sabato 16 febbraio 2008
di Marco Murgia
Da una parte cadono i primi consorzi industriali; dall'altra restano in piedi, e saldamente, la Giunta e la maggioranza in Consiglio regionale. Di più, saltano a piè pari i muretti a secco tirati su dal centrodestra: approvato l'articolo 7 della finanziaria con le disposizioni a favore del mondo produttivo isolano. C'era dentro la riforma degli enti più discussa negli ultimi mesi, soprattutto all'interno dello stesso centrosinistra: è il motivo per cui il superamento dello scoglio è frutto di accordi degli ultimissimi minuti. Prova superata, comunque: la testimonianza sta tutta nei numeri e nelle dichiarazioni del capogruppo dell'Udc Roberto Capelli: «Oggi abbiamo perso l'occasione, forse l'ultima, di mandare a casa Soru e la sua giunta. Abbiamo perso l'occasione per raccogliere il frutto di una lunga, seria e costante opposizione. Abbiamo perso l'occasione di riavvicinare la politica ai cittadini».
Se non è una resa, poco ci manca. Era stato proprio lui a tentare il colpo grosso: prima con la richiesta di voto segreto per gli emendamenti soppressivi ai commi sulla riforma dei consorzi; poi con quella di voto per parti sull'intero articolo: alcune, le più calde, di nuovo a scrutinio segreto. Un azzardo certamente calcolato ma fuori misura sino alla fine, con l'applauso liberatorio della maggioranza alla proclamazione dell'esito del voto: emendamenti respinti e con uno scarto consistente.
L'applauso è la testimonianza della tensione che sino a quel momento regnava in aula. In effetti, il piano dell'opposizione era ben orchestrato. Da una parte in risposta ai socialisti, che sulla loro proposta avevano annunciato di voler procedere per votazione palese: un modo per dimostrare che «non abbiamo nessun presidente alla guida degli enti», aveva spiegato il segretario Peppino Balia, e che «siamo per la riforma ma organica, non anticipata in finanziaria». Dall'altra l'obiettivo era quello di favorire il voto contrario dei dissidenti del Pd. Da cercare tra i patron dei Consorzi ex Margherita e Ds, gli stessi che durante la discussione in commissione Bilancio avevano alzato le barricate: Biancu, Giuseppe Cucca, Cuccu, Sabatini e Silvio Cherchi.
Fallito: su 76 votanti a scrutinio segreto, i no ai due emendamenti (presentati dal centrodestra e dai socialisti) sono stati 41 contro 35 sì. La riforma passa nella versione licenziata dalla commissione consiliare: prevede la soppressione degli otto consorzi industriali di dimensione comunale e il passaggio della gestione delle aree ai comuni competenti per territorio. Entro 150 giorni - non più 90 - dall'entrata in vigore della finanziaria, il Consiglio dovrà approvare una legge per riallocare le funzioni in materia di aree industriali. In caso contrario, la Giunta nominerà i commissari per la soppressione e la liquidazione degli otto di dimensione sovracomunale.
Proprio i due mesi in più a disposizione dell'aula, richiesti con un emendamento orale del capogruppo del Pd Siro Marroccu, servono a tenere buoni i cinque colleghi di partito. Soprattutto a evitare uno schianto che avrebbe provocato la spaccatura totale della maggioranza di governo. Il resto è una discesa senza scossoni verso il licenziamento dell'intero articolo: votato per parti, alcune con scrutinio segreto, ma tutte approvate con gli stessi numeri solidi.
È abbastanza per far gettare la spugna al combattivo Capelli. Per il capogruppo dell'Udc sarebbe stata questa l'occasione, «forse l'ultima», per mandare a casa la Giunta Soru. Invece «ancora una volta, le assenze ingiustificate ed ormai croniche di diversi consiglieri, il timore di non essere rieletti, le corse a Roma per essere candidati alle politiche, la voglia di capitalizzare un altro anno di sostanziosi e cospicui stipendi, la paura di assumersi una così grande responsabilità hanno prevalso sull'interesse generale».
Lo sfogo è in una lettera indirizzata ai colleghi dell'opposizione: «La gravissima situazione sociale ed economica in cui è stata ridotta la nostra isola richiede senso di grande responsabilità. Questa classe politica non sta certo dimostrando di essere all'altezza, contribuendo per il futuro a trasmettere ai cittadini un profondo pessimismo. Un futuro che spero venga affidato a uomini e donne che sappiano essere quantomeno più liberi e responsabili».
Quanto durerà la rassegnazione si saprà martedì: è in programma la discussione dell'articolo 8 sulla sanità. Un argomento caro a Capelli e a buona parte del centrodestra: avevano annunciato battaglia già durante i lavori della commissione, abbandonati proprio in concomitanza del confronto sull'argomento. Ma la sensazione è che la strada verso l'approvazione definitiva del documento contabile sia spianata: prevista per la seconda metà della settimana e con “soli” due mesi di esercizio provvisorio: il secondo proposto ieri dalla Giunta e approvato dal Consiglio all'unanimità con 16 astensioni. Voti palesi, questa volta.
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