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mercoledì 13 febbraio 2008

Tuvixeddu, Regione al Consiglio di Stato
due appelli già vinti contro il Tar
in vicende diverse. Solo esposti in Procura

Come previsto e annunciato, la Regione ricorrerà contro le recenti sentenze del Tar Sardegna che hanno bocciato i nuovi vincoli di tutela paesaggistica sul colle di Tuvixeddu. Nella riunione di ieri presieduta da Renato Soru, la Giunta ha deliberato di chiederne l'annullamento al Consiglio di Stato, previa sospensione. La stessa delibera ha affidato l'incarico di rappresentare la Regione agli studi legali romani Cerulli Irelli e Carrozza. Sulla vicenda resta accesa la polemica, anche perché si è parlato di un intervento della Procura di Cagliari dopo la sentenza del Tar. In realtà è in atto l'ordinario iter (né atti significativi e tanto meno procedimenti o avvisi) per l'esposto presentato dai legali di Compresa di Gualtiero Cualbu dopo l'imposizione dei vincoli ora sbloccati.

I cantieri stanno per esser riaperti. Ma forse sarà la stessa impresa a non impegnarsi a fondo. Il ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar richiede anche la sospensione, prima del giudizio di merito, delle ricadute pratiche: ovvero la decadenza dei vincoli. Con reazioni immediate dell'opposizione. Per Giorgio La Spisa, capogruppo di Forza Italia, «la decisione della Giunta regionale non sorprende: è, infatti, l'ennesima dimostrazione dell'ottusa ostinazione con cui la presidenza ha affrontato le questioni più spinose e controverse di questa legislatura. Il pronunciamento dei giudici del Tar è caratterizzato non solo da rilievi di natura formale o procedurale, ma tocca questioni sostanziali di grande rilevanza. È in discussione la legittimità dell'atto che ha interrotto l'esecutività di un importante accordo di programma, firmato anni fa al termine di un lungo confronto fra le istituzioni e le varie rappresentanze sociali. Insistere sulla via del contenzioso amministrativo significa voler portare alle estreme conseguenze uno scontro che produce grandi danni allo sviluppo dell'area cagliaritana, ma soprattutto approfondisce l'effetto devastante sulla certezza del diritto che è un caposaldo della civiltà giuridica».

Forse servirebbe maggiore prudenza da parte di tutti, anche dell'opposizione, rispetto a dichiarazioni tranchant: l'ottusa ostinazione ha finora premiato la Regione contro il Tar. Intanto non si può censurare il ricorso in appello perché il Polo lo ha fatto a sua volta in varie occasioni: non si vede perché debba essere censurato quello della Giunta se, a torto o a ragione, ricorre contro il verdetto di primo grado. Anche perché ci sono precedenti molto freschi e clamorosi nei quali il Tar Sardegna è stato sconfessato malamente.

Proprio nei giorni scorsi, il Consiglio di Stato ha bloccato la realizzazione di un nuovo centro commerciale a Sassari. Il massimo organo della giustizia amministrativa ha accolto il ricorso della Regione contro un'ordinanza del Tar Sardegna a favore della Sarda Vibrocementi srl, che aveva siglato un contratto preliminare con la Carrefour per accorpare quattro strutture di vendita in modo tale da realizzare una grande struttura commerciale più grande. Il procedimento è stato bloccato perché mancava il nulla osta della Regione, contraria in quanto la nuova struttura andava contro il piano regionale per il commercio.

La Sarda Vibrocementi srl aveva quindi presentato ricorso contro la Regione e contro il Comune di Sassari, che aveva negato l'autorizzazione. Il Tar aveva concesso la sospensiva del provvedimento ravvisando il “danno grave e irreparabile” per il ricorrente. Ma il Consiglio di Stato ha riformato, con ordinanza, la decisione del Tar, sottolineando che «il ricorso in appello si presenta assistito dal fumus boni iuris in relazione alle caratteristiche della struttura». In questo modo i giudici del Consiglio hanno anticipato l'indirizzo che seguiranno nel giudizio di merito mostrando di ritenere fondato il ricorso della Regione contro la realizzazione di una struttura commerciale senza il nulla osta previsto dalla normativa vigente.

Se questo verdetto è di tre giorni fa, non meno clamoroso un duplice precedente sul referendum per il Piano paesaggistico regionale. Anche se per quanto riguarda Tuvixeddu è convinzione fra gli esperti che nell'iter regionale possano esserci stati passi falsi formali e sostanziali. Comunque, sul Ppr era stato il Polo a ricorrere contro la decisione dell'Ufficio regionale del referendum che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di consultazione. Si era rivolto al Tar Sardegna, che aveva ribaltato il precedente verdetto. Notare che l'Ufficio del referendum è composto da presidenti di sezione della Corte d'Appello e del Tribunale di Cagliari, della Corte dei Conti e dello stesso Tar. Il tribunale amministrativo regionale aveva sorprendentemente cassato la decisione di un collegio così autorevole e “multidisciplinare”. E infatti è stato censurato non senza un'implicita contestazione in tre pronunciamenti successivi.

La Regione si era appellata al Consiglio di Stato: tra le proteste, anche più accese di oggi, dell'opposizione e non solo. Ma il massimo organo di giustizia amministrativa aveva ribaltato la prima sentenza. Con accenti anche pesanti, il centrodestra si era poi rivolto al Tribunale civile di Cagliari, certo col suo rappresentante, Bebetto Ballero, di aver ragione. Risultato, una prima bacchettata da parte del giudice monocratico, con motivazione articolata. Ballero aveva presentato reclamo chiedendo un pronunciamento collegiale, ancora con osservazioni dure. Risultato finale, bastonata definitiva e ampiamente motivata del Tribunale presieduto da Giangiacomo Pisotti. Naturalmente ogni vicenda giudiziaria fa storia a sé. Ma questi precedenti dimostrano che il Tar Sardegna non è esattamente la bocca della verità, se due volte il Consiglio di Stato e altrettante il Tribunale civile ha demolito sue sentenze recenti e ravvicinate.

Soru, Tuvixeddu e università a Nuoro:
messe a punto, verso un confronto in aula

Sulla vicenda di Tuvixeddu ma anche sulle scelte per i corsi universitari a Nuoro è probabile un confronto in Consiglio. «Data la gravità delle affermazioni contenute nella sentenza del Tar sul caso Tuvixeddu, è necessario che il presidente Soru riferisca urgentemente in aula». La sollecitazione è stata notificata da Pietro Pittalis (Udeur). «Ci riserviamo iniziative ulteriori se il presidente non si presenterà per informare il Consiglio. Quanto è successo non può passare inosservato». Il presidente di turno, Antonio Biancu, ha assicurato che la richiesta, cui si à associato l'Udc, sarà trasmessa a Soru.

Il capogruppo dell'Udc, Roberto Capelli, ha sollecitato inoltre chiarimenti sul futuro dei corsi universitari con sede a Nuoro, dopo le dichiarazioni di Soru durante l'assemblea nel capoluogo barbaricino. «Sono emerse contraddizioni fra le affermazioni del presidente e quelle dell'assessore alla pubblica istruzione e le indicazioni fornite. Bisogna fare chiarezza: qual è la linea su questo punto?».

Una risposta indiretta era venuta in precedenza da Soru in un'intervista pubblicata ieri dal Sole-24 ore. «Secondo il progetto dell'università diffusa, gli atenei di Cagliari e Sassari hanno “gemmato” 7 sedi distaccate, tra cui quella di Nuoro. Ma adesso ci dobbiamo chiedere come fare per rendere l'università migliore per i nostri ragazzi e soprattutto come garantire il diritto allo studio anche a chi non ha le possibilità economiche. Ai nuoresi diciamo che vogliamo dare a tutti la possibilità di andare a studiare anche all'estero, nelle facoltà migliori. Oppure, chi vuole restare in Sardegna, deve poter contare su strutture ottime, specializzate. Perciò la strada giusta è evitare doppioni tra facoltà e concentrare nella sede di Nuoro un settore nel quale si possa raggiungere l'eccellenza, e che sia unico in tutta la regione. Il campanilismo non serve - ha concluso Soru - mentre servono esperienze che aprano la mente per ragazzi che diventeranno gli imprenditori del futuro».

(red)


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