martedì 12 febbraio 2008
di Giorgio Melis
Meno uno: l'ostacolo più grosso sul cammino della Finanziaria è rimosso. Renato Soru, con gli assessori Eliseo Secci e Romina Congera, ha raggiunto l'accordo con la Sinistra Arcobaleno allargata sugli interventi per le politiche del lavoro. Un'intesa che prevede un stanziamento di circa 420 milioni tra fondi Por e risorse regionali. L'accordo sarà portato oggi in aula nell'esame dell'articolo specifico. Dovrebbe essere soddisfacente anche per i sindacati. Dopo la pubblicazione sul nostro giornale degli sconcertanti dati contenuti nell'analisi del gruppo di lavoro coordinato dall'ex assessore Francesco Pigliaru (la media della spesa sarda per il lavoro è otto volte superiore a quella nazionale), ulteriori contorsioni, contestazioni e rivendicazioni sarebbero davvero scostumate.
La Sinistra Arcobalente (all'incontro hanno partecipato Michele Piras, Luciano Uras, Tore Serra, Pino Zardo e il dipietrista Adriano Salis) prenda e porti a casa senza alzare ancora la voce: anche nei nostri confronti. O bisognerà davvero mettere meglio in piazza questa situazione che non consente a nessuno di fare ulteriore demagogia e populismo deteriore: pretendendo di trasformare di nuovo la Regione in una sorta di ospedale sociale Fatebenefratelli, sognato da politici-sindacali di scarsa credibilità.
Ieri i sindacati hanno anche chiesto la regionalizzazione della sezione sarda di Sviluppo Italia, struttura che ha fatto flop ovunque, rivendicando l'assunzione dei 15 dipendenti. L'otterranno: ne saremo felici per i dipendenti, sicuramente tutti sindacalizzati. Ma ai disoccupati non iscritti e militanti, fissi e permanenti, Cgil-Cisl-Uil ci pensano? Sanno che non saranno per niente soddisfatti di esser esclusi perché non coperti da una loro tessera? Ribadiamo ancora: il cislino Mario Medde, quaresimalista di lotta (contro Soru) e di governo (col centrodestra di Floris e Pili), porti questi dati all'attenzione del suo leader Bonanni, oggi a Cagliari. Se ne ha il coraggio, altrimenti faccia uno sciopero personale e generale: si imponga il silenzio sulle proteste quotidiane da prefica politica più che sindacale.
Ma il cammino della Finanziaria non sarà alleggerito dall'accordo sul lavoro. La Giunta sarà ancora lavorata ai fianchi dai socialisti di Balia&Masia con emendamenti-bigliettini cari allo statista di Mamoiada. Vada all'opposizione come l'Udeur: sarebbe più dignitoso. La guerriglia sua e dei compagni sia distruttiva fino in fondo, facendo saltare la Finanziaria e la legislatura (ma gli tremano le gambe: non troveranno mai il coraggio di andare fino in fondo, come durante le Giunte Palomba), anziché ritardarla colpevolmente con danni non a Soru ma a tutti i sardi.
Sicuramente i fratelli-coltelli socialisti, per tre anni in velenosa guerra intestina senza quartiere, avranno preso malissimo il sostegno pieno che Antonio Di Pietro ha manifestato a Soru per la sua azione “forte e trasparente”. Un motivo in più per la guerriglia: sempre sul filo, senza rischiare la rottura finale. Di coraggio non ne hanno mai avuto e non riescono a darselo neanche con la bava alla bocca contro Soru. Socialismo arcobalente senza balentia: come la Sinistra nell'interpretazione arrogante e delirante di Luciano Uras. Dovrebbero andare a braccetto: un Dico-Pacs politico da non perdere.
Le tensioni politiche sul fronte più subdolo e più sottotraccia restano quelle sulle candidature per le prossime elezioni. A destra non ci sono problemi. Saranno confermati tutti gli uscenti: nel segno del rinnovamento. Nel centrosinistra la sortita di Soru (ricambio totale, generazionale e di genere con parità uomo-donna in lista) ha fatto montare la rabbia angosciata dei notabili di piccolo corso (non più di 20-30 anni in poltrone elettive) e dei loro sponsor, tutti schierati con le nomenklature per ragioni di sopravvivenza politica e anche materiale. Certo, si poteva parlare più garbatamente, come lanciando fiori e parole musicali. Ma la sostanza non cambia. Non spetta a Soru imporre il ricambio. Ma ha fatto benissimo a sollevare il problema che nessuno pone: neanche i giovanotti di grandi ambizioni ma senza coraggio, illusi che gli cederanno il posto che non hanno il coraggio di rivendicare. Se aspettano che lo facciano altri, stiano freschi.
Gli Antonelli Soro e Cabras - il primo in lista di diritto, il secondo di rovescio e nient'affatto scontato, anche se avesse raggiunto un accordo politico-personale con Soru - diano sostanza alla loro leadership: o dovremo forse aspettare un commissario veltroniano, senza il quale tutto resterebbe com'è, nella conservazione-restaurazione perdente. Davvero credono gli intoccabili che tantissimi elettori di centrosinistra siano disposti a tornare alle urne per votare uomini di lunga casta nominati dai loro supporters di infimo rango? Avessero dignità e responsabilità per il loro partito, si metterebbero da parte da soli: non gli basta mai. Invece di farsi buttar fuori dalle liste o portare alla sconfitta certa il loro schieramento.
Si può fare, dice Veltroni: a patto di fare un poco di repulisti prima di presentarsi come una forza diversa e rinnovata. Se il nuovo Pd sardo si presenta con le stesse facce invecchiate dei vecchi Ds-Margherita, inutile spendere soldi per la campagna elettorale già perduta: li risparmino per una qualche indennità integrativa finale ai poveri uscenti sotto il mezzo secolo di carriera, indennità e pensioni.
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