venerdì 15 febbraio 2008
Fulvio Dettori ha le ore o i giorni contati come direttore generale della presidenza della Regione. D'accordo, sia pure a malincuore e con disagio reciproco, lui e Soru hanno convenuto che la sua situazione fosse insostenibile nel ruolo apicale regionale. Il caso Saatchi&Saatchi è stato determinante e non solo per i risvolti giudiziari che ha avuto sullo stesso Dettori e di rimbalzo su Renato Soru. Sono venuti al pettine tanti nodi legati all'adeguatezza di Dettori nel difficile ruolo, che richiede una preparazione giuridica e operativa non sempre risultata all'altezza, così come le asprezze caratteriali di un personaggio molto sanguigno e aggressivo. Caratteristiche note da tempo, per l'attività svolta in altre funzioni delicate (il Coreco, il Comune di Alghero).
Ai vertici della macchina regionale, serve grande preparazione e la pacatezza di un mediatore di polso, che sappia anche smussare gli spigoli, non renderli più appuntiti con la sua personalità forte e talora arrogante. Il tempo per Dettori è scaduto perché il cambio non può essere più inteso come tentativo di Soru di scaricare sul suo direttore responsabilità attribuite anche a lui nel caso Saatchi. Dopo la notifica dell'avviso di garanzia ricevuto in Procura, il presidente non ha più alcuna ragione per non procedere a un cambio che aveva in mente da tempo. Aveva blindato Dettori contro il Consiglio e le convenienze politiche personali, benché sollecitato anche da molti suoi alleati. Ora che l'inchiesta ha raggiunto per primo lui, il presidente e il direttore hanno concordato dimissioni consensuali e di buona armonia per restituire serenità in un ganglio vitale della Regione. Questione di pochi giorni, forse.
Le candidature sono diverse. Ma tra i favoriti per prendere il ruolo di Dettori, in pole position c'è Giulio Steri. Brillante avvocato dello Stato con forti tentazioni e ambizioni anche politiche. È stato candidato della destra, su richiesta dell'amico Giorgio Oppi, iglesiente come lui e al quale non ha mai saputo dire di no, alla carica di sindaco della sua città: sconfitto sonoramente. Ha avuto anche incarichi ai vertici regionali, 16 anni fa, in qualità di assessore alla sanità, come espressione e garante del gruppo di comando dc-pci-psi allora provvisoriamente insieme al governo.
Non è un fattore sfavorevole, perché lo targa in modo opposto a Soru? Indubitabilmente. Ma il fatto è che Steri è, per unanime riconoscimento, è un tecnico brillantissimo e dinamico, dai mille rapporti e con grandi capacità di mediazione e sintesi. Il suo vecchio maestro, il prestigioso anche per moralità (oltreché straordinaria simpatia umana) Franco Serra, già capo dell'Avvocatura dello Stato e poi difensore civico della Regione fino al 2004, lo conosce come nessuno sul piano professionale e umano. Ne riassume le competenze e lo stile, definendolo di assoluta preparazione tecnica, «un avversario temibilissimo in ogni confronto», con grandi capacità operative «anche per le sua forte ambizione».
Renato Soru lo ha conosciuto avendolo come interlocutore nel passaggio di beni demaniali (da ultimo le Saline di Stato), ne ha avuto un contributo di forte impatto e ne ha riscontrato competenza, preparazione e dinamismo. Lo conosceva poco o nulla ma è stato quasi un colpo di fulmine: non certo sentimentale. Il presidente sente di avere bisogno intorno di una spalla tecnico-burocratica (ma non solo) e sembra averla non casualmente individuata in Giulio Steri. Salvo imprevisti, la definizione potrebbe arrivare a breve scadenza. Steri lascerebbe l'Avvocatura dello Stato, di cui è da molti anni un uomo di punta, preceduto da altri solo per questioni anagrafiche.
(red)
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari