martedì 19 febbraio 2008
di Raffaele Deidda
C'era una volta, non molto tempo fa, l'ipotesi di Walter Veltroni di correre da solo col PD senza stringere alleanze con le forze della sinistra. Diliberto, Giordano e Pecoraro Scanio gli avevano chiesto di ripensarci ma Veltroni era stato inamovibile: «siamo troppo distanti le nostre visioni su alcuni punti programmatici, per correre assieme», pur mettendo nel conto la prospettiva di perdere le elezioni (qualcuno aveva tradotto la sigla PD in “Perdere oggi per vincere Domani”), ma avendo guadagnato autorevolezza e rispetto per la scelta coraggiosa e attirato tanti consensi da non rendere improbabile la proiezione del PD alla posizione di primo partito italiano.
Quella ipotesi oggi si sta trasformando in qualcosa di più incoraggiante e corposo, sta diventando una realistica probabilità per il PD, con cui corre l'Italia dei Valori di Di Pietro, di battere il Cavaliere che ripropone le vecchie alleanze epurate solo dell'Udc di Casini che ha deciso di non liquefarsi nel Pdl dove invece Fini, nonostante le esortazioni di Donna Assunta Almirante, ha deciso di confluire.
Scelta coraggiosa quella di Veltroni? Il 14 aprile sapremo se sarà anche vincente. Il candidato premier ha riassunto in dodici punti gli impegni programmatici, annunciati in occasione dell'assemblea costituente del PD, e ha posto al primo punto le infrastrutture e la qualità ambientale. La motivazione sta nel fatto che «modernizzare l'Italia significa scegliere come priorità le infrastrutture e la qualità ambientale». Veltroni è poi molto chiaro quando afferma: «diciamo no alla protesta Nimby e sì al coinvolgimento e alla consultazione dei cittadini. Sì agli impianti per produrre energia pulita, ai rigassificatori, ai termovalorizzatori e all'Alta Velocità e al completamento della Tav». L'Uolter nazionale dimostra di essere sempre più internazionale e usa la lingua inglese fluently, per esprimere sinteticamente concetti semplici ma complessi allo stesso tempo, per l'esplicitazione dei quali l'italico, inossidabile lessico politico riempirebbe intere pagine di dotte enunciazioni.
Come dimenticare, ad esempio, le “convergenze parallele” di morotea memoria e i contenuti sibillini e involuti, per i non addetti ai lavori, dei “ragionamenti” di Ciriaco De Mita, a suo tempo definito da Gianni Agnelli un intellettuale della Magna Grecia? Veltroni ha detto semplicemente yes we can, subito divenuto se po' fa' per i romani, e ora parla di Nimby. Ahò, e che vor dì sto nimby? direbbero sempre a Roma. Una volta esploso (not in my back yard) e tradotto, l'acronimo inglese sta per “non nel mio cortile”.
«Roba da matti», direbbe a questo punto Renato Soru, «allora io non avrei dovuto protestare per il lancio dei sacchetti della spazzatura nel cortile di casa mia? E no, questo Walter non me lo può chiedere davvero! E poi, questa cosa non mi sembra tanto da Partito Democratico quanto da centrodestra, a ricordare le bandiere di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e dell'Udc che facevano da cornice, per nulla pacatamente, all'operazione di deposito aliga nel mio back yard. Va benissimo il cortile del CASIC per smaltire un po' di munnezza napoletana, ma il mio giardino per depositare la spazzatura cagliaritana proprio no. E che facciamo, aliga back?».
Usciamo dalla celia, per rilevare che Veltroni manifesta davvero una buona dose di coraggio nell'inserire il tema delle infrastrutture e della qualità ambientale proprio al primo punto degli impegni programmatici, stanti i mal di pancia che il tema può causare alla sinistra arcobaleno e le scontate battute del centrodestra, o meglio della destra-destra, che rivendica la paternità di questa priorità.
Il NIMBY, a cui Veltroni dice no, è un fenomeno di protesta estrema abbastanza recente in Italia, che ha dato vita ad episodi di particolare asprezza durante i lavori per la costruzione della TAV in Val di Susa. A scatenare questa forma di protesta collettiva sono quelle opere pubbliche che preoccupano per la loro presunta o reale pericolosità legata alla salute degli abitanti e all'inquinamento dell'ambiente. Le opere incriminate sono quelle che attengono alla realizzazione delle grandi vie di comunicazione, agli sviluppi insediativi o industriali, ai termovalorizzatori, alle discariche, ai depositi di sostanze pericolose ed alle centrali elettriche.
Quando Veltroni dice «sì al coinvolgimento e alla consultazione dei cittadini» pensiamo e speriamo intenda dire che per affrontare questi problemi non servono imposizioni o tentativi di far passare le cose in silenzio, ma forte capacità di comunicazione e di informazione, in grado anche di smascherare la controinformazione tendenziosa. Spesso, infatti, la sindrome di Nimby è causata da diffidenza e scarsa conoscenza. È il caso evidente della Campania, dove l'opposizione delle comunità locali alle discariche pubbliche, talvolta pretestuosa, ha spesso coperto gli interessi della camorra e della sua fitta rete di clientele.
È pertanto necessario fare serio esercizio di comunicazione ambientale partendo da un punto fermo: i cittadini non possiedono le stesse informazioni dei tecnici o dei politici. Il rischio o il danno percepito dai cittadini residenti nelle aree interessate da opere di interesse nazionale è diverso da quello teorico ipotizzato da scienziati e tecnici. L'importanza della percezione sociale non va mai sottovalutata perché sta alla base di qualsiasi protesta. Da una buona, corretta e onesta comunicazione ambientale che eviti l'imposizione dall'alto, normalmente percepita come un aggravante al fastidio stesso dell'opera, può discendere un orientamento più collaborativo dei cittadini che potranno manifestare una reale capacità innovativa di accogliere interventi di opere pubbliche nel proprio territorio con evidenti vantaggi per la comunità, anche attraverso la sperimentazione di nuove metodologie di democrazia partecipata.
Nei Paesi dove è stato sperimentato un modello di partecipazione basato sul coinvolgimento dei portatori di interessi, informati e coinvolti fin dai processi deliberativi, si comincia ad assistere, in contrapposizione ai NIMBY, alla nascita di movimenti che si riconoscono nell'acronimo PIMBY (Prego, Nel Mio Cortile). Questi movimenti si caratterizzano per un atteggiamento positivo, seppure sempre vigile e selettivo, nei confronti della realizzazione di opere che interessano le comunità locali. Si tratta, nella sostanza, di un atteggiamento che non oppone ostilità preconcette alle opere che possono avere un qualche impatto ambientale, purché vengano rispettate le condizioni pattuite a monte.
Il forte auspicio, che giriamo a Walter Veltroni, è che si possa realizzare anche in Italia un sistema di reale democrazia partecipata che renda più agevole il processo di modernizzazione del paese, nella consapevolezza che qualsiasi processo decisionale che estrometta il coinvolgimento dei cittadini è destinato a fallire. Non vi sono alternative, se non quella inquietante della nascita di movimenti ancora più estremi chiamati B.A.N.A.N.A., (Build Absolutely Nothing Anywere Near Anything: non costruite assolutamente niente vicino a qualsiasi cosa o persona), già presenti negli Stati Uniti. Non corriamo questo rischio, please. Siamo già troppo preoccupati dei movimenti politico-giudiziari di Er Bandana, per doverci preoccupare anche dei movimenti Banana.
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