giovedì 21 febbraio 2008
Ultime notizie sul decoder per il digitale terrestre, sperimentato in pompa magna (magna magna?) in Sardegna, con la regia dell'ex ministro berlusconian-finiano Maurizio Gasparri. Quello dell'omonima legge che Francesco Storace (allora vice di Fini) definì il primo caso di provvedimento firmato da un ministro che non l'aveva letta perché scritta da e per Mediaset e controfirmata da Gasparri. Al punto che il ministro, insolvente per anni all'obbligo di applicare la sentenza della Corte costituzionale (Rete4 sul satellite con una rete Rai) è stato sonoramente bocciato dall'Unione Europeo per aver calpestato i diritti di un imprenditore che si era aggiudicato la concessione.
La liaison Gasparri-Mediaset era di nuovo venuta alla ribalta quando si era scoperto che il fabbricante dei decoder indispensabili per il “pacco” digitale terrestre distribuiti in primis alla cavia-Sardegna, come fosse un grande regalo benché fosse e resti un bidone, era Paolo Berlusconi, fratello del più noto Silvio. Insomma, tutto in famiglia, all'ombra del mitico Gasparri. Uno scandaletto che ora potrebbe diventare un affaire davvero scottante: per un'indagine che indica nel socio al 49 per cento di Berlusconi jr, Giovanni Cottone, un presunto colluso con la mafia, coinvolto in storie sporche.
Dell'inchiesta che lo riguarda, ha dato notizia ieri L'Unità con un articolo molto documentato di Giuseppe Caruso (necessaria la registrazione, ma è gratuita - ndr). Se trovassero conferma, le gravi accuse configurerebbero un intreccio malavitoso all'ombra del decoder e del dgt: solo il nostro giornale, in Sardegna, lo definì già prima dell'esordio un vero bidone. Osannato invece da L'Unione Sarda e da Videolina (anche Sardegna 1, prima che Giorgio Mazzella si sentisse a sua volta bidonato) come una nuova frontiera dell'evoluzione tecnologica: casualmente, nell'affare era in primo piano l'editore Sergio Zuncheddu col suo braccio destro Carlo Ignazio Fantola.
Mafia, soldi sporchi, incentivi pubblici e interessi privati. C'è tutto questo sullo sfondo dell'inchiesta sul misterioso rapimento fallito ai danni di Giovanni Cottone, fino a pochi mesi fa socio al 49% di Paolo Berlusconi nell'azienda Solari.com, scrive Caruso. Adesso un pentito di quel rapimento, il suo uomo di fiducia per quattro anni, svela: «Giovanni Cottone faceva parte della malavita». “Solari.com” è la società salita all'onore delle cronache in quanto beneficiaria della legge che destinava un contributo statale all'acquisto dei decoder per il digitale terrestre.
Il governo guidato da Silvio Berlusconi - prosegue l'articolo su L'Unità - a quel tempo aveva fatto le cose in grande: non solo aveva previsto denaro pubblico per il fratello del premier (la Solari aveva iniziato a distribuire i decoder Amstrad del tipo mhp nel gennaio 2005, in concomitanza con il lancio del servizio pay per view Mediaset premium), ma addirittura si era premurato, attraverso alcuni articoli della legge Gasparri, di far sì che in Sardegna, regione pilota dello switch off (la definitiva transizione dal sistema televisivo analogico a quello digitale terrestre) l'unico decoder in grado di ricevere il segnale fosse proprio l'mhp distribuito dalla Solari.com. [...]
(red)
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