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venerdì 22 febbraio 2008

Moretti e la voglia di parlare di cinema
fuori dal caos di questa politica
Veltroni erede del Caimano? Non scherzate

di Daniela Paba

«Felicemente in trappola», Nanni Moretti arriva alla presentazione di “Caos calmo” assieme ad Antonello Grimaldi, che lo ha diretto come attore protagonista, disponile alla battuta e all'ironia. Quando però l'argomento scivola verso l'attualità politica sospende il discorso con lunghe pause, e infine dice che no, non ha voglia di rispondere.

Il dibattito nell'aula magna di Lettere si apre con le sue reiterate testate sul tavolo, mentre Grimaldi interroga il pubblico che ha visto il film; a fine serata finge di frustarlo davanti agli spettatori in sala quando si parla del conflitto sui ciak da girare. «Credo di aver capito - confessa Grimaldi - che Nanni è un istintivo, per questo è meglio girare poco». Ma alla domanda sul centro sinistra («Dopo caos calmo, caos e basta?») glissa e, dopo poco, ci torna con una battuta: «Mi viene in mente il film di Germi “Il cammino della speranza”».

Più volentieri racconta d'essersi trovato «felicemente in trappola» quando, essendo andato alla presentazione del libro di Sandro Veronesi da cui il film è tratto, si era proposto per la parte di Pietro Paladini a una collaboratrice della Fandango che aveva già acquistato i diritti cinematografici. «Non lo volevo dirigere, non lo volevo co-produrre, e ben mi sta, perché il botteghino sta andando molto bene. Dopo il Caimano, volevo essere libero di concentrarmi solo sull'interpretazione, anche perché io non sono un attore professionista e se ci sono delle cose che so d'essere capace di fare altre mi vengono meno bene. In più, dopo trent'anni, le energie sono meno ed ero consapevole che sulle spalle di questo protagonista pesa gran parte del film».

Anche rispetto alla polemica con la Cei, che ha attaccato il film per una scena di sesso, Moretti difende la libertà d'opinione ma descrive lo stupore loro di fronte all'effetto mediatico tutto italiano mentre erano al Festival di Berlino. «Quello che avrebbe meritato qualche anno fa un trafiletto, improvvisamente è diventata una pagina sui maggiori quotidiani. Repubblica, non essendo riuscita a parlare con me, ha addirittura ospitato una dichiarazione di mia madre. Qualche giorno dopo è uscito il titolo “Famiglia Cristiana riabilita Moretti”, come avessi fatto chissà cosa».

«La scena di sesso arriva in modo un po' improvviso - spiega Grimaldi - perché doveva essere quello, il contrario di quanto voleva il vescovo. Sesso senza alcun dubbio. Un modo per guarire, un ritorno alla vita, anche un po' cattivo che serve a Pietro come a Eleonora (Isabella Ferrari) perché non solo le ha salvato la vita ma le ha anche dato la forza per lasciare il marito e forse l'amante. Mai avremmo voluto un ritorno sentimentale di Eleonora che scompare così come era apparsa».

Il film a Berlino è andato bene, raccontano all'unisono. «Certo ci avrebbe fatto piacere qualche premio ma, per rispondere ai detrattori italiani che hanno montato una campagna sul nulla di un giornale locale tedesco pescato su Internet, il pubblico ha accolto la proiezione con dieci minuti di applausi, alla critica è piaciuto ed è stato comprato da molti paesi, compresi Spagna, Brasile, Israele. Addirittura un produttore della Corea del sud ha acquistato i diritti per farne un remake».

Pur rifiutando d'essere tirato in polemiche politiche, Moretti quando gli propongono un sequel del Caimano con protagonista Veltroni, non ci sta: «Non mi sembra che possano essere paragonati, anche perché un fenomeno l'abbiamo conosciuto e l'altro no. Sono due cose completamente diverse per centomila motivi. Tra questi, quelli culturali, etici, giudiziari, economici e soprattutto mediatici. Io sono uno sportivo e amo la competizione. Ma tutti i concorrenti devono partire dalla stessa linea di partenza. Con tre televisioni e vari giornali Berlusconi ha portato avanti i blocchi di partenza». Disse lo stesso quando presentò il Caimano, nel 2006, quando l'uscita del film coincise con la campagna elettorale.

Dall'Università al cinema, all'Odissea, in tempo per i ricordi legati all'uscita vent'anni fa del libro monografico su Moretti “Facciamoci del male”, edito dall'associazione cagliaritana Tredicilune. Descritto in poche righe da Paola Ugo che aveva curato il libro con Antioco Floris, l'amarcord riunisce tutti, Procacci, Sandro Veronesi esordiente, Grimaldi, e segna la nascita del cinema italiano dei nuovissimi.

Moretti ringrazia, ormai stanco e, per la magica alchimia delle associazioni mentali, consegna alla platea un ricordo politico, affatto caotico, decisamente calmo: «Come ho sentito la parola Parlamento ho pensato: tutti voi avete visto le scene di quando è caduto il governo Prodi, gli insulti, la mortadella, eccetera. Una volta nel 2003 sono andato tra il pubblico per assistere a una discussione parlamentare, avevo le gambe accavallate, un commesso venne a dirmi che non si poteva. E io mi misi più composto, in galleria. Nel parterre, invece, può succedere di tutto».


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