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giovedì 14 febbraio 2008

La Consulta ha bocciato Soru per le imposte
sulle seconde case, sì alla tassa-soggiorno
e sui grandi yacht. La destra: si dimetta subito

Tasse sul lusso: molti no pesanti e qualche sì significativo per la Regione. La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime le norme introdotte dalla Regione e volute da Renato Soru. La bocciatura riguarda però solo le imposte regionali per chi non risiede nell'isola e possiede una seconda casa per uso turistico e quelle per le plusvalenze sulle compravendite di tali case. La Consulta ha però respinto i rilievi di illegittimità sulla tassa di soggiorno (facoltativa, a discrezione dei Comuni) e quella sui maxi-yacht e gli aerei privati. Mentre sulla tassabilità dei voli charter e delle navi da crociera la Consulta ha investito del caso la Corte di giustizia europea. Ora chi ha pagato le imposte dovrà essere rimborsato.

Una botta per la Regione, attenuata dalla convalida delle altre norme. L'opposizione di destra (ma il ricorso era del governo presieduto da Romano Prodi) esulta e addirittura chiede le dimissioni di Soru. Il quale, nel rispetto del verdetto, si rammarica perché si nega la potestà impositiva della Regione e sottolinea che le tasse erano state decise in una fase di grandissima difficoltà finanziaria. Ora si provvederà alla copertura in bilancio delle risorse inserite che decadono (il punto più dolente per il gettito previsto è il venir meno dei tributi sulle seconde case).

La sentenza. «La Corte costituzionale - si legge nel comunicato della Consulta - ha dichiarato l'illegittimità costituzionale:

  1. dell'imposta regionale sulle plusvalenze delle seconde case ad uso turistico, prevista dall'articolo 2 della legge della Regione Sardegna n. 4 del 2006, sia nel testo previgente che in quello attualmente in vigore;
  2. dell'imposta regionale sulle seconde case ad uso turistico, prevista dall'art. 3 della medesima legge regionale, sia nel testo previgente che in quello attualmente in vigore.

La Corte ha altresì dichiarato non fondate le questioni di illegittimità costituzionale riguardanti:

  1. l'imposta di soggiorno prevista dall'art. 5 della legge regionale n. 2 del 2007;
  2. l'imposta regionale sullo scalo turistico degli aeromobili e delle unità da diporto, prevista dall'art. 4 della suddetta legge regionale, sia nel testo previgente che in quello attualmente in vigore.

Per quest'ultima imposta, la pronuncia di non fondatezza non riguarda né le ipotesi di scalo effettuato da unità da diporto esercitate a fini di lucro né le ipotesi di scalo effettuato da aeromobili che svolgono operazioni di «aviazione generale di affari» (cioè, operazioni di trasporto di persone compiute senza remunerazione per motivi attinenti all'attività di impresa). Con riferimento a dette due ipotesi, la Corte costituzionale ha sospeso il giudizio ed ha chiesto alla Corte di giustizia della Comunità Europea di pronunciarsi in via pregiudiziale sulla compatibilità dell'imposta con le norme del Trattato dell'Unione europea».

È la prima volta che la Corte costituzionale effettua il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia, ai sensi dell'articolo 234 del Trattato CE.

Le reazioni. La decisione della Corte Costituzionale si traduce in una negazione del principio dell'autonomia impositiva. Questo il commento di Soru. «In un momento di gravissima difficoltà del bilancio regionale e in assenza di risposte da parte del governo allora in carica, avevamo utilizzato la possibilità offerta dall'articolo 8 dello Statuto di imporre tasse sulle attività turistiche, avendo consultato alcuni tra i massimi costituzionalisti italiani, con l'obiettivo, fra gli altri, di favorire il riequilibrio territoriale fra la costa e l'interno della Sardegna. Oggi la Corte Costituzionale ci dice che questo non è possibile. A seguito della conclusione della vertenza con lo Stato per le entrate, il mancato introito di questa imposta sarà facilmente assorbibile dal bilancio regionale. Tuttavia rimane il dispiacere nel constatare che la Regione non può utilizzare una propria autonoma capacità impositiva nei confronti delle seconde case nella fascia costiera che rappresentano una parte rilevantissima delle nostre attività turistiche e che impattano importante nel consumo del patrimonio ambientale, che pur generando reddito in Sardegna, non contribuiscono alla fiscalità regionale».

Tutte d'assalto le reazioni del centrodestra. Per il gruppo di Alleanza Nazionale, «una decisione che avevamo ampiamente previsto e che dimostra quanto sia stata irresponsabile l'ostinatezza con cui il governatore Renato Soru e la maggioranza di centrosinistra hanno confermato e continuano a voler confermare un'imposizione illegittima nonostante i rilievi più volte mossi loro non tanto e non solo dall'opposizione in Consiglio regionale ma persino dal governo nazionale amico». Secondo An, «la decisione della Consulta è un disastro politico senza precedenti per la giunta Soru, che ora sarà costretta a ritirare la Finanziaria. Con il decadere delle imposte regionali, infatti, verrà meno una fonte di entrata e con essa la copertura finanziaria della manovra. È la prima volta nella storia dell' autonomia che assistiamo a un fatto simile: solo il delirio di onnipotenza di Soru poteva trascinare la Sardegna così in basso».

Per l'Udc Capelli, la sentenza avrà conseguenze gravi: «aumenterà il disavanzo da 805 milioni previsto nel comma 2 dell'articolo 1 della finanziaria e le entrate calcolate per il 2008 non ci sono più. Allora serve capire dove stiamo andando con questo governo regionale: facciano le valigie e vadano a casa». Per Ladu (Fortza Paris) «finalmente è fatta giustizia su una ingiustizia della Giunta. Da tempo dicevamo che le imposte erano illegittime. È un giorno di gioia per l'opposizione che vince una battaglia politica importante ma soprattutto per quei malcapitati che hanno dovuto pagare un balzello ingiusto».

L'Udeur chiede le dimissioni immediate del presidente della Regione per evitare altri guai ai sardi; se confermata è l'ennesima violazione su cui si è dovuta pronunciare la magistratura e in questo caso l'ennesimo arbitrio di un presidente che pensa di incarnare la legge. Ora il governatore tragga dalla sentenza l'unica conclusione possibile, si dimetta e non si ripresenti mai più alle elezioni, per rispetto verso il popolo sardo».

Secondo Giorgio La Spisa «tutti i nodi vengono al pettine» e «segnano il fallimento di Soru». Il capogruppo di Forza Italia continua affermando che «è fin troppo facile dire: avevamo ragione noi! Eppure la illegittimità del nuovo sistema di imposte create dal fantasioso Governatore della Sardegna era evidente fin dal primo momento in cui sono giunte in Consiglio regionale. Ora il rispetto della Costituzione può considerarsi salvo, ma il danno arrecato al sistema turistico, al mercato immobiliare e alla stessa immagine della nostra isola è difficilmente quantificabile e peserà per molto tempo sulla nostra economia e sull'occupazione. Pian piano tutti i nodi vengono al pettine, ma purtroppo, a pagare le conseguenze di questi madornali errori non saranno coloro che li hanno commessi. Non dimentichiamo, infatti, che tutta la sinistra ha condiviso e difeso a spada tratta queste scelte legislative irrazionali e devastanti».

Le politiche del lavoro che in queste ore si stanno affrontando nella Finanziaria, in Consiglio regionale, sono appesantite proprio dalla gravità della crisi economica dell'Isola. Una crisi che ha origini lontane, ma che è fortemente appesantita proprio dal crollo del sistema delle imprese in Sardegna. Il presidente della Regione dovrebbe, coerentemente, trarre le doverose conseguenze di questo fallimento - conclude La Spisa - e lasciare che il popolo sardo possa scegliere un altro governo e un'altra maggioranza».

La vicenda. A sollevare dubbi sulla legittimità delle norme regionali era stata la presidenza del Consiglio dei ministri. Martedì mattina si era svolta a Palazzo della Consulta l'udienza pubblica sul ricorso del Governo. L'avvocato dello Stato Glauco Gori aveva contestato, in particolare, la legittimità della potestà impositiva della Regione nel caso specifico, mentre gli avvocati della Regione, Graziano Campus e Paolo Carrozza, avevano invece sottolineato la legittimità della potestà legislativa in questa materia in quanto esercitata in armonia con i principi del sistema tributario dello Stato. Gori, da parte sua, aveva inoltre contestato la possibilità di imporre tasse sul turismo, mentre i difensori della Regione avevano ribattuto che le imposte in questione non riguardano direttamente il turismo ma erano state istituite per altri scopi, tra cui quello della salvaguardia dell'ambiente».

(red/AGI)


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