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sabato 23 febbraio 2008

Il Consiglio fuorilegge anche sulle sue norme
37 giorni per la Finanziaria, siamo a cento
Sardegna ultima in Italia, parlamentino-scandalo

Trentasette giorni: è il limite di tempo entro cui la legge finanziaria dovrebbe essere approvata in Consiglio regionale. Lo ha ricordato l'altro giorno in aula il capogruppo del Partito democratico Siro Marroccu: «Il regolamento prevede che la manovra venga licenziata in 37 giorni», in risposta ai consiglieri del centrodestra che chiedevano la discussione di centinaia di emendamenti all'articolo 8 sulla sanità già indicati decaduti dagli uffici di presidenza. Quella scadenza è indicata chiaramente nel regolamento del Consiglio regionale. L'articolo è il 34 (“Esame dei documenti di bilancio”) e al comma 1 recita: «L'esame del disegno di legge finanziaria e del bilancio annuale e pluriennale ha luogo nell'ambito di una apposita sessione consiliare di bilancio che ha la durata di trentasette giorni a decorrere dalla effettiva distribuzione dei testi dei disegni di legge».

Qualche passo indietro: il disegno di legge della Giunta arriva in Consiglio regionale il 13 novembre. Nettamente in ritardo: per legge dovrebbe arrivare, ogni anno, entro il 30 settembre: le lungaggini dei lavori in via Roma hanno un peccato originale già in viale Trento. Dal momento della presentazione da parte dell'esecutivo alla «effettiva distribuzione» del testo ai consiglieri passa poco più di una settimana.

Per prassi, i 37 giorni scattano dall'audizione dell'assessore alla Programmazione in commissione Bilancio: Eliseo Secci, nel caso specifico, si è presentato davanti al parlamentino presieduto da Giuseppe Luigi Cucca il 22 novembre. Un mese e una settimana dopo arriviamo al 29 dicembre. A due giorni da Capodanno il disegno di legge sulla finanziaria è ancora incagliato lì: ad allungare i lavori sono le beghe interne alla maggioranza, con le tensioni tra le diverse anime del Partito democratico a farla da padrone.

A quel punto i trentasette giorni sarebbero scaduti. Ne serviranno altri dodici perché la commissione licenzi il testo: neanche intero, con diverse parti rimandate direttamente all'approfondimento in aula. La finanziaria viene fuori dal parlamentino il 10 gennaio, dopo un mese e mezzo di discussione. Pronta per il confronto in assemblea? Non esattamente: c'è ancora una settimana e mezzo di tempo perché maggioranza e opposizione preparino le relazioni. La prima sarà illustrata in aula il 22 gennaio, la seconda il giorno seguente.

Dal 22 novembre – data di partenza dei 37 giorni – al 22 gennaio sono due mesi tondi tondi. A oggi, 22 febbraio, la manovra è ancora in discussione. Alle battute finali, con l'ultimo articolo, le tabelle e il bilancio ancora da approvare: tra gli ottimisti in via Roma c'è chi dice che la data buona potrebbe essere quella di oggi; i realisti parlano della metà della prossima settimana. Siamo ai cento giorni, quindi.

Non è certo un record singolare. Praticamente mai rispettato, quel termine: «Se le finanziarie fossero snelle come dovrebbero essere, sarebbe anche possibile», sottolinea il consigliere dell'Udeur Pietro Pittalis, assessore alla Programmazione dal 1999 al 2001: al contrario, però, «sono una sorta di pattumiera in cui tutti buttano dentro tutto». Il punto è che «abbiamo strumenti regolamentari obsoleti: a iniziare dalla mancanza di tempi certi durante la discussione in aula, a esempio per le riunioni dei capigruppo»: durano anche un'ora, «mentre alla Camera c'è una pausa così lunga solo per il pranzo, poi si va a oltranza». Altra differenza fondamentale è che in Consiglio regionale «non esiste lo strumento della fiducia: fatto che permette ogni forma di ostruzionismo immaginabile».

Ma una violazione sistematica, che pone il Consiglio regionale in regime di illegalità verso le sue stesse norme, non sana un intollerabile vulnus. Anche perché la Sardegna è l'ultima in Italia: con enormi danni per la società dalla lentocrazia degli “onorevoli adelante”.

(ma. mu.)


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