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mercoledì 20 febbraio 2008

Lotta dura per la verdura: i disobbedienti
di viale Monastir contro Emilio Floris
a canone armato, l'assessor-sì aspetta ordini

di Cinzia Isola

Sul futuro del mercato ortofrutticolo, ora la parola passa agli operatori emigrati a Sestu. Avevano creduto nel progetto, lasciato la struttura pubblica per quella privata realizzata dall'imprenditore Sergio Zuncheddu. Hanno riempito di frutta e verdura quella scatola vuota piena di box, pagandoli a peso d'oro di tasca propria e con mutui a lungo termine. Oggi gli operatori emigrati nel centro di Sestu incontreranno Paolo Carta, assessore fresco di nomina alle attività produttive e cercheranno di capire che intenzioni abbia il Comune di Cagliari.

Per l'ex consigliere dell'Udc, le cose si complicano. In passato aveva dimostrato sensibilità verso i commercianti resistenti di viale Monastir. Ma ora, come si è affrettato a sostenere all'indomani dell'incarico, ha le mani legate. Perché l'assessorato assegnato a Carta da Emilio Floris è un incarico di fiducia. E sottende il rispetto della linea politica del sindaco.

All'orizzonte si profila la guerra della frutta e verdura. La classica guerra tra poveri. Da una parte ci sono i 37 operatori che non hanno lasciato la vecchia struttura. Dopo aver presentato un ricorso al Tar contro i rincari selvaggi e sospetti dei canoni d'affitto, giovedì si sono consorziati ufficialmente nella Fiera dell'agroalimentare. Inaccettabile, secondo i disobbedienti la “carica” del Comune: con una delibera (la 354 del 29 novembre scorso), la Giunta del sindaco Floris ha infatti deciso di triplicare il canone d'affitto agli operatori sopravvissuti alla diaspora verso Sestu dei colleghi. Fino a dicembre i grossisti pagavano 9,50 euro a metro quadrato, da gennaio sono 28 euro. Un rincaro del 195%. «Provvedimenti illegittimi e gravemente pregiudizievoli per gli interessi dei ricorrenti», hanno scritto gli avvocati Giancarlo Piredda e Maria Gabriella Casula, nel ricorso presentato al Tribunale amministrativo.

In ballo, poi, c'è anche una richiesta di proroga: il prossimo giugno è la data fissata dall'amministrazione per la chiusura definitiva della vecchia struttura di viale Monastir. Ma il neo costituito Consorzio ora è intenzionato chiedere una proroga che vada ben oltre l'anno previsto inizialmente. La delibera della Giunta che sottoscrive la proroga dovrebbe essere pronta, ma l'ultima parola sotto forma di firma non è stata ancora scritta.

Dall'altra parte della barricata ci sono i sostenitori del nuovo centro agroalimentare di Sestu. Davanti all'impresa dell'imprenditore Zuncheddu non avevano esitato a trasferirsi in massa. Le voci che si rincorrevano in alcuni casi sono state determinanti. Tutti si affrettavano a dare per spacciato il vecchio mercato comunale durante le compravendite. Lo spauracchio della chiusura ha probabilmente indotto alcuni a ritenere il trasloco un passaggio obbligato per proseguire l'attività. Ma il trasferimento “forzato” oggi si è rivelato un grande bluff. Chi ha deciso di restare in viale Monastir è ancora li. E per chi è andato via, oltre il danno la beffa: gli altri hanno addirittura aumentato i guadagni.

«La posizione degli operatori di Sestu è chiara: se il mercato di Cagliari non chiude, Sestu muore», spiega l'ex Riformatore Paolo Casu, paladino dei sopravvissuti del vecchio mercato cittadino. Quelli resistenti e disobbedienti agli inviti velati ma a caro canone del sindaco Floris. «Se la struttura di viale Monastir resta in piedi, gli operatori del nuovo centro agroalimentare vengono danneggiati economicamente».

Per il Comune si profila la resa dei conti: chi si è trasferito a Sestu si sente beffato, chi crede ancora nella vecchia struttura punta al rilancio. In mezzo, a dipanare la matassa, l'assessore Paolo Carta, imbrigliato nell'indirizzo politico deciso dal sindaco Floris. Senza sottovalutare Paolo Casu, giamburrasca della maggioranza, pronto a difendere a spada tratta le ragioni dei fruttivendoli simbolo di una lotta per la sopravvivenza.


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