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sabato 16 febbraio 2008

Cagliari s'illumina ma non d'incenso
Ora anche il Prix Italia: l'Identità
della Sardegna nuova consacrata da fuori

di Francesca Madrigali

Se qualcuno si illumina di meno una volta l'anno, Cagliari sembra brillare come una lampadina e risparmio energetico: lenta ma inesorabile e, si spera, a lunga durata. Dopo il FestArch, l'attenzione del Sole-24 Ore per la città nell'itinerario delle “Città illuminate” del periodico Nòva, le innumerevoli manifestazioni letterarie - premi, concorsi, festival per ragazzi e fra poco anche il primo Poetry Slam, la gara di poesia sul modello americano - la città che il sindaco Floris vorrebbe “capitale del Mediterraneo” ha l'occasione di godere di una ulteriore visibilità.

Sarà infatti Cagliari a ospitare la sessantesima edizione del Prix Italia, il più prestigioso concorso internazionale radio-televisivo e web organizzato dalla Rai, dal 14 al 20 settembre prossimi. La decisione è stata ufficializzata a Roma nell'assemblea straordinaria della manifestazione, riunita nel circolo Rai di Tor di Quinto, alla presenza di 43 delegati provenienti da tutto il mondo.

C'è da essere contenti, certo, ora che Casteddu capitali ha ricevuto anche il sigillo di qualità della televisione di Stato e prima ancora del quotidiano di Confindustria: come dire che siamo seri, capaci di inventarci e pure reinventarci, di creare nuove occasioni, innovazioni, conoscenze, e dunque lavoro e sviluppo economico (non per guastare la festa, ma timidamente è bene anche ricordare che in Sardegna, oltre all'illuminazione, si rileva una quota di lavoro autonomo abnorme rispetto alle altre regioni e Paesi, ed è quindi legittimo dubitare che dietro a ogni iniziativa ci sia proprio soltanto la scintilla di entusiasmo e creatività, ma tant'è).

Stiamo diventando, non solo Cagliari ma la Sardegna tutta, qualcosa di diverso dal passato anche recente, qualcosa di “altro” rispetto allo stereotipo sole mare & malloreddus. Stiamo capendo, o forse l'abbiamo sempre saputo ma sai che soddisfazione se ce lo dicono anche gli altri, che siamo capaci di pensare, inventare, scrivere, approvare e criticare indifferentemente mondezza strumentale e musei nuragici dalle incerte prospettive.

Che sia questa la mitologica Identità (proprio così, maiuscola, in modo da trovare qualcosa di unificante nelle diverse opinioni in proposito): multiforme, democratica, mono o bilingue, in evoluzione insomma?

E proprio perché siamo così, «dolcemente complicati, sempre più emozionati», per parafrasare una bella canzone, da questa improvvisa girandola di riconoscimenti e possibilità e anche da una offerta di cultura come mai prima, inevitabilmente ci chiediamo come, perché, chi abbia cominciato questo movimento vitale e contraddittorio, che molti apprezzano e altrettanti criticano, ma comunque a livello di immagine è meglio dell'anonimato geografico e a livello di cittadinanza attiva è un'altra vita rispetto al passato.

Non è dato sapere con certezza, e probabilmente non è neanche misurabile, se la nostra nuova immagine nel mondo “fuori” è merito di qualcuno o semplicemente doveva andare così, prima o poi, e la ruota gira anche se i pocos, locos y mal unidos vi si oppongono facendo di tutto - dalla speculazione edilizia consenziente e connivente allo spennamento estivo dei turisti per i quali gioverebbe ricordare che “l'asino che freghi una volta sola” non è soltanto quello sardo.

Sarà comunque interessante stare a guardare chi cercherà di prendersi i meriti di questa fioritura culturale e pure un po' markettara, se il sindaco o il governatore, questa Giunta o quelle precedenti o perfino quelle da venire. Noi intanto scrutiamo con attenzione, e il più delle volte, stanchezza antipolitica e disoccupazione cronica permettendo, partecipiamo perché solo così possiamo dire la nostra durante e dopo: sui festival e i parcheggi in costruzione, i carnevali e i capodanni e le politiche del lavoro e finanziarie, i concorsi e gli appalti, i mattoni e i giornali e insomma la vita quotidiana della nostra terra: anche questa, forse, è identità.

Osserviamo non passivamente come in passato, e forse soprattutto in questo sta l'illuminazione più grande della Sardegna oggi.


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