giovedì 14 febbraio 2008
di Giorgio Melis
Gira storto per Renato Soru: mentre tante altre cose gli vanno per il verso giusto. Martedì ha incassato dal ministro-professore Nicolais (grande esperto internazionale) l'applauso per il record della Sardegna, modello per l'Italia in evoluzione informatica della pubblica amministrazione. Ieri lo Stato gli ha consegnato il compendio delle ex Saline di Cagliari, essenziali per il parco di Molentargius: a completamento dei territori ed edifici statali sottratti alle servitù militari e restituiti alla città, con potenziale enorme di sviluppo. Poche ore dopo, la doccia fredda della Consulta. No alle imposte sulle seconde case e sulle plusvalenze della loro vendita: incassando tuttavia anche il sì per la tassa di soggiorno facoltativa per i Comuni e per quelle - rigettate furiosamente dalla destra - sui maxi-yacht e gli aerei privati (sui voli charter e navi da crociera la parola passa alla Ue).
Danno d'immagine e di sostanza: viene meno il gettito principale, quello sulle seconde case. Ma come sempre esagera la vociante destra tribal-nuragica nell'intimare a Soru dimissioni immediate. Non è stata ancora informata che Berlusconi e Fini, come da sempre Veltroni, hanno deciso di abbassare i toni, di andare a un confronto serrato ma non urlato e gladiatorio. I destri sardi sono rimasti al coltello fra i denti e alle grida, mentre il loro leader cambiava toni e comportamenti: prima o poi si adegueranno. Soru potrebbe davvero dimettersi. Non per le loro intimazioni. Per lo scollamento della maggioranza, amplificato dall'aiuto per il voto segreto del “basista” politico, il Polo: che altrimenti è a tocchi peggio del centrosinistra.
La sentenza della Consulta è la bocciatura di una legge opinabile quanto si vuole (ma in parte anche convalidata) e ritenuta incostituzionale. Mirata comunque a portare nel bilancio della Sardegna cespiti in più: alcuni continuano ad apparire sostanzialmente sacrosanti. Tantissime persone (non gli emigrati, certo) continuano a usufruire dei servizi pagati dai sardi spesso senza lasciare un euro nell'isola. Una buona intenzione, sbagliata in parte secondo la Consulta: ovviamente da accettare per rispetto, non solo perché inappellabile. Norme volute per incrementare il gettito regionale, mica per metterlo in tasca di qualcuno. Ne deriva forse una questione giudiziaria? In Sardegna ce n'è una ma di altro segno. Tra scandali, arresti, processi, condanne esiste e investe un intero sistema politico e di potere, col coinvolgimento invasivo di decine e decine di esponenti del centrodestra: per i misfatti dal 1999 al 2004. Sui quali bisognerà infine formulare un dossier per gli smemorati che oggi osano alzare la voce.
Comunque, se ogni volta che la Consulta ha bocciato le leggi ad personam ed altro - ben più gravi e squalificanti nel mondo - Berlusconi si fosse dovuto dimettere come i suoi chiedono a Soru, sarebbe dovuto sparire innumerevoli volte dalla scena politica. Quanto al Polo, ha preso - insieme al Tar Sardegna - tanti di quei pestoni dal Consiglio di Stato e dal Tribunale di Cagliari , facendo spendere una barca di miliardi per referendum squinternati , da doversi tappare la bocca: altro che gridare.
Questo per quanto riguarda le polemiche dell'ultimo giorno. Resta invece, con qualche schiarita che potrebbe essere ingannevole, il problema dello scollamento della maggioranza. Esploso nella bocciatura miserabile dell'atto amministrativo per consentire il finanziamento del parco di Molentargius, che non ha i soldi neanche per pagare le bollette. Una vittoria gloriosa, questa propiziata a scrutinio segreto dal “basista” assembleare Ignazio Artizzu: con la colpevole assenza di diversi esponenti della maggioranza. Un fatto politico? Anche. Ma soprattutto di cinismo irresponsabile: chissà se Artizzu chiederà il voto segreto quando si parlerà del “suo” Casic, dove siede e incassa come consigliere d'amministrazione.
Artizzu è lo squallidone che conosciamo (quello dell'agguato preparato contro la norma sulla parità uomo-donna), anche indegnamente cagliaritano perchè pronto ad affossare un intervento per una delle perle della città. Ma è anche peggio il sindaco Emilio Floris: vicepresidente del parco di Molentargius, non ha detto una parola sulla pugnalata contro un compendio straordinario della città che così male rappresenta. Coerente. È il sindaco che lasciò massacrare il Poetto dal suo compagno di partito Balletto: senza una minima protesta, anzi rinviando di un anno (12 mesi, 365 giorni) il dibattito sullo scempio dopo poche ore di discussione.
Figurarsi cosa gli frega che il Molentargius vada in malora. Deve pensare a cacciare gli operatori del mercato all'ingrosso di viale Monastir, triplicandogli di colpo il canone, perché riottosi o impossibilitati a trasferirsi a caro prezzo a Sestu, nel mercatone privatizzato (ne riparleremo, di quest'oscura vicenda) del suo amico Sergio Zuncheddu. Se questa è la sensibilità del sindaco delle aree sbloccate per l'edificazione selvaggia (vedo un buco e lo sfrutto, con concessioni mirate: la destinazione a verde consentirà di avere giardinetti condominiali, anziché pubblici), figurarsi cosa ci può attendere da un figurante come il nerofumo Artizzu.
Ma non è dall'opposizione immaginaria che vengono i veri problemi a Soru. La sua maggioranza è a tocchi, infida, in difesa del potere della casta di centrosinistra in sinergia con quella di destra. Con gli ultimi fatti, si è entrati in una fase di vera pre-crisi. Soru non avrebbe nessuna voglia di dimettersi: nessuno può negare che sia un lottatore determinato. Ma la sua rinuncia possibile era ed è ancora un'eventualità concreta. Non per scelta ma per necessità e dignità. Non vuole farsi umiliare e cuocere a fuoco lento, fino a doversi dimettere quando la sua immagine fosse distrutta e il suo ruolo delegittimato: come accadde a Palomba e poi a Pili. Proprio perché rifiuta di fare la stessa fine, pugnalato in Consiglio da nemici in maschera associati all'opposizione “basista”, attende i prossimi sviluppi. Se ci saranno altre imboscate significative, preludio a un calvario nell'ultimo anno, si sentirà obbligato a una scelta traumatica.
È una convinzione maturata da tempo ma tenuta riservata a tutti. Tuttavia evidente, conoscendo il temperamento del personaggio. Anche giusta e doverosa, per il rispetto del ruolo che deve ai sardi. È una “carta coperta” non in termini di minaccia o difensiva: semplicemente, sarà rivoltata e dichiarata automaticamente se le condizioni lo imporranno. Meglio dimettersi che essere dimessi: questione di dignità. Nessuno può dubitare che lo farà davvero: è arrivato dove è arrivato fuori della politica, potrà andare ben oltre contestandone il miserabile gioco al massacro. Non è lui a temere di perdere la poltrona in Consiglio. Ieri, anche per parare il buco in bilancio aperto dalla sentenza della Consulta, s'è svolto un vertice dal quale i leaders dei partiti (escluso lo Sdi, irrilevante e ostile, all'opposizione in forme diverse ma sostanzialmente uguali e peggio del Polo) sono usciti soddisfatti. Si è dichiarato un ricompattamento sincero per alcuni, ipocrita per altri in Consiglio. «Fino alle 17, l'ipotesi di dimissioni di Soru con elezioni anticipate era concreta: ora si è allontanata», commenta il rifondarolo Luciano Uras.
La verifica non tarderà ad arrivare. Se negativa, prepariamoci davvero ad elezioni anticipate anche per la Regione. Infinitamente meglio della lunga agonia di altre Giunte con diverse maggioranze. Voto obbligato per la pulizia di certe stalle consiliari. La situazione è ancora in bilico, Soru ne è consapevole e non commenta: aspetta. Resta il nodo dei socialisti: se non può esser sciolto, si recida. Con il dipietrista Salis, Pd e Sinistra Arcobaleno arrivano a 43 voti. Hanno l'autosufficienza per non subire la guerriglia dello Sdi. Se poi non sono uniti, gloria: tutti a casa. Se ci sono eletti del Pd che preparano nuove trappole (Silvio&Silvio, Silvio Lai e Silvio Zuncherchi, già presidente della società del mercato all'ingrosso di Sestu, finito totalitariamente all'editore de L'Unione Sarda), o Cabras tace e acconsente, diventandone connivente, oppure gli comunichi ufficialmente che non potranno essere ricandidati dalla solidarietà con l'opposizione: perdita irreparabile, in voti e apporto di statisti. E si vada davvero alle urne: i sardi capiranno.
Sarebbe cosa buona e giusta. Specie tagliare lo stipendio da ventimila euro per i prossimi 15 mesi di legislatura ai guastatori: tantissimi sardi sarebbero felici di festeggiare la prossima edizione de “sa Die” con tanti squallidi personaggi disarcionati e cacciati dalle poltrone dorate. Triste consolazione. Infinitamente consolatoria, però, che vedere tanti disonorevoli ingrassare con i nostri soldi solo per fare danno. Ricordiamoci che la Finanziaria è ancora per aria (ultimi in Italia) perché non si devono toccare gli scandalosi Consorzi industriali di potere e malaffare, né si vogliono rinnovare le liste per il Parlamento: solo andare avanti con un'imbarcata di nuovi assunti alla Regione. Grazie anche al sostegno dei mallevadori sindacali. Quand'è che si vedranno i disoccupati disorganizzati chiedere conto a Cgil- Cisl-Uil e ai loro bonzi perché badano solo ai loro associati, considerando gli altri sventurati come inevitabili, inguardabili, indifendibili “discariche sociali”?
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