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mercoledì 20 febbraio 2008

Lettere.

Lettera senza destinatario sul PD
e sugli errori che sarebbe meglio non ripetere

di Bartolomeo Pasella

La presente si rivolge a quanti direttamente o indirettamente si sentiranno toccati durante la lettura.

Molto si è parlato di PD, molto se ne parlerà, tracciamo un profilo tra quanto è stato stigmatizzato del passato. Nella sezione “cose da non ripetere” io metterei:

  1. No alle manovre personali per ottenere la propria candidatura, sia essa alle comunali, provinciali etc. Spesso l'ambizione porta segretari cittadini o semplici componenti delle assemblee a muovere mari e monti per ottenere una candidatura, e talvolta pur di ottenerla si stringono alleanze improponibili, cacciando il partito in strade senza uscita e senza consensi.
  2. No alla tecnica del “dividi et impera”, presto trasformatasi in “elimina et impera”; le case di sono piene di ex giovani progressisti di buona volontà, esclusi per becere mire personali. Queste manovre hanno portato i partiti del centrosinistra ai minimi storici, in alcuni paesi, ma nessuno è disposto ad ammetterlo.
  3. No alle candidature sussurrate: una candidatura, se sinceramente voluta, può essere gridata. Certo il sussurro viene naturale se la persona menzionata ha qualche scheletro da nascondere.
  4. No alla paura di esprimere il proprio dissenso, anche tra compagni di partito. Questo volemose bene apparente, fortemente diffuso, non ha evitato le componenti e le divisioni.
  5. No alla incapacità di preparare i programmi per governare: si arriva alle elezioni con un esercizio di stile che spesso nulla toglie al programma rifatto e trito della passata tornata.
  6. Non si può ragionare solo in termine di voti: nei partiti hanno militato persone che non avevano voti ma la loro funzione di consiglieri ha portato saggezza a chi aveva solo i voti. Oggi questa opzione mi sembra non sia molto utilizzata.

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