giovedì 14 febbraio 2008
di Marco Murgia
Festa mesta, a metà, per Molentargius. C'è la firma per il trasferimento alla Regione degli immobili presenti all'interno dell'area protetta delle Saline di Cagliari: ma l'accordo con l'Agenzia del demanio e i Monopoli di Stato arriva proprio all'indomani della bocciatura, in Consiglio regionale, dell'emendamento alla finanziaria che avrebbe assegnato le risorse necessarie per le attività di promozione e protezione del sito naturalistico. Uno scivolone arrivato a voto segreto, con successiva ammenda da parte degli onorevoli in via Roma: una questione certamente risolvibile, di sicuro temibile nel metodo che trasferisce la lotta politica in sfere che dovrebbero essere superpartes.
È un passaggio, quello avvenuto in Consiglio, che in parte offusca un risultato eccezionale. Sembra anche il motivo per cui al momento della firma nel palazzo Sali Scelti - presenti il presidente della Regione Renato Soru e i direttori dell'Agenzia del Demanio Elisabetta Spitz e dei Monopoli di Stato Fabio Carducci - i sorrisi sono pochi. Peccato: perché il trasferimento dell'intero compendio, quello racchiuso nel cosiddetto “recinto fiscale”, comprende la palazzina dell'ispettorato e della direzione, dieci alloggi con ripostigli e autorimesse, la chiesetta del Santissimo Nome di Maria; ancora, i locali dell'ex scalo: la portineria e gli spogliatoi, l'officina, le autorimesse, i magazzini, la centrale e la cabina elettrica, la mensa e la guardiola della vigilanza. Non è poco, anzi.
Nella delibera di una settimana fa che aveva dato la stura agli adempimenti degli ultimi passaggi burocratici il trasferimento dei beni è indicato come «indispensabile per la concreta attivazione del Parco di Molentargius». E la suggestione dello straordinario ambiente, tra voli di fenicotteri, ammirazione ancora quasi incredula per i nuovi ospiti - i maestosi, festosi, allegri pellicani - in uno scenario di sole e colori, immaginando la valorizzazione che potrà essere fatta di quegli storici edifici da archeologia industriale, hanno ristabilito il buonumore prima del ritorno all'angosciante Consiglio delle trappole e delle faide che non risparmiano un bene straordinario per la città e la Sardegna, cinicamente colpiti per un obbiettivo trasversale.
Insomma, una grande giornata che avrebbe meritato ben altro clima politico bipartisan, non l'ombra fatta cinicamente calare sulla funzionalità del parco. ll presidente Gigi Ruggeri rilancia l'allarme di qualche tempo fa: «Se non ci sarà il finanziamento», sottolinea il sindaco di Quartu, «il Parco di Molentargius chiuderà. Non è una minaccia ma solo una constatazione: paghiamo solo per la movimentazione delle acque una bolletta di 300 mila euro. Ci auguriamo sia un incidente di percorso». Da qui l'appello ai consiglieri regionali per mettere da parte «il meccanismo di faide» e lasciare spazio «alla responsabilità: non avrebbe senso trasferire gli edifici dello Stato se vengono a mancare le risorse per far funzionare l'area».
Le prime garanzie arrivano proprio dalla Giunta: «Troveremo le risorse nel bilancio regionale», assicura Soru. Stizzito, evidentemente, per quanto accaduto in Consiglio, davanti a un problema che non è economico - l'emendamento prevedeva un milione 400mila euro da destinare all'ente parco in tre anni - ma tutto politico: con buone responsabilità delle assenze e dei franchi tiratori al momento del voto tra i banchi della maggioranza. Da lì arrivano anche i commenti di due esponenti del Pd vicini al presidente: «Il modo per rimediare c'è ed è prevedere il finanziamento mancato nel bilancio, dove esistono capitoli utili allo scopo», dice Chicco Porcu, «e servono almeno 900mila euro. Il Parco regionale del Molentargius è un patrimonio della Sardegna». In Consiglio c'è stata «una caduta di stile facilitata anche, è giusto ricordarlo, dai contrasti che si trascinano in maggioranza e che hanno fatto mancare qualche voto di troppo nel momento decisivo».
Secondo Marco Espa, poi, «affossare incoscientemente lo sviluppo del Parco (un bene che non è certo di destra o di sinistra ma è patrimonio di tutti) non può che fare del male alla stessa politica: i cittadini non capiscono chi non lavora per il bene comune. Non vorrei che, dopo il disastro Poetto, il centrodestra ritenga superfluo proteggere un bene ambientale cosi prezioso per tutti, non lo possiamo consentire. Spero che il presidente Soru e l'assessore Secci perseguano la virtuosa politica di salvaguardia ambientale e sappiano dare un rimedio immediato con una variazione nella legge di bilancio, e che tutti votino a favore».
La censura arriva da Legambiente: l'emendamento bocciato è «un paradosso che rischia di vanificare gli sforzi e gli ingenti investimenti compiuti da 20 anni perché l'ecosistema dello stagno risorgesse e si trasformasse in una della più belle realtà naturalistiche dell'intero Mediterraneo». Per il presidente Vincenzo Tiana è «una disattenzione da parte dell'assemblea regionale che sa di beffa, proprio nel momento in cui dopo tante attese la Giunta regionale, l'iniziativa dell'insieme delle associazioni ambientaliste e in particolare dell'associazione per il Parco Molentargius-Saline-Poetto e di migliaia di cittadini prendeva in carico la gestione diretta dei beni delle Saline dello Stagno di Molentargius riscattandoli dallo Stato».
Dal centrodestra, invece, la prima risposta è tutta di carattere politico: con una mozione in cui si chiede perché la Regione debba dare in permuta uno spazio di sua proprietà ai Monopoli di Stato mentre il trasferimento degli immobili dallo Stato dovrebbe essere gratuito. La ragione è semplice, chiarita dallo stesso Soru: «La Sardegna ha diritto di avere a titolo gratuito tutti i beni dismessi: la palazzina della direzione è ancora utilizzata dai dipendenti del Monopolio, quindi non è dismessa. L'amministrazione accetta di trasferirsi in via Caprera, in alcuni uffici dell'assessorato ai Trasporti che si passerà invece in viale Trento, nel palazzo della Regione». Una permuta necessaria per accelerare le procedure.
È un accordo, questo, che si inserisce in un quadro più ampio e mette fine a un contenzioso iniziato nel 2002. Entro poche settimane, forse già tra un mese, saranno chiusi anche quelli che riguardano i beni dismessi dello Stato e quelli che fanno capo al ministero della Difesa: un patrimonio ancora non quantificato su tutto il territorio regionale ma che solo per l'area di Cagliari comprende un'ottantina di beni: tra gli altri, la struttura dell'ospedale Santissima Trinità in via Is Mirrionis e gli edifici in viale Colombo.
Il presente sono le Saline, nonostante la battuta a vuoto in via Roma: «Naturalmente saranno necessari importanti attività di manutenzione delle strutture e la movimentazione delle acque», continua Soru. «Il Parco», 1.600 ettari complessivi, di cui 600 di specchio palustre, «ha maggiori gradi di responsabilità di gestione ma ci sono grandi progetti per rilanciare un'area umida unica nel territorio isolano. La Regione discuterà con le amministrazioni interessate e, contestualmente, organizzerà un concorso di idee per trovare l'utilizzazione migliore degli immobili delle Saline, di modo che sia assicurata la loro valorizzazione e la fruizione da parte della città».
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