martedì 12 febbraio 2008
di Elvira Corona
Il Comune di Milano lo chiama “principio di accoglienza nella legalità”, ma di fatto ieri il Tribunale civile del capoluogo lombardo ha definito “circolare discriminatoria”, il provvedimento che vieta l'iscrizione alle scuole per l'infanzia dei figli di genitori sprovvisti di permesso di soggiorno. Sì, perché «non si può fare distinzione fra bambini in base della condizione giuridica dei genitori».
Così si è pronunciato il giudice Claudio Marangoni nell'ordinanza che dà ragione alla donna marocchina, priva del permesso di soggiorno, che aveva denunciato il Comune perché le impediva di iscrivere la figlia più piccola alla scuola materna. Il giudice però non si è limitato a stabilire la discriminazione: ha ordinato al Comune di inserire il nome della piccola nella graduatoria di iscrizione alle scuole materne e di rimuovere gli effetti discriminanti della circolare. «Ci auguriamo che il Comune ora cambi queste norme», ha commentato l'avvocato Alberto Guariso, legale della donna insieme al collega Livio Neri. «Non avrebbe senso che accettasse l'iscrizione della figlia della nostra assistita e non di altri che sono nelle stesse condizioni». Anche perché lo studio legale Guariso-Neri ha già altri quattro nomi di stranieri (segnalati da alcune associazioni di volontariato) pronti a fare causa al Comune.
Se non fosse che dal 1989 esiste una Convenzione per i diritti dell'infanzia, ratificata dall'Italia del 1991; se non fosse che Letizia Moratti ha un passato da ministro dell'Istruzione e che ora guida la seconda città d'Italia - non di un villaggio rurale in un paese del sud del mondo dove anche i diritti fondamentali devono ancora essere riconosciuti - il provvedimento preso a pochi giorni da Natale e che colpisce i più deboli tra i deboli, i bambini, forse non avrebbe destato tanto sdegno. Per fortuna ieri il Tribunale civile di Milano ha emanato l'ordinanza con urgenza, come chiesto dagli avvocati della donna, per permettere l'iscrizione della bambina prima della scadenza fissata dal Comune per tutte le scuole materne. La causa verrà poi discussa più ampiamente il 15 maggio. «Pensiamo che il giudice confermerà la decisione presa, viste la ampie motivazioni presenti nell'ordinanza», spiega l'avvocato Guariso.
Per il giudice Marangoni ogni bambino, straniero o no, ha diritto all'istruzione, anche alla scuola materna. Gli avvocati del Comune avevano invece sostenuto che il diritto esiste solo per la scuola dell'obbligo. «La scuola dell'infanzia, pur non obbligatoria e non indirizzata direttamente all'istruzione del minore in senso stretto - scrive invece il giudice - è comunque pienamente inserita nell'ambito del più complessivo sistema scolastico nazionale». E per sostenere questa tesi - quasi a beffa per la sindachessa - nella motivazione si cita il decreto legislativo n. 59 del 2004, firmato dalla stessa Letizia Moratti, quando era ancora a capo del ministero dell'Istruzione.
«I minori non possono essere espulsi e non possono essere considerati irregolari. La legge Bossi-Fini non ha cambiato questa tutela particolare dei minori», aggiunge l'avvocato Alberto Guariso. «Pertanto non si può fare distinzione fra bambini sulla base della condizione giuridica dei genitori». Sui figli degli immigrati irregolari non devono ricadere colpe che non hanno. Sempre che di colpe si possa parlare, quando si tratta - ad esempio - di un permesso di soggiorno non rinnovato perché si è perso il lavoro dopo una gravidanza. Ma questa è un'altra storia, anche se è il caso specifico della donna di nazionalità marocchina che ha avuto il coraggio di intentare una causa civile contro il Comune di Milano, appellandosi all'art. 44 del Testo unico sull'immigrazione - che disciplina l'azione civile contro la discriminazione - e sul presupposto giuridico che la condizione dei genitori non può precludere i diritti dei figli. Davide contro Golia insomma, e come nel testo biblico Davide ha avuto la meglio.
Il provvedimento aveva suscitato sdegno da più parti. «Il sindaco Moratti ha ceduto ai ricatti della Lega e invece di farsi garante di percorsi educativi e di inclusione a vantaggio di tutti, aumenta, con queste scelte, forme di intolleranza», aveva accusato in una nota Retescuole.
Paolo Limonta, membro del consiglio direttivo del CIAI, il Centro Italiano Aiuti all'Infanzia, commentava: «Da ormai 40 anni ci battiamo perchè ai bambini di tutto il mondo vengano riconosciuti gli stessi diritti, ed ora uno dei diritti fondamentali viene loro negato proprio nella nostra città! Non ce lo saremmo mai aspettato. Fino ad oggi ci siamo trovati a combattere contro le discriminanzioni in tanti paesi del mondo, ma non pensavamo di doverlo fare anche in questa che si ritiene una civilissima città del nord Italia».
A nulla era servito l'intervento del ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, che il 9 gennaio scorso aveva diffidato Letizia Moratti: il Comune di Milano - si legge nel testo - ha 10 giorni di tempo per ripristinare le regole sull'iscrizione alle scuole dell'infanzia dei bimbi extracomunitari. In caso contrario, l'Ufficio scolastico regionale sospenderà la parità concessa e l'erogazione di ogni contributo statale. «Il diritto all'istruzione - aveva detto Fioroni - è uno dei diritti fondamentali dell'uomo. Impedirne la fruizione significa ledere la dignità della persona umana. Non possono esistere deroghe a questa fruizione né per le colpe dei padri né per lo stato di povertà. D'altra parte l'intero assetto legislativo, fino ad oggi e a prescindere dai colori politici dei governi, non ha mai messo in discussione il fatto che un bambino che vive sul nostro territorio abbia diritto ad essere istruito e curato, e questo indipendentemente dalle condizioni sociali ed economiche della famiglia».
A fugare ogni dubbio anche il Parlamento europeo, che pur non intervenendo direttamente sulla questione, il 16 gennaio scorso ha approvato una risoluzione dove si ribadisce che «i bambini hanno diritto all'istruzione, anche se sono figli di immigrati clandestini». Una risoluzione che nell'assemblea di Strasburgo è passata quasi all'unanimità. Provvedimento che suona come una condanna senza appello alla Giunta milanese, anzi peggio, perché la risoluzione è stata votata anche dai partiti di centro destra, gli stessi che fanno parte della maggioranza che guida Milano.
Come scriveva Gian Antonio Stella in una lettera aperta alla Moratti - facendo un parallelo tra la situazione dei clandestini in Italia oggi e quella degli italiani immigrati in Svizzera qualche decennio fa - anche nella civilissima svizzera «qualche consolato aveva allestito scuole clandestine per i nostri bambini clandestini. Magari le verrà il dubbio che c'è clandestinità e clandestinità». E che magari voler iscrivere i propri bambini a scuola è un primo passo per uscirne dalla clandestinità, o almeno non condannare i figli alla stessa sorte dei genitori.
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