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martedì 19 febbraio 2008

Interventi.

Vicinanze pericolose Veltroni-Montezemolo
così il Pd si sposta a destra nell'attacco
all'ultimo baluardo: il contratto di lavoro

di Marco Ligas

Al di là delle recriminazioni per le cose non fatte o per le inadeguatezze del governo Prodi è importante capire che cosa succede oggi nel panorama politico del nostro paese. Sicuramente non possiamo negare che la politica viva anche di accelerazioni, e quella che Veltroni ha impresso sembra destinata a lasciare qualche segno. Sono in molti ad esserne convinti e a ritenere che la sua scelta sia funzionale alla riduzione del numero dei partiti e alla formazione di alleanze chiare su programmi condivisi. Sebbene non sia un interlocutore disinteressato, anche Berlusconi l'ha valutata così; ha persino manifestato l'intenzione di imitarla, ma com'è nella sua natura, col passare dei giorni, ha già trasformato il suo nuovo partito in una coalizione accogliente, funzionale soltanto a fare incetta di voti.

Un approfondimento sulle cause che hanno provocato i nuovi processi non è comunque superfluo. Quali partiti hanno provocato la maggiore conflittualità all'interno dell'Unione sino a provocarne la crisi? Lasciamo da parte Dini e Mastella che hanno avuto un ruolo determinante nella fase finale della vita del governo. I rapporti tra DS, Margherita e i partiti riuniti attualmente nella Sinistra Arcobaleno sono stati caratterizzati da un continuo tira e molla sui temi della laicità (pensiamo alle dispute sulle coppie di fatto), sulla nostra presenza militare nei paesi dove ci sono le guerre, sull'ampliamento della base di Vicenza, sulla precarietà del lavoro e così via. Su questi temi il programma dell'Unione, nonostante la sua ambiguità, conteneva indicazioni più avanzate rispetto a ciò che è stato realizzato.

E non è un caso che quando si è arrivati alla costituzione del Partito Democratico siano stati proprio i DS a subire, attraverso una scissione, gli effetti di una scelta che non solo li allontanava dai valori e dalla tradizione del movimento operaio ma anche dal programma elettorale elaborato comunemente.

In Italia è difficile unificare le forze politiche; la possibilità di dar vita al bipartitismo trova non pochi ostacoli perché la nostra società presenta un'accentuata stratificazione, i processi di aggregazione rischiano perciò di essere artificiosi e poco duraturi. Non a caso i tentativi di unità che si realizzano, a destra ma soprattutto a sinistra, provocano scissioni talvolta laceranti. Anche i DS hanno vissuto questa esperienza e tuttavia chi può dire che il nuovo Partito Democratico sia adeguatamente protetto da rischi di ulteriori instabilità e divisioni?

Forse potrà mantenere una sua unità se ridimensionerà ulteriormente gli obbiettivi sulla laicità dello stato, essendo forti le pressioni che subisce dalle gerarchie ecclesiastiche, se accetterà ancora le alleanze negli organismi internazionali in un ruolo di subalternità verso gli USA sottovalutando persino il principio della sovranità nazionale, e soprattutto se accetterà una politica del lavoro caratterizzata dal predominio dell'impresa e dall'assunzione della produttività come fattore prevalente del sistema industriale.

L'alleanza che si sta consolidando tra Veltroni e Montezemolo ha questa valenza: ha come obbiettivo fondamentale lo smantellamento del contratto nazionale del lavoro. Qual è il suo significato reale? È quello di sbarazzarsi una volta per tutte del carattere solidale, di difesa dell'unico strumento di tutela in materia di salario, diritti e orario di lavoro di cui i lavoratori usufruiscono attualmente. Si pensi che solo una piccola percentuale di lavoratori ha un contratto di secondo livello che si stipula tra le singole aziende e i lavoratori. Con l'abolizione del contratto nazionale la maggior parte dei lavoratori non avrebbe più alcuna tutela.

Sulla produttività Montezemolo parla molto chiaro (e Veltroni non ribatte): occorre liberare il paese da alcuni privilegi ottocenteschi, soprattutto dal posto garantito, perché assicurerebbe un'immeritata rendita di posizione. È un'idea fissa la sua, quasi un'ossessione: vuole vincolare il salario alla produttività così solo se questa darà buoni risultati all'impresa anche i lavoratori potranno sperare in un recupero salariale. Il presidente della Confindustria, che si presenta sempre più come un potenziale ministro di un improbabile governo Veltroni, volutamente non ricorda che, nel nostro paese, i salari dei lavoratori dipendenti continuano a ridursi sino a diventare fra i più bassi dell'Unione Europea.

Ecco, questa sembra una prima conseguenza, e neppure definitiva, della scelta finalizzata alla semplificazione del quadro politico e alla definizione di programmi chiari e precisi. Si riducono così i rischi del trasformismo? È probabile, ma questo processo ha un prezzo elevato perché avviene attraverso uno spostamento a destra della prospettiva politica del Partito Democratico e un ulteriore allontanamento di questo partito dalla Sinistra Arcobaleno. Senza contare che alla destra viene offerta nuovamente la possibilità di governare proprio quando le sue contraddizioni erano apparse nettissime.

È possibile in questa situazione dar vita, in Sardegna, ad un processo di ricostruzione di tutte le componenti della sinistra che non intendono liquidare la propria storia? La domanda è sin troppo retorica per una risposta ovvia: non solo è possibile ma indispensabile se non si vuole uscire definitivamente dalla scena politica. Tuttavia, non possiamo non registrare le enormi difficoltà che si trovano lungo questo percorso. Per di più questo non è il momento più adatto: la scadenza elettorale incalza e le riflessioni sono destinate a lasciare spazio alla propaganda. Il rischio è quello di presentare proposte affrettate, un po' demagogiche, non adeguate a fronteggiare la crisi di identità e di prospettiva che viviamo.

Abbiamo sottolineato più volte, nel corso di questi mesi, come i partiti della Sinistra Arcobaleno, ma anche le associazioni e i movimenti, vivano spesso situazioni di conflittualità che logorano profondamente non solo le strutture delle diverse organizzazioni ma anche il rapporto con chi è impegnato senza calcoli nell'attività politica. Sarà possibile evitare una sconfitta pesante alle prossime elezioni politiche se in questi mesi l'attenzione principale sarà rivolta verso la società, innanzitutto verso coloro che in modo attivo si sono battuti per la difesa del lavoro, della Costituzione e della legalità, troppo spesso messa in pericolo dalla politica aggressiva del centrodestra. Purtroppo questa parte rilevante della società oggi si riconosce sempre meno nella politica della sinistra, è cresciuta la sfiducia e sono molti coloro che non vogliono partecipare alle prossime scelte elettorali.

Bisogna ridare fiducia a queste persone e l'obiettivo può essere raggiunto soltanto se la sinistra allontanerà da sé il sospetto dell'ambiguità e del trasformismo. Sarà fondamentale perciò la promozione di una discussione molto ampia. Nella scelta dei candidati, se si vuole avere un futuro, bisognerà aprire le proprie liste ai movimenti, alle associazioni, come si dice al territorio, attraverso consultazioni che sappiano coinvolgere il maggior numero possibile di persone per arrivare a decisioni trasparenti e condivise. Nessuna lista dovrà essere presentata come un pacchetto chiuso se si vogliono inserire energie e intelligenze nuove. E il ricambio di chi ha già fatto una lunga esperienza nelle istituzioni, nazionali e regionali, sarà un ottimo segnale di rinnovamento.

(questo articolo è stato pubblicato su www.manifestosardo.org)


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