venerdì 15 febbraio 2008
di Giorgio Melis
Appena una settimana fa, l'Unione Europea ha condannato l'Italia per la malfamata legge Gasparri-Berlusconi con cui si è realizzato un clamoroso abuso e imbroglio contro un operatore televisivo: privato platealmente dal ministro dei suoi diritti, per proteggere Rete4. Una sanzione morale e materiale (la vittima chiede giustamente un enorme risarcimento), ma soprattutto la conferma all'estero che l'Italia del Polo era contro il diritto e la legalità: il Paese delle leggi ad personam, oltre che del “pacco” digitale terreste di cui i sardi sono le prime vittime (sempre grazie Gasparri). Si dirà: pregiudizio europeo contro il Cavaliere. Ma anche interno. La Corte costituzionale che ha cassato in parte le cosiddette “tasse sul lusso” di Renato Soru (impugnate dal governo Prodi, peraltro), si era ripetutamente pronunciata perché Rete4 andasse sul satellite con una rete Rai. Berlusconi e Gasparri sono talmente rispettosi delle sentenze della Consulta da averle usate per anni come carta igienica.
Abbiamo perso il conto delle censure che la Corte costituzionale ha inflitto a scandalose leggi del governo di destra. En passant, lo ha anche bocciato quando ha impugnato la legge salvacoste di Soru. Gli scandalosi condoni tributari (“forza evasori”), di cui ha fruito per cifre enormi anche Mediaset, sono stati svillaneggiati come vergognosi dalla Corte dei conti, dalle autorità europee, dalla comunità economica internazionale, in ogni sede. Vi risulta che per tutte queste gigantesche “condanne” si sia mai sollevato un polverone paragonabile a quello per la bocciatura parziale delle tasse sul lusso? Si è mai levata da sinistra una ululante richiesta di dimissioni, di criminalizzazione come si sta facendo in queste ore? Allucinante, semplicemente.
Franco Cuccureddu, dinoccolato sindaco forzista di Castelsardo, quello dei “porti vuoti” senza neanche una barca a remi benché le cifre lo affoghino nel ridicolo, annuncia che «viene restituito ai sardi il diritto di sentirsi italiani ed europei al pari di tutti gli altri». L'aveva perso solo lui, quel diritto. Anzi non dovrebbe averlo e bisognerebbero levarglielo, ragionando da troglodita quale si qualifica. Il resto dei sardi sono e restano cittadini italiani ed europei: infinitamente più rispettati oggi grazie a Soru perché affrancati dai Pili, dagli Artizzu e dai Cuccureddu. Vada in Germania e a Bruxelles, se ce lo lasceranno entrare dopo essersi informati di quel che farnetica, e chieda se a metterci fuori dall'Europa sia stata una tassa irrilevante o il suo leader Berlusconi, allora premier: come quando, nel Parlamento di Strasburgo, dava del “kapò” a un prestigioso politico socialdemocratico.
È di uno squallore senza fine, questo sindaco che ci sembra per il suo dire una vergogna per un amato paese. «In questi anni, in diverse occasioni e in diversi contesti internazionali, ci è stato detto che non eravamo degni di restare in Europa, a causa di un tributo che puzzava molto di razzismo». Addirittura, la Regione razzista (nazista no?) per un prelievo fiscale: Soru come Himmler e i sardi indegni di stare in Europa per i quattro mori come la svastica. Cuccureddu sicuramente sì. Quasto misconosciuto leader internazionale con cui si confida l'intellighenzia europea è sprecato, non può restare in Sardegna: dove l'intelligenza non è sprofondata nelle sue bassure. Se queste sono le possibili new entries della destra, siamo proprio a posto. Rischiando l'ernia cerebrale, avrà capito che comunque la Consulta ha legittimato la tassa sui maxi-yacht, per la quale si straccia le vesti, smentito ogni fine estate proprio dai dati dei maggiori e più costosi porti turistici? Allora, anche i giudici costituzionali indegni di restare in Europa e razzisti? O solo lui indegno di dirsi sardo, per non umiliarci con simili idiozie?
Davvero, siamo a una tale regressione culturale e di cialtroneria da farci dubitare del futuro questa terra. La tassa sulle seconde case era illegittima perché violava il principio di parità. E finiva per colpire, tentando di non valicarlo, anche tanti emigrati sardi furibondi. Sul piano formale, Soru ha avuto torto dall'inizio. Lo abbiamo scritto non per scienza nostra ma dopo aver interpellato costituzionalisti come Pietro Ciarlo. Ma è mascalzonata indecente presentarne la bocciatura come una Waterloo (riferimento caro al coltissimo impomatato Vargiu, cronista di Videolina, che alterna saggi e lectio magistralis di economia ad elevate riflessioni sulle ripartenze dei pedatori celliniani) e un colpo mortale alla Sardegna. Ma ci hanno preso per imbecilli con la sveglia al collo, mentre suona al loro?
Soru ha sbagliato, è uno smacco politico. Se n'è assunto la piena responsabilità, rispetta come dovuto il verdetto della Consulta ma non si dice convinto. Su alcuni punti sostanziali non sbaglia, e non lo dice solo lui. La tassa sulle plusvalenze di transazioni immobiliari forse sarà impraticabile ma sarebbe sacrosanta. Lo saprebbe anche Cuccureddu, se ricollegasse il cervello alla lingua, l'organo pià attivo del suo sensorio. Proprio o anche perché valorizzate dal decreto salvacoste, al riparo da colate cementizie nei dintorni, centinaia di migliaia di ville di lusso sono oggetto di compravendite ignote (tranne le più famose) per cifre vertiginose, con una moltiplicazione di venti-trenta volte il valore originario. Al riparo da ogni tassa, con operazione estero su estero, senza versare un euro nelle casse pubbliche.
Davvero è così eversivo e “razzista” tassare per cifre ridicole affari così lucrosi e talora oscuri? Perché mai la Sardegna dovrebbe essere tagliata fuori dai superguadagni di operazioni speculative, possibili proprio per il pregio della nostra terra, su terreni spesso pagati un millesimo del loro valore attuale? Sarà forse formalmente impraticabile ma sul piano dei principi è sacrosanto. Tranne per i ritardati lacché degli straricchi. Che sono spesso ben più disponibili dei loro difensori non richiesti, utili idioti e leccaculi. Cosa c'entra il turismo, che comunqe è andato bene nel 2006 e benino nel 2007, in tempi di vacche magre in tutta Italia? Di ieri la notizia di un calo nazionale del 5 per cento durante le feste.
E poi bisogna sentire Mauro Pili, uno che ci ha sputtanato in Italia e oltre come nessun politico prima, proclamare che «ora qualcuno deve pagare i danni d'immagine provocati alla Sardegna e ai sardi. Per questo motivo abbiamo dato ad un pool di legali l'incarico di studiare una class action risarcitoria per i danni causati dalle tasse sul turismo e dall'arrivo dei rifiuti campani in Sardegna». Un'azione legale collettiva contro Soru. Ottima idea. A patto che prima ne sia intentata un'altra per lo sfregio e l'umiliazione inflitta ai sardi proprio da Mauretto: quello che ci fece finire su tutti i giornali perché aveva copiato le dichiarazioni programmatiche di Formigoni, facendo dei sardi lo zimbello nazionale per aver dimostrato che le Alpi svettano tra Campidano e Nurra: note zone per lo sci d'altura. Ci sono poi i danni interni. I miliardi sprecati per il turbo-tubo-bidone da Iglesias a Cagliari, con l'acqua di miniera. Per i 1.500 miliardi che stava per spendere in combutta col ministro-progettista-imprenditore Lunardi per il tubo sotto le bocche di Bonifacio, per portare l'acqua dalla Corsica al Tirso attraversando mezza Sardegna.
Di Pili meraviglierebbe solo se dicesse una cosa sensata. Ma anche chi usa argomenti meno grotteschi va oltre le righe: fino al ridicolo. Mario Diana dice che i 50 milioni di gettito persi stravolgono la Finanziaria. Certo, c'è tanto da rivedere. Ma la manovra è da 8,7 miliardi di euro, 50 milioni ne sono una frazione non gigantesca: la 174ª parte. Queste iperboli polemiche sono un poco allucinanti. Come la criminalizzazione dell'avvenimento. L'imposizione di quel balzello (resta però la tassa di soggiorno quella su maxi-yacht e aerei privati: per i charter e le navi da crocierà deciderà l'Europa) equiparata a un atto criminale, non un tentativo - opinabile e illegittimo per una parte - di portare più soldi nelle casse regionali e di esercitare un'autonomia impositiva mai ammessa. Come se si trattasse di una rapina tentata ai danni di poveracci per arricchire gli straricchi e non viceversa.
Detto dai personaggi squalificati che hanno massacrato il bilancio della Regione, dissipato le risorse, dentro un sistema di illegalità e malavitoso in cui sono stati coinvolti, condannati o sotto processo ex presidenti, assessori, dirigenti, notabili dei partiti del centrodestra negli anni del grande scialo alla Regione. Ma davvero possono processare qualcuno oltreché se stessi, e specialmente Soru che il bilancio l'ha risanato e ha introdotto una vera austerity nella spesa regionale? Amici e complici di ladri, grassatori, estorsori, concussori e concussi che hanno fatto strame dei soldi nostri. Queste facce di bronzo gridano per una tassa mal posta per farci dimenticare di quanto, alla loro ombra di governo e potere, si sia rubato.
Gridano anche perché questo miserabile centrosinistra era e in parte resta complice del malaffare. Gridano benché abbiano preso innumerevoli sberle dalla stessa Consulta, Consiglio di stato e Tribunale, in compagnia del Tar sardo. L'impomatato di Videolina ha fatto riferimento alla Corte dei conti contro le consulenze e lo scempio di denaro pubblico. È sfortunato e distratto, di sensorio non brillante, autolesionistico per il suo editore e gli amici. Il riferimento più crudo del procuratore Mario Scano era alla vicenda di Giuliano Guida, arrestato, processato con richiesta di molti anni di galera per un'infinità di reati e un mucchio di soldi trafugati alla Regione. Guida era un enfant prodige a tutto campo del Polo (Oppi lo portò alla corte dell'inconsapevole Cossiga). Era culo e mutanda, non solo metaforicamente, con il centrodestra, in precedenza braccio destro dell'allora assessore Pietro Pittalis. Il quale avrebbe fatto meglio a lasciare a Marracini settebellezze il compito di intimare la cacciata di Soru, con un altro udeurrino che addirittura parlava di galera se la condotta di Soru fosse stata di un presidente polista.
Avete capito bene? La galera per aver fatto approvare un'imposizione fiscale che la Consulta ha cassato. L'intimazione di dimissioni ha strappato a Soru una replica fulminante: «Devono dimettersi questi che sono saltati due o tre volte da uno schieramento all'altro». In effetti qualcuno lo ha fatto anche quattro volte: ma con la disinvoltura sfrontata e leggera di Marracini. Ma poi, via, con un leader ed ex ministro come Mastella costretto a dimettersi perché inseguito con la moglie dai magistrati (altro che montatura), un assessore che in Calabria è arrestato per collusione con la 'ndrangheta, innumerevoli personaggi incalzati dalla legge, la pattuglia sarda dell'Udeur non si può permettere. Rischia uno sputacchione in faccia, come quello che il suo campione al Senato - il Barbato che ci ha resi famosi nel mondo: l'ora dei clown, ha titolato il prestigioso giornale Der Spiegel, che Cuccureddu consulta ogni giorno per verificare il tasso di razzismo di Soru - ha rifilato al compagno Cusumano.
Hanno colto l'occasione per annunciare l'uscita dalla maggioranza. E chi ce li rivoleva? Dove vanno, se Mastella non sa dove andare, visto che fa un po' schifo a Fini e Bossi lo tratterebbe come Barbato ha fatto con Cusumano. Calma, ragazzi, calma. Il tagliente Maninchedda è diventato la star della giornata perché ha detto che, «a parte la giustizia sportiva e la Sacra rota», Soru è stato censurato da ogni magistratura. Troverà legalità ed etica nel Psd'az pulviscolare, col coerente Giacomo Sanna in bilico fra quattro mori e Pontida. Come mai non ha mai speso una parola sui tanti amici degli inquisiti, arrestati e processati che gli stanno attorno nelle file del Polo, alcuni davvero condannati per fatti penali gravi? Uno spirito magno come lui non può abbassarsi a parlare di volgari misfatti sanzionati dalla magistratura penale. Lui si occupa in servizio permanente effettivo del tiranno che lo ha portato in Consiglio regionale: deve fargliela pagare.
Da questi Robespierre da strapazzo, Soru non ha nulla da temere: buoni per le comiche alla brillantina, se appena li si affronta a viso aperto. Semmai potrebbe essere pericoloso l'imprevedibile, temibile sostegno di Maria Grazia Caligaris: polemica per la botta all'autonomia impositiva della Regione contenuta nella sentenza della Consulta. Per fortuna oggi tornerà coi Balia&Masia mammamia, i Cherchi&Lai, Giagu&Artizzu, Cucca&Biancu e compagnia cantante a difendere i Consorzi industriali, vanto di Sardegna. Mentre resta la certezza granitica dell'attacco di Mario Medde, che dopo aver celebrato la sua festa preferita (le Ceneri), è rimasto da solo a contestare l'accordo sul lavoro. In Consiglio è passato senza voti contrari. Ma il nostro è come torre che non crolla: combatte l'intifada individuale issando il cartello: okkupazione. Non ha altro da fare. Medde è in attesa solo della chiamata. D''essere candidato alla presidenza della Regione, che disperata cercherebbe asilo politico in Corsica.
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