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venerdì 15 febbraio 2008

Interventi.

Le “prime volte” di un'istruzione da rifondare
Risorse alle scuole e all'università,
un patto fondato su autonomia e responsabilità

di Maria Antonietta Mongiu *

Non ha dubbi la responsabile del progetto Ocse-Pisa, Karin Zimmer, quando analizza le ragioni del divario di risultati tra le scuole dell'Italia e quelle della Finlandia. La ricetta che riassume il successo è “valorizzazione dell'autonomia”. Parola troppo a lungo svuotata di significato ed effettività su scala nazionale; è imbarazzante dire di quella regionale. L'esperienza dell'Autonomia scolastica è emblematica: a suo tempo fu definita cantiere aperto; è stata di seguito declassata a cantiere dismesso ed infine è stata marginalizzata perché in avanzato stato di abbandono, a dispetto del Titolo V della Costituzione che configura la scuola un vero e proprio sistema delle autonomie, indipendente rispetto all'organizzazione statale e a quello delle istituzioni locali.

E allora quale miglior intervento piuttosto che proseguire con l'assistenza a pioggia e con i proggettifici variamente titolati e pagati, per arginare l'emergenza che di continuo si autoriproduce, che un piano programmatico fondato sulla centralità dell'autonomia scolastica ed universitaria protagonista del sistema formativo? A quell'autonomia costantemente vilipesa e costantemente bambina si attribuiscono non tanto estemporanee “paghette” ma investimenti che non trovano eguali sul territorio nazionale, ossia importanti risorse di bilancio - quasi trenta milioni di euro per anno fino al 2010 solo per l'istruzione - e soprattutto un progetto con metodologia e strumenti di valutazione e monitoraggio.

Possiamo argomentare a lungo sull'autonomia e sul suo orizzonte immateriale ma senza denari disponibili, i luoghi dell'istruzione in tutte le diverse fasi della vita avviliscono la qualità più alta non negoziabile, ossia il cuore e la testa di quelli che la frequentano. Senza biblioteche, senza laboratori, senza luoghi del confronto e della didattica, senza ricerca anche il cervello più strutturato e brillante e la volontà più determinata soccombono.

Per la prima volta in Sardegna si sta percorrendo la strada dei Patti formativi territoriali, finalizzati a una gestione unitaria e concertata degli interventi. Per la prima volta la Regione Sardegna ha avviato, nell'anno dell'istruzione e delle pari opportunità, un piano organico per il miglioramento dei livelli di istruzione e formazione, la cui base fondante è costituita dall'anagrafe dell'offerta formativa, della popolazione e dell'edilizia scolastica.

Per la prima volta gli studenti, attraverso la Consulta regionale, sono interlocutori privilegiati e responsabilizzati di questo assessorato che non li considera destinatari di disposizioni e direttive estranee alla loro volontà. Per la prima volta il monitoraggio, previsto in ogni fase del percorso per verificare il raggiungimento di singoli obiettivi, attraverso l'autovalutazione, rimarca un'importante differenza qualitativa dell'attuale piano regionale e la validità della modalità dell'azione regionale.

Questa molteplicità di “prime volte” altro non è se non il segnale della consapevolezza condivisa che soltanto lavorando insieme in una prospettiva che dall'immediato contempla il medio e lungo periodo si può iniziare ad abbattere le pesanti negatività registrate dai dati Ocse - Pisa.

Il progetto della Regione Sardegna - insieme con le autonomie scolastiche, le università, gli enti locali- è quello di trasformare i luoghi di elaborazione, costruzione, trasmissione del sapere in veri e propri presidi territoriali, aperti all'intera cittadinanza, che stimolino l'interesse e la passione verso l'apprendimento e saldino, attraverso la partecipazione e la condivisione delle esperienze, i legami tra le diverse componenti delle comunità. Al centro della scena didattico-pedagogica viene posto l'allievo, il docente e l'ambiente educante, valorizzati e qualificati attraverso un'alleanza con le autonomie locali e le qualità ed opportunità del territorio.

Per quanto attiene la scuola è stato messo in moto un insieme di interventi che in questi primi mesi del 2008 ha già cominciato a rinnovare l'ambiente educante e la geografia pedagogica del sistema scolastico, per incanalarlo nel piano del successo formativo e rientrare in una “normalità” da troppo tempo evasa.

La cultura è trascendimento dei saperi compartimentati e affermazione di una prospettiva unitaria dove competenze logiche, matematiche, linguistiche ed artistiche interagiscono per costituire inclusione. La cultura è condivisione di un sapere capace di declinarsi nell'abilità di fare, di inventare, di pensare. Dall'investimento su questo sapere dipende la qualità del nostro domani. Per questo i laboratori e la formazione dei docenti; per questo la lotta senza retrocessioni per una scuola e un'università capaci di preparare al meglio le generazioni che tra breve dovranno prendersi cura della nostra Sardegna.

Patto formativo territoriale e patto intergenerazionale sono alla base del nuovo percorso. Dal nido al master non dobbiamo consentire mai più soluzioni di continuità, abbandoni, o mortalità precoci nella costruzione dei saperi soggettivi e collettivi. Sarebbe imperdonabile, una volta presa coscienza della deriva a cui, se non si interviene, condanniamo le giovani generazioni.

In questo periodo si discute molto di istruzione e di università. È un bene! Non ne abbiamo mai discusso abbastanza; e se per caso ci troviamo in una dialettica così appassionata significa che nei decenni c'è stato una grande rimozione del tema. Abbiamo dato per scontato che il diritto allo studio fosse un dato acquisito ed invece è ancora un obiettivo difficile da conseguire. Spesso disquisiamo con dati non certi, con statistiche differenti a seconda delle premialità delle linee di finanziamento.

Il primo impegno di questo assessorato è stato dunque quello della raccolta dei dati per compilare l'anagrafe dell'istruzione, dalle classi primavera ai percorsi dell'alta formazione. La lettura dei dati, lo sappiamo, non è confortante. Basti pensare che i promossi senza debiti nella scuola secondaria non raggiungono il 40% degli studenti, con una distinzione importante che accentra i maggiori insuccessi sui maschi. E all'università non tira aria migliore: se i diplomati sono stati 14.856 nel 2006, il numero di laureati, negli atenei della Sardegna, precipita a 6.312 unità.

Ecco perché tanta insistenza per evitare sprechi e per incanalare risorse a favore del diritto allo studio e di una concreta politica delle pari opportunità, con ingenti contributi economici a chi non ha mezzi sufficienti e ai meritevoli, con la moltiplicazione dei posti letto per gli studenti, sollecitati a pretendere la qualità della didattica e la corrispondenza degli insegnamenti alle realtà del territorio.

Il domani è già iniziato e la responsabilità a cui sono e siamo stati chiamati ci impone rigore e di non indietreggiare rispetto agli standard e alle pratiche migliori. Crediamo nei nostri ragazzi e nelle nostre ragazze. E sentiamo l'obbligo etico e morale di attrezzarli con gli strumenti più adeguati per affrontare le sfide del domani. Il nostro vero welfare è l'istruzione.

* assessore della pubblica istruzione, Regione Sardegna


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