martedì 19 febbraio 2008
di Marco Murgia
Ancora due articoli più il voto sul bilancio e la finanziaria 2008 sarà legge, probabilmente già durante questa settimana: nonostante il secondo mese di esercizio provvisorio appena approvato. Dopo l'accordo sulle politiche del lavoro e la blindatura della riforma sui consorzi industriali, la strada verso l'approvazione comprende oggi un altro tratto che potrebbe nascondere insidie. È il giorno della discussione sulla sanità: argomento caro al centrodestra, che potrebbe contare sui voti a mani libere dei quattro socialisti dello Sdi. Il centrosinistra avrebbe i numeri, ma risicati: lo sono ancora di più se si considerano i malumori di parte della maggioranza rispetto all'assessore Nerina Dirindin. Ad alleviare i mal di pancia potrebbe essere la campagna elettorale già partita, con l'avvertenza che i voltagabbana dell'ultima ora ai cittadini stanno sullo stomaco: guardate la solitudine schifata di Mastella.
L'articolo 8 stuzzica non poco l'opposizione: la gestione Dirindin è da sempre sotto attacco dei consiglieri di minoranza, Pierpaolo Vargiu e Roberto Capelli su tutti. Il capogruppo dei Riformatori ha già annunciato battaglia su un punto in particolare, collegato alla sentenza della Corte costituzionale sulle tasse sul lusso: perché, chiede, il riequilibrio di bilancio deve passare per il taglio di 50 milioni destinati agli investimenti nel settore? Decisa la risposta dell'esponente della Giunta: ricorda nuovamente i 500 milioni stanziati dal governo durante la precedente legislatura e mai riscossi per i ritardi e gli errori nella gestione del centrodestra, fermi da tempo in qualche cassetto romano.
È il preludio a una discussione difficoltosa. Le barricate dell'opposizione sono pronte già dal confronto sulla sanità in commissione Bilancio: il centrodestra abbandonò i lavori del parlamentino annunciando la fine delle attese per il superamento delle difficoltà nella maggioranza e una valanga di emendamenti in materia. Sanno di poter contare su una fetta di consiglieri dentro il Partito democratico che non vede di buon occhio la gestione della Dirinidin: soprattutto gli ex Margherita che fanno capo al gruppo di Paolo Fadda, con diverse carte da giocare dopo l'accordo che ha dato il via libera a Siro Marrocu capogruppo. Solo ipotesi, ma fondate, almeno sino all'approvazione dell'articolo. Senza dimenticare il ricorso al voto segreto che in più di una occasione ha messo in seria difficoltà la tenuta del centrosinistra.
Dicevamo dei numeri. Strettissimi, quelli a favore della maggioranza. Se tutto andasse per il verso giusto, il centrosinistra conterebbe su 42 voti: fuori l'Udeur e i quattro socialisti, restano i 34 del Pd, gli otto della Sinistra arcobaleno e quello dell'Italia dei Valori, mai in discussione nell'ultimo periodo e ancora meno dopo l'unione romana tra Veltroni e Di Pietro. Il 43º potrebbe essere quello dell'ex esponente della Margherita Uggias, confluito nel gruppo misto ma spesso critico nei confronti della Giunta.
Significano, questi calcoli, che basterebbe un'assenza improvvisa - o la richiesta di uno scrutinio segreto e la presenza di due o tre franchi tiratori - per far andare in debito d'ossigeno il centrosinistra. Le magagne interne a quello che resta di Sardegna Insieme sono indicate dalla consigliera dello Sdi Maria Grazia Caligaris: «Non sono i socialisti a essere usciti dalla maggioranza. In verità si sta definendo ormai a chiare lettere un disegno per cancellarli. La responsabilità della crisi in atto nel centrosinistra del Consiglio regionale è principalmente del Partito Democratico, evidentemente certo di interpretare gli umori e la volontà dei cittadini, sicuro che le elezioni nazionali di aprile e quelle regionali fra un anno gli daranno ragione».
Il distacco dello Sdi - ufficialmente restano nel centrosinistra ma annunciano voto non favorevole alla manovra: se non contrario, il loro sarà voto di astensione - mette in bilico la posizione di Luisanna Depau, unico assessore socialista in viale Trento: «I problemi posti», continua Caligaris, «non riguardano la sua permanenza in Giunta: peraltro ha rimesso da subito il mandato nelle mani del partito, dimostrando totale disponibilità». Strada già tracciata, invece, secondo il segretario Peppino Balia: le mancate dimissioni significherebbero il disconoscimento del partito.
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari