sabato 16 febbraio 2008
Nel giorno della pioggia di voti segreti, in Consiglio regionale arriva la proposta per limitare al massimo la prassi delle imboscate. Una proposta che «è anche una protesta», spiegano gli esponenti del Partito democratico Marco Meloni e Francesco Sanna. Di sicuro, non una previsione di quanto sarebbe successo durante i lavori dell'aula. Frutto, piuttosto, dei recenti episodi durante la discussione della finanziaria 2008. Ultimo e lampante esempio, la bocciatura dell'emendamento della Giunta sui fondi destinati al parco di Molentargius: «Fatti contingenti ci hanno spinto ad avanzare una proposta per migliorare in modo significativa la qualità della nostra democrazia», spiegano i consiglieri. Varrà per la prossima legislatura: ieri, per non sbagliare, in via Roma si è fatta provvista.
L'articolo 96 del regolamento consiliare dovrebbe limitare lo scrutinio al buio, in sostanza, solo per le votazioni sulle persone, per i rapporti civili ed etico-sociali previsti da principi costituzionali che rientrino nell'ambito della competenza legislativa regionale (a tutela della libertà di coscienza, su temi sensibili e a tutela dei consiglieri da pressioni di lobby e del loro stesso partito di riferimento, ad esempio), per le modifiche al regolamento e per l'istituzione delle commissioni d'inchiesta.
La proposta parte da un concetto che è quasi elementare: «Le votazioni nelle assemblee rappresentative dovrebbero essere sempre adottate in modo da consentire il controllo dei cittadini sull'operato dei loro rappresentanti, quindi a scrutinio palese». È il metro, sottolineano Sanna e Meloni nel testo di presentazione, per misurare «una democrazia efficiente». Ed è la regola in vigore «nei principali paesi membri dell'Unione europea: a esempio, Gran Bretagna, Francia e Germania» ma anche, con alcuni distinguo su materie specifiche, nel Parlamento italiano.
I fatti contingenti sono sotto gli occhi di tutti: «Ci siamo resi conto che una legge finanziaria così ha poco senso, si riduce a una somma di decine di provvedimenti». Guardano indietro, i due consiglieri: «Ci sono stati giorni in cui si stava cominciando ad abusare del voto segreto, che rende impossibile conoscere come hanno votato i consiglieri. È necessario che questo Consiglio si adegui ad altre assemblee parlamentari». L'idea, però, sembra ancora lontana ad attecchire: pochi i colleghi che sinora hanno mostrato interesse per la proposta. L'auspicio è che la proposta di legge diventi bipartisan, in modo da entrare in vigore durante la prossima legislatura.
Si eviterebbe «una forma di tossicità consiliare» e si potrebbe superare «un vero e proprio malcostume che ancor più in una comunità regionale autorizza, dietro lo schermo del voto segreto, di adottare decisioni e provvedimenti senza che a esse sia collegata l'assunzione di responsabilità politica da parte dei singoli». Una formula in politichese, quella scritta sulla relazione, che lascia presto spazio a considerazioni più pertinenti: «Con il voto segreto, spesso, c'è chi non sa neppure cosa sta votando»: non è il massimo, per gli onorevoli rappresentanti del popolo sardo.
L'occasione è buona anche per portare altri suggerimenti: «Non ci dispiacerebbe una reazione positiva dagli altri consiglieri su alcuni punti che riguardano la produttività del Consiglio, per esempio sui tempi di discussione reale della finanziaria: i 37 giorni stavolta sono già diventati tre mesi», e il Consiglio, su proposta della Giunta, ha approvato ieri il secondo mese di esercizio provvisorio.
«Un'altra questione è la calendarizzazione dei lavori: in caso di mancato accordo, sia il presidente dell'Assemblea a decidere, secondo alcuni criteri, il contingentamento dei tempi», chiedono Sanna e Meloni: «A quel punto ogni intervento sarebbe veramente importante, da ascoltare. Non sarebbe un prezzo per la democrazia ma un vantaggio».
(AGI/red)
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