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venerdì 22 febbraio 2008

Il morbido Emilio Floris è irremovibile:
via tutti da viale Monastir, si chiuda
Vietato disturbare il mercato di Sestu

Le incertezze manifestate davanti agli operatori superstiti del mercato di viale Monastir sono diventate certezze al cospetto di quelli emigrati a Sestu. Sul futuro del mercato, il neo assessore alle attività produttive, Paolo Carta, ha sciolto le riserve: il sindaco ha manifestato la chiara volontà di chiuderlo. Ipse dixit. Eppure, l'ex consigliere Udc fresco di nomina in Giunta ha evidenziato in questi giorni la destrezza del politico scafato. Cercando di dare un colpo al cerchio e una alla botte: ha incontrato i contendenti, riconoscendo le ragioni di tutti, ma senza schierarsi con nessuno.

La fiducia del sindaco Floris non può essere messa in discussione. Un assessorato val bene un ripensamento anche in tema di frutta e verdura. E così davanti ai contendenti si prende tempo, senza prendere decisioni. Da una parte resistono in viale Monastir i neo consorziati nella “Fiera dell'agroalimentare”: i 37 superstiti pieni di iniziative puntano al radicamento in città e al rilancio del vecchio mercato.

Dall'altra parte, a Sestu, il consorzio Coagri punta i piedi verso il Comune che non rispetta “gli accordi”. «Loro ribadiscono le difficoltà degli operatori: hanno lasciato la vecchia struttura comunale per quella di Sestu perché sicuri che il mercato in città sarebbe stato chiuso». Paolo Casu, presidente della commissione attività produttive sulla posizione da assumere non ha mai avuto dubbi: il mercato cittadino non si tocca. «Gli operatori di Sestu sostengono che tutti firmarono per il trasferimento in un primo momento». Ma non solo: «Hanno detto che alcuni pur avendo comprato il box, lo tengono chiuso e continuano a lavorare a Cagliari». Insomma, non solo si sono sobbarcati un mutuo perpetuo ma ora si sentono vittime di una concorrenza “scorretta”.

Su questo punto però le ragioni degli operatori si scontrano con i presupposti e gli obiettivi del mega centro ortofrutticolo “l'Ingrosso”, che si proiettava come la rivincita dell'ortofrutta sarda. Con i suoi 30 mila metri quadri di superficie espositiva coperta e gli 87 box che si affacciano su una galleria di contrattazione lunga 600 metri e larga 20. Numeri che avevano convinto i grossisti a puntare sulla nuova struttura, probabilmente con l'incoraggiamento delle voci insistenti sulla chiusura certa e imminente del vecchio mercato. Un rudere che - raso al suolo - potrebbe aprire la strada a nuovi scenari e progetti ad hoc. Nuovi piani, magari tanti e progettati su palazzi, in una vasta area “da riqualificare”. Un termine spesso usato e abusato per nascondere grandi interessi e speculazioni edilizie.

Quello che risulta difficile spiegare, invece, è come sia possibile che un mercato così ambizioso nei suoi obiettivi, che si candidava ad essere la vetrina dell'intera Sardegna, possa sentirsi minacciato da una minoranza di reduci che di lasciare Cagliari non ne vogliono sapere. Questo significa che l'idea di trasformare Sestu in un punto di riferimento per l'Isola è stata un sogno che non si è realizzato. Un ampliamento territoriale del giro d'affari non potrebbe certo essere compromesso da un vecchio mercato fatiscente dove operano appena 37 grossisti, che solo una settimana fa hanno deciso di organizzarsi. Ma tant'è. Il nuovo sogno di chi crede ancora nel centro di Sestu, potrebbe essere questo: chiudere con il passato (il vecchio mercato), per dare un futuro alla nuova struttura.

Anche se la realtà potrebbe riservare un brutto risveglio: demolire per sempre un centro di smistamento importante per la città, non significa un passaggio obbligato e in massa a Sestu, da parte dei clienti affezionati al centro. Per molti, semplicemente, più vicino e comodo. A questo proposito, per impedire che viale Monastir sia il centro di distribuzione facile per gli ambulanti abusivi, il consorzio Coagri ha chiesto all'amministrazione di impegnarsi in una vigilanza più serrata.

Intanto, per provare a capire le divergenze e trovare una soluzione l'ex Riformatore Casu ha proposto una provocatoria conferenza tra tutti i soggetti coinvolti: i rispettivi consorzi, l'assessore e il sindaco. «A quel punto le posizioni di ciascuno saranno chiare a tutti».

(c.i.)


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