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giovedì 14 febbraio 2008

Vertice per coprire il “buco” della sentenza
Ricompattamento annunciato, senza Sdi
maggioranza autosufficiente o tutti a casa

di Marco Murgia

Le richieste di dimissioni? «Mi sembrano esagerati». Risposta ai capigruppo del centrodestra. Sulla sentenza della Corte costituzionale che boccia in parte le imposte legate al turismo e all'ambiente «rimane il dispiacere nel constatare che la Regione non può utilizzare una propria autonoma capacità impositiva nei confronti delle seconde case». Per il resto, «il bilancio regionale può tranquillissimamente riassorbire il mancato gettito» che sarebbe derivato da quelle tasse. Parole di Renato Soru al termine del vertice con i partiti del centrosinistra in Consiglio regionale, convocato in fretta e furia a poche ore dalla sentenza della Consulta sulle cosiddette tasse sul lusso. Ostenta tranquillità, il presidente della Regione, davanti all'ingresso degli uffici del terzo piano in via Roma circondato dai fedelissimi della coalizione.

Potrebbe essere il segnale di un ricompattamento attorno a quella che sino a qualche ora prima sembrava il colpo di grazia a una maggioranza in difficoltà evidente nella discussione sulla finanziaria. All'orizzonte ci sono temi caldissimi - i consorzi industriali e il ricollocamento del personale ex Esaf - su cui anche parte della coalizione non è disposta a cedere di un passo: invece quella mezz'ora attorno allo stesso tavolo potrebbe rappresentare una piccola svolta in direzione della distensione almeno temporanea nei rapporti interni.

L'assenza dello Sdi è un problema. Il segretario e consigliere regionale Peppino Balia non usa mezzi termini per chiarire la posizione del partito: «Evidentemente chi era deputato a valutare la validità giuridica degli atti ha commesso qualche leggerezza, ed è una espressione benevola», commenta prima di esprimere «profondo sconcerto: non parteciperemo ad alcun vertice in mancanza di un chiarimento».

Il chiarimento, almeno su questo argomento, sembra arrivato: con Soru che si accolla tutte le responsabilità e trova, insieme ai consiglieri del Partito democratico e dell'Italia dei Valori e agli assessori Secci, Congera e Foddis il modo per coprire i 50 milioni che erano previsti come entrate dalle tasse regionali: arriveranno da una riduzione degli investimenti in sanità (almeno trenta milioni) e dalla correzione di qualche altra voce iscritta a bilancio. Abbastanza per far commentare a Luciano Uras, capogruppo di Rifondazione Comunista, che «l'aria che tira è quella del ricompattamento»: tutto dopo aver chiarito, sottovoce, che «le previsioni de l'Altra Voce sulle possibili dimissioni del presidente potevano avere un fondamento sino a poco prima di questo vertice».

Facile che attorno al tavolo si siano anche fatti i conti: fuori i tre dell'Udeur (Marracini, Pittalis e Lai) e con l'incognita dei socialisti pronti a dare battaglia sui consorzi industriali, la maggioranza è formata da 43 consiglieri. Un numero che garantisce comunque di portare a casa i risultati. I tre, quattro franchi tiratori del centrosinistra potrebbero poi essere compensati dalle assenze strategiche tra i banchi del centrodestra: dove alcuni consiglieri sanno benissimo che la caduta del governo regionale e quindi del Consiglio significherebbe rinunciare a una poltrona a dir poco remunerativa. La prova? I voti mancanti in almeno due occasioni decisive nella discussione in corso sulla finanziaria.

Avanti così, allora, dopo quella che è una mazzata soprattutto dal punto di vista dell'immagine. Al termine del vertice la sensazione è che il presidente, davanti alla stessa situazione, porterebbe avanti lo stesso ragionamento: «Questa tassa era nata all'inizio della legislatura, quando abbiamo trovato un bilancio disastrato e in gravissima difficoltà. In assenza di risposte da parte del governo allora in carica, avevamo utilizzato la possibilità offerta dall´articolo 8 dello Statuto di imporre tasse sulle attività turistiche, avendo consultato alcuni tra i massimi costituzionalisti italiani, con l´obiettivo tra gli altri di favorire il riequilibrio territoriale fra la costa e l´interno della Sardegna». Sino a qui la natura delle imposte, da sempre contestatissime.

Poi la svolta di ieri: «La Corte Costituzionale ci dice che alcune delle nostre previsioni, anche le più importanti, non possono essere praticate. Ma nel frattempo il confronto con lo Stato sulla vertenza delle entrate si è risolto positivamente», quindi «il mancato introito di queste imposte sarà facilmente assorbibile dal bilancio regionale». Quello che resta è il «dispiacere nel constare che la Regione non può utilizzare una propria autonoma capacità impositiva nei confronti delle seconde case»: dispiacere grosso, a pesare quanto la Giunta avesse puntato su quelle imposte, ma anche perché le seconde case «rappresentano una parte rilevantissima delle nostre attività turistiche e impattano in maniera importante nel consumo del patrimonio ambientale: pur generando reddito in Sardegna, non contribuiscono alla fiscalità regionale».

C'è anche il tempo per una battuta, sibillina e tagliente al punto giusto. Arriva ancora dal capogruppo di Rifondazione: «La Corte costituzionale mette una pietra tombale sulle pretese di federalismo fiscale anche della Lega Nord e dei suoi alleati». Come dire: non vale per la Sardegna, non deve valere per nessuno.


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