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venerdì 22 febbraio 2008

“Avvisati” il top manager Saatchi
con i fratelli Benoni e un socio
Inchiesta concentrata sui computer,
Soru e gli altri 5, tutto come prima

di Giorgio Melis

Scandalo Saatchi&Saatchi, altro giro di boa e nuovi sviluppi: altri quattro indagati (più uno morto oltre un anno fa) con avviso dovuto perché sono stati sequestrati i loro computer che potrebbero contenere dati incriminanti. Entrano così nell'inchiesta - in aggiunta ai già indagati Renato Soru, Fulvio Dettori, i componenti della commissione per l'appalto da 56 milioni di euro: per loro, nessun nuovo atto e al momento niente è cambiato - l'amministratore delegato ed ex direttore generale della Satchi&Saatchi, Fabrizio Caprara (anche il suo omologo Paolo Ettorre, morto però nel gennaio del 2007) e tre personaggi di Cagliari: i fratelli Sergio e Marco Benoni e Alessandro Langiu, a capo del consorzio Sardinia Media Factory.

Tutti sono stati “avvisati” per atto dovuto, perché il 3 marzo il pm Mario Marchetti farà controllare da un esperto i computer sequestrati qualche tempo fa in Regione a Fulvio Dettori, Michela Melis e Carlo Sanna, segretario della commissione, che non risulta indagato. Ma erano stati sequestrati anche (15 giorni fa, ma la notizia non era trapelata) i pc dei fratelli Benoni e di Langiu. Saranno aperti per un controllo incrociato appunto il 3 marzo. Nei file e nei messaggi di posta elettronica archiviati nei pc si cercano le prove di un accordo, in termini reali da verificare, sull'affidamento da parte della Saatchi - se avesse vinto l'appalto: assegnato e contestato, poi annullato e infine attribuito dal Tar al secondo classificato - a Sardinia Media Factory di una quota della produzione necessaria alla campagna pubblicitaria della Regione.

I fratelli Benoni, specie Sergio, e Alessandro Langiu (come socio di Soleja, con l'attuale consigliere regionale Chicco Porcu, si era occupato anche delle campagne pubblicitarie di Tiscali) sono da vecchia data in collegamento stretto con Soru. Nel 1999, Sergio Benoni (49 anni, un passato all'Unione Sarda, poi molte esperienze nazionali e locali) era direttore editoriale e deus ex machina dei contenuti musicali di Tiscali, grazie alla sua Radio X, che aveva stipulato un accordo con la società di Soru. Negli anni successivi, col fratello Marco e Alessandro Langiu aveva creato Sardinia Media Factory, un consorzio di 19 imprese per la produzione di contenuti radio-televisivi. In questa veste avrebbe potuto ricevere importanti commesse da Saatchi&Saatchi se la multinazionale governata in Italia da Fabrizio Caprara avesse vinto l'appalto.

Era questo il contenuto della denuncia presentata a Marchetti e poi in varie conferenze stampa dal deputato Mauro Pili: sosteneva che questa fosse la motivazione dell'atteggiamento di Renato Soru, interpretato pesantemente e maldestramente in commissione da Fulvio Dettori (il quale non aveva un movente personale) perché l'appalto fosse assegnata alla Saatchi&Saatchi: fra le maggiori società mondiale del settore e che Tiscali aveva scelto per le proprie campagne ben prima che Soru entrasse in politica. In seguito alla denuncia di Pili, Marchetti aveva doverosamente esteso l'inchiesta ai fratelli Benoni e a Langiu, nonché all'ad di Saatchi Italia, Caprara, disponendo il sequestro dei computer dei primi tre. Una minuziosa ricerca sugli hard-disk dovrà accertare se trovino concreto riscontro le denunce di Pili sull'accordo preventivo tra Saatchi e il Consorzio.

Tutti questi nuovi sviluppi sono legati alla perizia informatica, che ha comportato l'emissione degli avvisi di garanzia. Agli altri indagati (Renato Soru - “avvisato” di persona da Marchetti in occasione dell'interrogatorio di fine novembre al palazzo di giustizia - Fulvio Dettori, Roberta Sanna, Aldo Brigaglia , Letterio Bernava e Giovanni Maria Filindeu) è stata solo data comunicazione dell'apertura dei computer sequestrati, fissata per il 3 marzo. Con l'invito, se lo riterranno utile, a partecipare con un loro esperto al controllo disposto dal magistrato. La comunicazione a Soru è stata recapitata presso lo studio legale dell'avvocato Giusppe Macciotta, che con Paola Severino (del foro di Roma) cura la difesa del presidente. Come gli altri, Soru è indagato per turbativa d'asta e concorso in abusi in atti d'ufficio.

La verifica decisa da Marchetti (è un atto istruttorio di “accertamento tecnico irripetibile”) potrebbe essere risolutiva per accertare un concreto movente nell'affaire. Comunque è evidente che slitta ancora la conclusione degli atti preliminari dell'inchiesta. Dopo la quale, si avranno le richieste di Marchetti che saranno indirizzate al giudice delle udienze preliminari. Davanti al Gup si svolgerà un vero e proprio pre-processo (per l'archiviazione o il rinvio a giudizio) che, come accade normalmente potrebbe durare molto a lungo tra esame delle prove, incidenti probatori, interrogatori di indagati e testi. Sul piano fattuale, l'oggetto dell'inchiesta è riferito ai tentativi per pilotare l'appalto in favore della Saatchi&Saatchi da un lato. Ma anche e contestualmente, secondo altra versione da provare e da parte di altri commissari, verso la Meet Comunicatione (di cui faceva parte un altro peso massimo del settore, Tbwa), cui infine è andato l'appalto.

Dopo il contestatissimo successo di Saatchi&Satchi, le polemiche, l'inchiesta consiliare e quella giudiziaria, la dirigente Michela Melis aveva annullato la gara in sede di autotutela. Ma successivamente il Tar aveva confermato la validità della gara, assegnando l'appalto alla Meet Comunicazione, che lo sta materialmente curando. Alla Saatchi non è andato un euro e gli atti per favorirla sono rimasti, quanto a effetti, allo stato meramente intenzionale. Senza che perdano l'eventuale profilo giudiziario sul quale Marchetti formulerà le sue conclusioni e sulle quali si esprimerà, chissà quando, il Gup.


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