Sul palco sale Cristina Cabras, criminologa, 44 anni: «Questa lista non è composta solo da persone note, ma anche da persone come me». Non è la sola difendere la scelta della lista. Però in alcuni interventi la bontà del “pacchetto Parlamento” assume i connotati della difesa d'ufficio. Per partito preso. Nessuno contesta l'esperienza e la necessità di una guida per le giovani leve. Ma che il problema sia di carattere regionale è discutibile: ci penserà Veltroni ad impedire che il Parlamento, per i candidati del Pd, si trasformi in una corrida per politici allo sbaraglio.

Dopo qualche intervento deluso, in cattedra sale l'ottimismo di Ignazio Angioni, ex coordinatore cittadino Ds: «Il Partito democratico è un partito simpatico: che piace alla gente, oltre il nostro elettorato». La sala è stracolma, l'aria pesante e satura. Il coordinatore “provvisorio” prende la parola: «Ci sono ancora quindici interventi, non finiremo prima delle otto. C'è l'esigenza di votare la lista». Silenzio, sgomento e qualche borbottio decisamente poco accomodante. Ha senso votare una proposta se ancora si sta discutendo? Prima della fine degli interventi?

Evidentemente, no. L'unica cosa che ha modificato l'assetto antisommossa del coordinamento provinciale è stato l'inserimento in lista di alcuni free riders, battitori liberi: l'ex assessore Francesco Pigliaru, candidato dalla platea in contumacia, Nicoletta Cadoni (avvocato), Cristina Lavinio (docente universitaria) e Marco Espa (neo consigliere regionale). Quest'ultimo, però, è corso sul palco a precisare apprezzamento per la candidatura ma indisponibilità a partecipare alla corsa per un posto in Parlamento. Insieme ai preselezionati di tutte le otto province sarde i possibili candidati passeranno al vaglio del candidato-segretario regionale Antonello Cabras. Prima di sottoporsi al giudizio finale e decisivo del leader Walter Veltroni.

Tra i mugugni si dà il via al voto: per alzata di mano. «Chi è favorevole, chi è contrario, chi si astiene». Avviene tutto in un baleno. Le mani si alzano in massa al primo appello. Poi confusione: tutti si alzano, la maggior parte delle persone lascia la sala rumorosamente. Gli iscritti a parlare (senza motivo, a questo punto, ma il dibattito prosegue), fanno fatica a esprimere il loro pensiero. Meglio così. Forse la votazione è stata anticipata ad hoc. Le critiche non investono più solo le vecchie facce della politica: «Votare prima degli interventi fa parte del vecchio modo di fare politica», si fa sentire Marzia Mastino sopra l'insopportabile brusio. A questo punto, c'è posto ancora per qualche intervento autoreferenziale. Ma il dibattito, quello vero, è stato spezzato da un'inutile, quanto ridicola, votazione spazza dissenso.


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