venerdì 15 febbraio 2008
Lettere.
di Franco Sarti
In una lettera pubblicata lo scorso novembre avevo spiegato le ragioni per le quali ho inteso sottrarmi ad un'iniqua e discriminatoria tassazione. Premetto di non gioire per la pronuncia della Corte costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità di gran parte delle contestate leggi regionali sulla tassazione delle “seconde case” (e anche di quelle che tali non sono, come accaduto in numerosi casi, fra i quali il mio non era neppure tra i più meritevoli di attenzione). Non mi associo, altresì, al coro di coloro che oggi a vario titolo strepitano contro l'avversario battuto, magari senza aver neppure partecipato al duello o averlo fatto tardivamente.
Era purtroppo prevedibile che saremo arrivati a questa Caporetto del 2008, dalla quale, a mio giudizio, si può ancora ripartire verso il Piave. Il presidente Soru potrebbe, a mio giudizio, ancora oggi, restituire dignità alla Sardegna, all'Istituzione che rappresenta e alle altre mille cose buone che certamente ha fatto nei tre anni di governo, se ammettesse di aver fatto un errore e, insieme ai suoi consiglieri e a quant'altri l'abbiano sostenuto, si adeguasse alla pronuncia dell'Alta Corte, riprendendo il cammino interrotto, recuperando, se necessario, anche le parti della stessa legge non inique né discriminatorie.
Diffondere, invece, l'idea che la Consulta si sia limitata a non riconoscere la presunta potestà impositiva della Regione, è - a prescindere da questa pur rilevantissima motivazione - non solo riduttivo ma anche e soprattutto fuorviante e pericoloso. Fuorviante perché distoglie l'attenzione dalle macroscopiche iniquità oggettivamente riscontrabili nel merito della legge e nei criteri applicati alla sua esecuzione. Pericolosa perché alimenta l'equivoco di far credere che la pronuncia della Corte abbia defraudato il popolo sardo di un suo diritto o di una sua facoltà, esercitata per finalità di interesse generale non altrimenti conseguibili.
Traggo questo mio convincimento dal tenore di migliaia di opinioni espresse da altrettanti cittadini, attraverso quello straordinario strumento di partecipazione di massa che Internet oggi consente e che si concretizza nei vari forum aperti sull'argomento. Da sardo, ancor prima che da cittadino, so che ci viene difficile ammettere i propri errori, ma confido che un uomo dello spessore del Soru possa serenamente superare questa caratteristica.
(red)
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