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sabato 16 febbraio 2008

Anche Cagliari si converte al metro-tram:
serve coraggio per cambiare abitudini
ma la città auto-centrica non regge più

di Cinzia Isola

Una cosa è certa: anche Cagliari vuol salire sul treno della metropolitana leggera. Quella che, grazie a fondi Cipe, potrebbe collegare tutti i comuni dell'area vasta. Per il Comune resta ancora da capire come e per andare dove. Ma il punto è un altro. Ed è tutto racchiuso nelle parole dell'assessore all'urbanistica, Gianni Campus: «Se tutti gli altri comuni dell'area vasta fossero orientati, come pare, ad appoggiare il progetto, mi dispiacerebbe che solo Cagliari ne rimanesse esclusa». L'opinione personale di Campus si spinge oltre: «Il tram sembra cosa buona e giusta ma dobbiamo pensare alla complessità. Tuttavia, è un progetto che merita quantomeno di essere discusso. E, per quanto mi riguarda, anche approvato». La teoria, o la speranza, dell'urbanista è semplice: «Un sistema integrato che comprenda sia la mobilità interrata che di superficie».

Un mix che potrebbe addirittura arricchirsi con l'ipotesi di un boat-tram da realizzarsi lungo il canale di Terramaini e sul versante opposto lungo lo stagno di Santa Gilla. Perché no. Ricorda l'assessore: «Nel canale di Terramaini veniva trasportato il sale». La mobilità con Campus potrebbe addirittura avere una marcia in più, da sfruttare sull'acqua. Per il resto, il nodo centrale del progetto regionale, per l'amministrazione comunale, è un altro. «Bisogna ragionare sulle aspirazioni della città e ci sono questioni “sovra municipali” su cui discutere. Io non so cosa sia meglio, ma dobbiamo interrogarci su che tipo di città vogliamo». Il Campus pensiero è stato ribadito nel corso di un incontro-dibattito promosso ieri sera in via Trentino da Legambiente: “Non perdiamo questo treno”. Un motto che, sebbene in un'ottica di sistema integrato (metrò leggera e underground), sembra sposare anche l'assessore comunale.

Al convegno degli ambientalisti ha partecipato anche l'assessore regionale ai trasporti, Sandro Broccia. Un'occasione per ripercorrere a grandi linee il progetto presentato ufficialmente qualche settimana fa. «Questa Giunta sta provando a rilanciare il trasporto pubblico - ha sottolineato Broccia- in una regione che per vent'anni si è dimenticata del treno». Ma ha precisato che «la Regione non vuole eliminare le vetture private», piuttosto si pone come obiettivo quello di «convincere i cittadini che il trasporto pubblico è meglio». Un'impresa ardita. Soprattutto se il piano coinvolge il capoluogo. Una città con progressiva e inarrestabile vocazione autocentrica. Con i parcheggi sempre in pole position nei progetti del Comune. Tanto che, mentre ancora si attende la fine dei lavori per il multipiano di via Manzoni, già si pensa al mega parcheggio sotterraneo di via Roma.

Insomma, non meno automobili. Ma più parcheggi. La politica regionale e quella comunale non corrono sullo stesso binario. Due filosofie che difficilmente si potranno incontrare a metà strada. Nonostante in ballo ci siano l'inquinamento e le conseguenti ripercussioni sulla salute dei cittadini. Un rischio evidenziato da Luigi Lai, cardiologo-ambientalista: «Le polveri uccidono la gente». E non si tratta di terrorismo ecologico: studi e autorevoli ricerche lo dimostrano. «Gli effetti dell'inquinamento sulla salute sono a lungo termine - ha spiegato Lai -, ecco perché è necessaria la programmazione». E alcune precisazioni. Intanto: «L'Isola non è un paradiso baciato dal maestrale». E se da una parte, riferendosi alle polveri sottili, sottolinea che non esistono soglie di sicurezza, ha ricordato alla platea che entro il 2010 quelle attuali saranno dimezzate. Polemico anche con il Comune: «Sostiene sempre che le centraline sono messe male, ma nel 2005 sosteneva che erano messe benissimo».

Al dibattito è intervenuto anche Franco Annunziata, direttore del dipartimento di Ingegneria strutturale dell'Ateneo cagliaritano. Per ribadire un concetto già espresso in altre occasioni: «Occorre ragionare in termini di contenimento dei flussi pendolari, limitando e spostando gli “attrattori” di traffico». Ecco perché contesta il futuro parcheggio interrato di via Roma. «È un errore - ha ribadito Annunziata - si tratta di un progetto in contraddizione con una politica della mobilità pubblica». Il piano proposto dalla Regione avrebbe anche una valenza sociale. Contribuirebbe a rendere interattivo il rapporto tra i comuni parte della rete, che fanno da corollario al capoluogo, non sminuendoli alla condizione di quartieri dormitorio. «La rete tranviaria - ha ipotizzato Annunziata - fungerebbe da collante sociale anche per quei quartieri degradati come Sant'Elia che ritroverebbero un ruolo attivo all'interno della comunità».

«Portare avanti un progetto di metrotranvia come quello della Regione è una sfida complessa». Con questa premessa è intervenuto Italo Meloni, docente di Pianificazione dei trasporti all'Università di Cagliari. «Si tratta di piani che tendono a modificare radicalmente le abitudini in materia di mobilità». Sono perciò necessari «decisioni e coraggio», anche perché «il cambiamento crea impopolarità». Il discorso è chiaro: «Meno si cambia, meglio è: fare una strada o un parcheggio, va sempre bene. Ma non è così. Ci vuole quindi grande impegno e grande coraggio». E devono essere chiari due punti: «Gli obiettivi e la condivisione dei problemi: in assenza di ciò non è possibile il confronto».

E il confronto sembra dover coinvolgere necessariamente i cittadini. Un punto sul quale si è soffermato Andrea Scano, consigliere comunale del Partito democratico: «Davanti ai cantieri si potrebbero sollevare, come spesso avviene, il partito degli automobilisti. E anche quello degli abitanti. Cambiare le abitudini delle persone non è semplice. Ecco perché il progetto deve essere accompagnato da una seria campagna di informazione e sensibilizzazione. Diffondendo magari degli opuscoli che informino i cittadini sui rischi provocati dall'inquinamento». Con uno scopo preciso: «Portare i cittadini a desiderare un modello di mobilità diverso e migliore».


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