martedì 12 febbraio 2008
L'Università a Nuoro non deve essere cancellata ma potenziata. È questo l'appello lanciato dagli studenti, al teatro Eliseo: «Non aspiriamo a progetti irrealizzabili, né a progetti dalle sorti incerte e fallimentari. L'Università nuorese non è mai stata né vuole essere Università diffusa», hanno ribadito nel loro intervento i rappresentanti degli studenti corso di laurea in Amministrazione governo e sviluppo locale. «Non vuole essere università telematica o a distanza, né pretende di essere ateneo autonomo. Ma una strada percorribile per il suo radicamento e sviluppo esiste». E una richiesta precisa, garantire l'esistente: i corsi di laurea in Amministrazione governo e sviluppo locale e in servizio sociale, che nonostante i disservizi e la precarietà risultano attivi da 15 anni e possiedono il maggior numero di iscritti rispetto agli altri corsi presenti a Nuoro.
Ma il futuro dell'Ateneo nuorese sembra legato ad preciso modello di sviluppo: diventare, cioè, un polo d'attrazione con corsi specifici e unici. Che si distingua per la qualità dell'offerta formativa. «La Regione non è la controparte della lotta per difendere l'Università di Nuoro». Con questa premessa il presidente della Regione, Renato Soru, è intervenuto alla riunione del capoluogo barbaricino. Un summit di tutti consigli comunali del nuorese e delle Province di Nuoro e d'Ogliastra. Grande partecipazione per difendere i corsi “importati” dagli atenei di Cagliari e Sassari e per sostenere la nascita di un terzo polo universitario nella Sardegna centrale. «La Regione non è disattenta ai problemi di Nuoro, non è una controparte delle zone interne e credo che sul tema dell'istruzione e della conoscenza questa Giunta non solo ha denunciato a gran voce i nostri ritardi ma ha messo la questione al centro della sua iniziativa. Ma l'Università da sola non basta».
Soru ha raggiunto il teatro Eliseo in tarda mattinata, dopo aver inaugurato con il ministro Di Pietro un tratto della nuova strada statale 131. Ad attenderlo una platea numerosa. E le richieste degli studenti, che per punti hanno evidenziato gli obiettivi che l'Università nuorese dovrebbe raggiungere: «Divenire una sede universitaria capace di attrarre una popolazione studentesca ogni anno maggiore, proveniente da tutto il territorio regionale, dalla penisola italiana e dalle sedi universitarie del mediterraneo, che vorranno intrattenere rapporti e scambi culturali con la nostra sede». E ancora: «Fare sì che le tasse pagate dalle famiglie, siano utilizzate perché gli studenti universitari che si stabiliranno a Nuoro possano godere delle stesse opportunità e degli stessi servizi dei loro colleghi che risiedono nelle sedi di ateneo». Infine: «Rilanciare l'economia locale e arrestare il fenomeno dello spopolamento».
In un intervento durato circa quaranta minuti, Soru ha ripercorso la posizione e gli impegni della Giunta rispetto all'istruzione e all'Università: le risorse per l'istruzione sono state triplicate rispetto al 2004 e i finanziamenti per il diritto allo studio sono stati quintuplicati. Gli investimenti per l'ampliamento delle case dello studente a Cagliari e Sassari porteranno ad avere mille nuovi posti a Cagliari e 600 a Sassari mentre la finanziaria in discussione in Consiglio regionale prevede per gli studenti meritevoli assegni di almeno 5000 euro all'anno per chi vuole studiare fuori sede.
«Di fronte alla preoccupazione che capisco benissimo, che i giovani talenti delle zone interne possano non tornare più dopo una carriera universitaria fuori da qui, vi invito a riflettere se sia meglio correre questo rischio ma lasciando anche la possibilità che possano tornare o piuttosto il rischio che i talenti restino “chiusi” senza possibilità di svilupparsi. L'Università che io immagino in Sardegna - ha ribadito Soru - è una: l'Università della Sardegna, magari il Politecnico sardo. Che concentra le risorse e le utilizza razionalmente istituendo i corsi che servono al nostro sviluppo. Credo che questo sia l'alternativa vera alla pletora di corsi che si moltiplicano e si diffondono nel territorio, da Nuoro a Olbia a Sorgono, e dei quali sfugge il senso a qualsiasi genitore che pure abbia fatto l'Università».
L'obiettivo primario è l'internazionalizzazione: «Dobbiamo presentare un manifesto con un'offerta unitaria che sia coerente con il mercato», ha chiarito Soru. «Si deve quindi orientare l'offerta verso un aumento delle competenze tecnico-scientifiche e per migliorare nel suo complesso l'Università sarda occorre anche avere professori di ruolo e rinnovare le docenze, con professori che vengono da fuori».
Nello specifico del caso nuorese, incalzato dalla platea, Soru ha replicato: «Vogliamo diffondere sul territorio l'Università? Vogliamo scommettere su Nuoro? Sappiate che l'Università da sola non basta, deve crescere tutta la società intorno. Se poi i giovani studenti nuoresi vogliono restare in città, dobbiamo puntare su aree di eccellenza, come quella delle Scienze forestali e ambientali, e quella del Governo della Pubblica amministrazione e sviluppo locale. Ma dobbiamo essere coerenti e se queste due facoltà devono esserci, devono essere anche il motore di questo territorio: allora bisogna dare gambe al parco e puntare su un progetto di sviluppo nuovo fatto della presenza di un'industria diffusa che porti ricchezza a queste zone».
In serata si è risolto anche il “giallo” della contestazione con fischi all'indirizzo del presidente durante l'assemblea. La notizia diffusa nel pomeriggio da alcuni organi di informazione, è risultata priva di fondamento: per fugare ogni dubbio, in tarda serata il sito della Regione ha messo a disposizione, on line, il filmato con l'intervento integrale del Presidente. «I fischi - ha precisato l'ufficio stampa - sono stati fuori dal teatro, da parte di alcuni giovani che sembravano contestare il fatto che il presidente aveva abbandonato il teatro prima della conclusione del dibattito. A questo proposito si precisa che il presidente era atteso a Cagliari da una delegazione della Protezione civile e dalla segretaria tecnica della Presidenza del Consiglio dei Ministri».
(c.i.)
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