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domenica 24 febbraio 2008

L'eredità di Angioy, primo eroico Alternos
del popolo sardo: ma è logoro e lacero
il filo rosso con l'autonomia dei successori

Da Alternos del viceré a Alternos del popolo sardo, sino a diventare «fautore delle rivendicazioni autonomistiche» ma anche «paladino delle libertà civili e difensore degli oppressi»: nel giorno del 200º anniversario della morte, arrivata durante l'esilio a Parigi, il Consiglio regionale celebra la figura di Giovanni Maria Angioy, protagonista indiscusso del desiderio autonomistico dell'isola.

L'occasione è un convegno nel palazzo di vetro di via Roma, in quella stessa aula dove il concetto di autonomia è spesso utilizzato alla bisogna: piegato a esigenze contingenti, a seconda della parte politica che se ne fregia. Altra pasta, quella del patriota e democratico sardo: infatti, sottolinea il presidente dell'assemblea regionale Giacomo Spissu, «i sardi ricordano con sentimenti di particolare riconoscenza e gratitudine un uomo che alla patria sarda sacrificò i propri affetti, la propria carriera e le proprie sostanze lasciando ai posteri, insieme a un formidabile patrimonio ideale, un messaggio e una testimonianza autentica di coerenza intellettuale e di libertà».

Più che altro, una grande lezione. Coincide, quest'anno, con le celebrazioni per il 60º anniversario dello Statuto speciale della Sardegna: domani, sempre in Consiglio, la giornata sarà dedicata al convegno “La specialità regionale tra presente e futuro”, con la partecipazione dei presidenti delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, Luciano Violante ed Enzo Bianco; del presidente della Regione Renato Soru, nel pomeriggio per una tavola rotonda con i segretari regionali di An e Pd, Mariano Delogu e Antonello Cabras, e gli interventi dei capigruppo dei partiti politici che formano il parlamento isolano; con quella di numerosi docenti universitari, provenienti dagli atenei di diverse regioni, a confronto sulle peculiarità isolane.

«C'è un filo che lega Angioy con la nostra storia attuale», dice Spissu. «Dobbiamo recuperare quello spirito ideale che ha animato lui e i suoi contemporanei e che deve animare la classe dirigente sarda nel difficile lavoro di riscrittura del nuovo Statuto, re-interpretando i tempi nuovi ma reincarnando gli ideali di allora».

A ripercorrere le tappe della vita del patriota è il professor Pietro Maurandi, responsabile del Comitato promotore per le celebrazioni angioyane: dalla nascita a Bono, nel 1751, sino alla cattedra universitaria, ottenuta giovanissimo; dalla carica di giudice della Reale Udienza sino a quella di Alternos, prima di diventare simbolo del riscatto e dell'indipendenza dei sardi contro i privilegi feudali, ancora presenti nella Sardegna di fine Settecento, e esempio di lotta per il rinnovamento sociale. Tutto senza dimenticare «la modernità della sua azione e del suo pensiero politico», frutto della «capacità di Angioy di coniugare la lotta contro il feudalesimo con le aspirazioni autonomistiche presenti allora nell'isola».

Annamaria Rao, docente dell'Università Federico II di Napoli, ha evidenziato come la peculiarità sarda dell'intellettuale non lo leghi esclusivamente alle vicende dell'isola. Anzi: è importante «collocare la vicenda politica di Giovanni Maria Angioy nel contesto più ampio del patriottismo italiano ed europeo, dalla Rivoluzione francese fino all'età napoleonica».

(AGI/red)


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