giovedì 21 febbraio 2008
È, dev'essere zuffa continua, in questo Consiglio che non si vergogna di arrivare ultimo in Italia all'approvazione della legge Finanziaria, con enormi danni per l'economia sarda. Mentre la destra, in rotta nell'aula, scatenava nuovi assalti fuori sulla sanità, controbattuta con energia dagli assessori Dirindin e Secci, si è levata una voce che forse interpreta al meglio il disagio e la rabbia dei sardi per questa frustrante maratona in Consiglio. Un'intimazione pienamente condivisibile venuta dalla Confartigianato: «Politici, lavorate, non siate solo comparse o dimettetevi». Ben detto: un'invettiva che non perforerà la pelle da rinoceronte di tanti consiglieri perdigiorno e impudenti. Impegnati solo a prodursi in polemiche a ripetizione, in stucchevoli conferenze stampa a oltranza.
Ormai, come a teatro, c'è il prima, la rappresentazione, il dopoprima, il gossip all'uscita. Sulla sanità s'è assistito a una nauseabonda orgia di chiacchiere a vuoto. Il Consiglio aveva approvato l'emendamento cruciale sulla sanità (taglio all'edilizia sanitaria per recuperare il buco delle tasse sul lusso abolite) con un voto schiacciante: 42 a 22. Fine, no? Al contrario. Ieri il centrodestra in pompa magna ha rilanciato le accuse: una grande parata per far scena, per guadagnare altri titoli sui mezzi d'informazione: come se già non avesse avuto tutto lo spazio e l'attenzione dovuti. Col risultato di costringere Nerina Dirindin ed Eliseo Secci a ribattere in sala stampa, accusando la destra di fare terrorismo per spaventare i sardi, dopo aver massacrato la sanità negli anni dello scialo con Giorgio Oppi e infine Roberto Capelli.
È una sceneggiata infinita, sgradevole, stucchevole, ripetitiva. Giustifica appieno il “vaffa” degli artigiani. Sembra quasi sorprendente che, dovendo alimentare la polemica continua, in aula si riesca anche ad approvare qualche norma importante, questa di interesse generale. L'aumento dei fondi (da 85 a 105 milioni di euro) per un piano di rilancio dell'edilizia sociale: proposto dalla Giunta e approvato quasi all'unanimità. Ormai la Finanziaria sembra alle battute finali, potrebbe essere approvata in settimana: sempre con grave ritardo e sempre che non ci siano ulteriori manovre dilatorie. Ecco i passaggi cruciali di un'altra giornata tra sterili polemiche e voti significativi.
«La sanità sarda paga 84 milioni di euro agli errori di Soru e del centrosinistra. La maggioranza deve trovare i soldi per tappare il buco delle tasse sulle seconde case, dichiarate incostituzionali. Dove cerca i soldi? Nel posto più odioso di tutti: nella sanità, dove ogni euro tagliato significa una prestazione in meno per la salute dei cittadini sardi». I capigruppo di Fi, Udc, Riformatori sardi e Fortza Paris, Giorgio La Spisa, Roberto Capelli, Pierpaolo Vargiu e Silvestro Ladu, assieme al consigliere regionale di An, Nanni Moro e a Raffaele Farigu (gruppo misto), hanno contestato l'emendamento della Giunta regionale all'articolo 8 della finanziaria (sanità e politiche sociali) con cui sono stati tagliati 42 milioni di euro per l'ammodernamento tecnologico e il miglioramento delle strutture ospedaliere.
«Ma non basta», accusa l'opposizione, «lo stesso emendamento taglia alla sanità altri 44 milioni di euro: 30 milioni alle risorse 2009-2011 per gli ospedali esistenti e altri 14 milioni alle risorse 2012-2018 per l'ammodernamento». «Vengono tagliati i tetti di spesa per la specialistica, con il risultato che si dilatano e liste d'attesa. Il cup dell'Asl 8», ha aggiunto Vargiu, «ieri prenotava una prova da sforzo per il 6 giugno e una visita in chirurgia della mano per il 18 settembre. Nessun risultato è stato ottenuto nel risanamento di bilancio: la spesa sanitaria sarda è cresciuta dell'11% nei primi tre anni di governo di centrosinistra».
Le mancate entrate dalla tassa sul lusso bocciata dalla Consulta - ha suggerito provocatoriamente Capelli - si sarebbero potute recuperare, per esempio, aumentando di 100 milioni le entrate future anticipate quest'anno, sebbene l'opposizione abbia paventato ulteriori ripercussioni negative sul bilancio nel caso la pronuncia della Consulta su queste anticipazioni (mezzo milione di euro anche nella finanziaria in discussione) sia sfavorevole alla Regione. Altri fondi - secondo l'opposizione - si potrebbero recuperare tagliando fondi per la pubblicità istituzionale della presidenza della Giunta e quelli previsti nel comma 6 dell'articolo 8 per un piano di comunicazione istituzionale del servizio sanitario. Capelli, già assessore regionale alla Sanità nella scorsa legislatura, ha poi respinto le accuse, lanciate al centrodestra dall'attuale assessore, Nerina Dirindin, di aver perso centinaia di milioni di euro di finanziamenti statali. «Siamo pronti a confrontarci in Aula», ha dichiarato Capelli, «sulle cifre reali».
«È vergognoso che spaventino i cittadini in questo modo. Loro hanno avuto 600 milioni di euro per la sanità e noi ci troviamo con macchinari vecchi. Stiamo cercando di colmare ritardi storici. Il comportamento dell'opposizione non è responsabile sul piano politico». In un'improvvisata conferenza stampa in Consiglio regionale assieme all'assessore al Bilancio Eliseo Secci, durante una pausa dei lavori dell'Aula, l'assessore alla Sanità, Nerina Dirindin, respinge l'attacco dei partiti del centrodestra dopo l'approvazione ieri sera di un emendamento della Giunta che riduce di 42 milioni di euro per il 2008 i fondi destinati all'ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario e al miglioramento degli ospedali. «Abbiamo recuperato dallo Stato 800 milioni di euro di parte corrente, con cui abbiamo pagato i loro debiti».
L'assessore Secci ha spiegato, ribadendo la posizione esplicitata ieri in Aula, che i fondi tagliati erano straordinari e che saranno comunque recuperati con altre risorse aggiuntive. In quanto tali, non ci saranno ripercussioni sulla situazione attuale della sanità.
«La sentenza della Corte costituzionale sulle cosiddette tasse sul lusso comporterà per il 2008 minori entrate stimate in 100 milioni di euro», ha ricordato l'assessore. «Non abbiamo problemi per il pregresso né per il futuro. Le uniche condizioni da variare riguardano quest'esercizio. Dei 100 milioni di mancate entrate, la metà erano destinati al fondo perequativo per i comuni istituito assieme a quei tributi. Restavano perciò da coprire gli altri 50 milioni: cinque milioni li abbiamo recuperati riducendo da 15 a 10 milioni di euro i fondi destinati nel 2008 all'acquisto di mezzi per il servizio di trasporto pubblico. Altri 5 milioni derivano dal capitolo lavori pubblici, dalla riserva di 10 milioni del fondo unico degli enti locali destinata a finanziare esigenze straordinarie, per esempio interventi in caso di crolli o inagibilità di locali di pubblico interesse. Gli altri 40 milioni derivano da investimenti straordinari e aggiuntivi nella sanità: li sostituiremo con fondi aggiuntivi, per esempio con fondi Fas per le aree sottoviluppate».
«L'opposizione non ha dato contributi costruttivi a questa finanziaria, ma ha manifestato un'interdizione pura», ha replicato Secci, quando gli è stata ricordata la proposta del centrodestra d'incrementare le entrate future per compensare quelle mancate dalle tasse sulle seconde case al mare. «Ha tentato solo d'inserirsi negli sfilacciamenti della maggioranza».
Dopo queste scaramucce, in aula è passato all'unanimità (59 sì, 6 astenuti) un emendamento di sintesi, basato su uno della Giunta, sul programma straordinario di edilizia agevolata previsto nell'articolo 8 del testo di legge finanziaria, che porta lo stanziamento da 85 milioni 856 mila euro euro a 105 milioni 579mila e ridefinisce i criteri per l'assegnazione delle agevolazioni.
Dei fondi complessivi per l'edilizia abitativa, 80 milioni saranno a carico della Regione (50 milioni saranno spesi nel 2008, gli altri 30 milioni nel 2009), mentre i restanti 25milioni 579mila deriveranno da finanziamenti assegnati dallo Stato in applicazione dell'accordo di programma del 27 ottobre 2000 in materia di edilizia agevolata. La legge prevede l'abbattimento degli interessi nelle misure del 50% e del 30% rispetto ai limiti di reddito fissati a 21.536 euro e a 35.894 euro, con specifica attenzione alle coppie di nuova formazione, alle quali si applica l'abbattimento del 50% del tasso d'interesse per i redditi sino a 35.894 euro.
Il restante 40% delle risorse servirà a favorire l'accesso alla prima casa, tramite un contributo a fondo perduto d'importo non superiore a 25 milioni di euro. In via prioritaria saranno sostenuti gli interventi di recupero, oppure di acquisto e recupero, di immobili esistenti, in particolare per coppie di nuova formazione e famiglie costituite da genitori soli con uno o più figli a carico.
Unanimità anche per un altro emendamento all'articolo 8 (primo firmatario Mariuccia Cocco del Pd) che autorizza la concessione di un contributo di 60 mila euro annui a favore dell'associazione del Banco alimentare della Sardegna.
All'inizio della seduta era stato approvato un emendamento di sintesi al comma 18 che riguarda la lotta al randagismo: prevede l'autorizzazione della spesa di un milione di euro per un programma di prevenzione del randagismo, anche per un monitoraggio regionale sul rischio epidemiologico di malattie diffusive nell'ambito del patrimonio animale allo stato randagio, selvatico e brado.
«Osserviamo giorno per giorno, con grande attenzione, i lavori che si svolgono in Consiglio regionale, compreso l'atteggiamento che ogni gruppo consiliare e ogni singolo consigliere rivolge al nostro comparto, comprese le assenze che impediscono una risoluzione delle istanze che abbiamo evidenziato nel nostro manifesto». Lo sostiene il presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Giovanni Maria Azara, che rivolto alla Giunta e al Consiglio afferma: «Non siate solo comparse o dimettetevi. Più di diecimila imprese vi osservano e attendono risposte concrete». «Pertanto attendiamo novità positive da questa finanziaria», conclude Azara. Se il risultato sarà negativo invitiamo l'assessore Depau e la Giunta a rassegnare le dimissioni».
Nell'ammuina consiliare, una nota diversiva nell'intifada a vuoto dei socialisti contro la Giunta e il Pd. Maria Grazia Caligaris (Sdi) si è dimessa dalla carica di segretario della commissione diritti civili. In una lettera inviata due giorni fa al presidente dell'organismo consiliare Sandro Frau, Caligaris scrive che «l'inasprimento dei rapporti interni alla maggioranza, le valutazioni provenienti da più parti di considerare i socialisti non più parte di “Sardegna Insieme” e le determinazioni assunte dal partito socialista nell'ultima segreteria con la propostettiva di un voto non favorevole alla finanziaria 2008 mi impongono una fase di riflessione rispetto all'incarico da me ricoperto in commissione diritti civili».
Pronta la replica conciliante di Sandro Frau. «Né io, né alcun membro di maggioranza della commissione che presiedo riteniamo esaurita l'esperienza di “Sardegna Insieme”, e tantomeno penso che si possa rinunciare all'apporto e all'esperienza dei socialisti nel proseguire in futuro lungo le linee programmatiche che la coalizione immaginava per la Sardegna». È la risposta di Sandro Frau alla lettera di dimissioni. «Riconoscendo all'onorevole Caligaris grande impegno personale, passione e assiduità ai lavori - conclude il l'esponente del Pd - la invito a recedere dai suoi propositi, anche per non privare la commissione del suo prezioso contributo».(red)
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari