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mercoledì 20 febbraio 2008

Interventi.

Al giudizio degli elettori una minoranza
che ha esagerato con gli isterismi e risparmiato sulle idee

di Gian Valerio Sanna

Mi avevano spiegato quando ero piccolo cosa era un “carrozzone” ma dopo un bel po' di anni, dopo aver conosciuto il centrodestra in Sardegna, ho capito che il carrozzone non è altro che un bel movimento di reduci e giovani arrivisti che quando sono al potere sanno fare benissimo gli affari loro e quando sono all'opposizione dicono sempre le stesse cose ma di proposte, di idee, guai a parlarne, anzi si esaltano sempre a dire male di quello che fanno gli altri ma mai controbattere su come sarebbe stato meglio fare.

Parlano con le parole degli illusionisti, creano scenari apocalittici dove prendendo la parola a nome dei cittadini mettono loro in bocca considerazioni che quasi sempre sono esclusivamente frutto dell'esigenza del copione politico scritto da altri e che loro, impenitenti sostenitori dell'unto dal signore, recitano esaltati nell'unica parte dei “grilli parlanti”.

Quasi da quattro anni non sentiamo che dire le stesse sciocchezze, Soru qua e Soru là, sempre a parlare delle responsabilità pubbliche degli altri in termini di attacco personale e mai secondo ragionamenti che mettano davvero la testa dentro i problemi. E senza mai giudicare nemmeno un po' quello che non fanno loro, le elaborazioni, i consigli, le integrazioni che potrebbero dimostrare davvero che si tratti di persone che hanno l'interesse generale al primo punto della loro agenda politica.

Questa è la politica che ha fallito, quella che i cittadini disprezzano di più perché non porta mai ad una decisione senza polemica, ad un fatto concreto che possa scriversi come il punto più alto di una sintesi nell'interesse della gente.

Preoccupa non poco che in questa finzione ed in questo errore cadano spesso anche quelli che all'impegno di governo, alle responsabilità di un programma di legislatura, avevano giurato fedeltà ma che mostrano tutte le loro insicurezze ed inadeguatezze nel sottomettersi all'idea che opporsi e contrastare renda più visibili o sia più conveniente che faticare per un progetto.

La politica che si basa sul principio “mors tua vita mea” è la politica dell'inciviltà, dell'incapacità di mostrare come la responsabilità pubblica sia qualcosa di utile perché sa decidere invece che insultare.

Sono andato a vedere il sito di qualche deputato sardo, il suo lavoro, i contenuti delle fatiche parlamentari a favore dei sardi e ho trovato soltanto iniziative, poche fra l'altro, per contrastare e combattere le decisioni del governo regionale che nel bene o nel male rappresenta e tutela i diritti dei sardi.

Ora hanno cominciato anche a frequentare le assemblee pubbliche in diversi comuni, così come è d'obbligo sotto elezioni per “farsi vedere”, e non mancano di prendere la parola prima di tutto per elargire la solita dose di insulti nei confronti di qualcuno e poi per dire e non dire, con affermazioni che tutto dimostrano fuorché che conoscano minimamente quello di cui si discute.

Credo che tutto sommato debbano continuare così perché le reazioni dei cittadini ed il poco gradimento che la gente mostra a queste intrusioni da strapazzo è sicuramente a vantaggio della chiarezza, dal momento che dopo il collasso ed il decadimento che la politica ha raggiunto in questi anni siamo al fondo e più in giù non si potrà andare e dunque qualcuno si porrà il tema di come scegliere la classe politica più dignitosa da cui farsi rappresentare.

Quello che con coraggio porta avanti il segretario del Partito Democratico è il segno di una discontinuità che si vuole dare a questa piega assunta dalla politica. Dobbiamo uscire dal tunnel dell'inutile, finire di mediare e di masticare parole per mestiere, smettere di illudere i cittadini su quello che non si potrà fare, e scegliere la pazienza dei gesti semplici e delle decisioni possibili per tenere unita la nostra società sempre più bisognosa di coesione e di speranza.

In tutto questo ci sarà posto anche per il giudizio elettorale, quello sovrano, democratico e libero, che sarà giudizio se saprà giudicare tutto e tutti, anche quelli che avevano un mandato di minoranza che non significa tuttavia mandato di impunità di giudizio pubblico.


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