mercoledì 20 febbraio 2008
Interventi.
di Andrea Murgia
Volevo fornire un interessato contributo alla campagna elettorale ed un accorato appello al segretario Cabras ed al presidente Soru.
Mi vorrei candidare nella lista del PD alla Camera.
Accetterò volentieri l'undicesimo posto. Ma non sto qui ad elencarvi le tante ragioni personali e professionali che mi rendono il candidato ideale. Benché un poco oscuro e silenzioso, benché poco fotogenico, benché ormai disincantato e poco incline al patteggiamento. Ritengo di possedere quelle qualità essenziali che darebbero lo slancio alla lista. Qualità che non sto ad elencare per non tediare e non incensarmi ma che assicuro essere vere e genuine.
Accetto anche l'undicesimo posto. Perché tanto so che i primi dieci sono già prenotati. Lo accetto di buon grado perché sono convinto che vinceremo le elezioni e che, grazie al premio di maggioranza, piazzeremo alla Camera otto deputati (occhio che gli altri due li becca la lista Di Pietro. Per chi fosse interessato!).
Dei dieci che mi precederanno, il capolista si dimetterà immediatamente. Sarà uno specchietto per tirare voti, opterà per un collegio più vicino ai suoi interessi, o diventerà commissario europeo oppure ministro.
Un'altro di quelli davanti, sicuramente un politico navigato, diventerà presidente della Regione, o eurodeputato, o direttore di qualche ente importantissimo. Ed io di botto il primo dei non eletti.
Quindi l'arma-fine-del-mondo, il mio asso nella manica, la soluzione laterale, la carta da combattimento. Sono infatti certissimo che almeno uno di quelli che mi precederà si spegnerà. Andrà all'altro mondo, trapasserà, mancherà all'affetto, dipartirà entro il giro di boa della legislatura. È pacifico e scontato. È la statistica che lo dice.
I politici del PD in Sardegna non hanno confIitti d'interessi con la riforma delle pensioni. La gerontocrazia del partito occuperà sicuramente tutti i posti possibili. Come nel 2006 la segreteria selezionerà accuratamente fra politici di grido con settant'anni, tre legislature, due pensioni e qualche problema alla prostata. Oppure si sceglierà fra vecchi notabili dei partiti ed ex-galoppini con la dentiera sul comodino. Ci sarà sicuramente anche il revival della vecchia faccia, per mandare un messaggio di tranquillità ad una base disorientata, e l'eccezione alla regola, per fare il posto al vecchio professore di prestigio o alla figura di spicco della panorama culturale sardo.
Sarà la mia fortuna. I candidati che mi precederanno avranno problemi di deambulazione, digestione lenta, pressione alta, tachicardia prolungata. Porteranno l'apparecchio per l'udito, saranno combattuti dall'ulcera, dal labirintismo, dall'osteoporosi e da un leggero tremolio che colpisce gli ultra settantenni.
Basterà una caduta rovinosa, un cuore incerto, un intervento chirurgico riuscito a metà e mi ritroverò in Parlamento.
Finalmente. Per il bene della Sardegna, dell'Italia e del popolo della Sinistra.
Dicevo entro il giro di boa. Per potermi guadagnare la pensione. Infatti noi giovani, se non ci diamo da fare, la pensione non la vedremo manco col binocolo.
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