l'altra voce.net


venerdì 15 febbraio 2008

Non streghe, madonne o puttane: solo donne
sotto tiro religioso-politico, l'aborto
pretesto per una restaurazione con la forza

Non sono streghe, non sono madonne, non sono puttane. Sono solo donne, persone. Di nuovo sotto tiro e sotto attacco: anche brutale in qualche caso che è il segnale di un clima incredibile che vede cinicamente scaricata nell'urna elettorale la nuova questione anti-femminista, femminile, che usa come grimaldello l'aborto. Officianti: il cardinale Camillo Ruini, cardinale teologo-politologo-ginecologo (eminence in grigio, è diventato il cappellano del Polo, media tra Berlusconi e Casini, che si è subito rivolto al “papà” in porpora per essere difeso dal Cavaliere) e sempre ginecologo; Giuliano Ferrara, politologo-ostetrico che porta al voto una lista pro life, alternando il suo impegno politico alle fatiche per sostenere le encicliche papali da teologo aggiunto e bussola di fede in quanto ateo devoto al Papa; Silvio Berlusconi, che esordisce chiedendo all'Onu la moratoria sull'aborto ma poi prende le distanze dalla lista di Ferrara.

Del tutto per caso e in modo del tutto autonomo, accade che per una telefonata anonima si scatena un blitz a Napoli, con sette agenti per interrogare una donna che ha abortito un feto morto e viene sottoposta a una vera violenza mentre è ancora sotto anestesia, con un blitz come se si dovesse arrestare un boss della camorra. Niente accade per caso, non una vergogna violenta come questa, se non c'è il clima giusto che stimola magistrati e poliziotti a scatenarsi in un'ospedale pubblico contro una donna provatissima.

Sembrano le prove generali di un'offensiva che sarà scatenata contando sulla forza d'urto delle condanne vaticane, di quelle politiche alla Ferrara e Berlusconi, della forza pubblica che si fa braccio armato di questa tenaglia. Insomma, nell'Italia che gronda problemi, l'emergenza è l'aborto: alla vigilia delle elezioni. Sospetto e inquietante, di un'offensiva che mira ancora come sempre al controllo del corpo della donna, della procreazione, della sua individualità: ovvero, per ricordarle sempre - come in tutte le religioni - d'essere subordinata alla volontà delle leggi fatte dai maschi, ri-accettare d'essere soprattutto un utero in affitto o al servizio della collettività maschile.

Le donne italiane hanno capito da sole, senza bisogno di input di partito e hanno reagito istintivamente e autonomamente, con manifestazioni spontanee in tutta Italia: nonne, madri, giovani e adolescenti. A Milano, centinaia di persone, in maggior parte donne, sono giunte a piazza San Babila per una manifestazione in difesa della legge 194 dopo il blitz antiaborto delle forze dell'ordine nel Policlinico di Napoli. Il presidio, a cui hanno artecipano associazioni di Milano e provincia, è stato indetto dalla Rete regionale lombarda “194 Ragioni”: 194 è il numero della legge sull'aborto.

«La vicenda di Napoli è inqualificabile da ogni punto di vista - dicono le donne - è un atto vigliacco e intimidatorio. Siamo qui per esprimere la nostra indignazione. Non siamo abortiste perché l'aborto è un dramma ma difendiamo il diritto delle donne ad interrompere una gravidanza all'interno di una delle strutture pubbliche per non mettere a repentaglio la loro vita - dice Vittoria Latella del Circolo “Sibilla Aleramo” di Cesano Boscone - dietro l'attacco alla 194 c'è un attacco alle donne. Ci vogliono togliere il diritto all'autodeterminazione». Alla manifestazione partecipano anche esponenti di Rifondazione comunista, di Sinistra critica, dell'Associazione “Luca Coscioni” e dei Radicali; tra gli uomini presenti il segretario della Cgil di Milano, Onorio Rosati, e il giornalista Gad Lerner.

A Bologna, più di 300 le persone, tante donne ma anche parecchi uomini, che hanno scelto di partecipare al presidio davanti al pronto soccorso ostetrico del policlinico Sant'Orsola di Bologna. «Comunque decidiamo noi», «No agli scambi politici sul corpo della donna», «La 194 non si tocca». Questi alcuni degli striscioni che sembrano far tornare Bologna indietro agli anni '70; e di donne che in quegli anni in piazza ce ne erano, qui ce ne sono ancora, insieme a tante altre. «Invitiamo tutte le donne a resistere e sorvegliare sulle invasioni», invasioni che, spiegano, vengono perpetrate sui loro corpi. Presenti anche, tra i politici, Franco Grillini e Katia Zanotti (Sd). Il presidio ha bloccato, in maniera simbolica per pochi minuti, via Massarenti, mentre le partecipanti raccontavano esperienze, frustranti, di obiezione da parte dei medici; tanti gli applausi di sostegno, un unico coro di “buuu” e fischi per il nome di Giuliano Ferrara.

«Silvana, siamo tutte con te». Questo lo slogan scelto dalle donne che a Roma hanno manifestato, con qualche incidente, davanti al Ministero della Salute. I manifesti fanno riferimento all'incredibile fatto al secondo policlinico di Napoli. Uno striscione significativo: «Meglio aborto oggi che un Ferrara domani»; un altro «Libere di agire, capaci di reagire»; e ancora «Trasformiamo la paura in rabbia». Il giornalista Giuliano Ferrara è preso di mira: «Ferrara fatte 'na lista de psichiatri» si legge su un cartello. Tra le donne presenti alla manifestazione in difesa della legge 194 la parlamentare Loredana De Petris, Tana De Zulueta e anche Ritanna Armeni, che conduce con Ferrara una trasmissione televisiva.

A Napoli, piazza Vanvitelli era piena, «siamo 700, forse 1000», secondo le organizzatrici dell'Udi, Unione donne d'Italia. Nessun palco, nessuno ha parlato, c'erano solo le donne con slogan, cori e megafoni. Il prossimo appuntamento è per martedì prossimo alla seconda municipalità di Napoli alla riunione dell'assemblea permanente delle donne. «Invitiamo le donne a partecipare - ha detto Stefania Cantatore, presidente Udi di Napoli - in vista della festa dell'8 marzo che quest'anno sarà per la difesa della 194.

(red)


Google
 


© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari