l'altra voce.net


lunedì 11 febbraio 2008

Soru golpista: giovani in lista
La vendetta sulla Finanziaria,
al mittente i bigliettini di Balia
Il grande imbroglio del lavoro

di Giorgio Melis

Renato Soru tra mille fuochi. Quelli dell'opposizione li regge perché alla fine il Polo esiste solo lucrando un'invidiabile rendita di posizione: gli assist del centrosinistra. Dal quale proviene e si estende il fuoco amico più micidiale. Sulla Finanziaria, dove è in atto una guerriglia a largo spettro (specie dalla Sinistra Arcobalente e dai socialisti di Balia&Masia mammamia) che blocca vergognosamente la legge dalla quale dipende tutta l'attività della Sardegna: può attendere, conta nulla rispetto ai traffici e agli sporchi giochi che si devono completare in Consiglio, da una parte e dall'altra.

Ora si è aperto un altro fronte contro Soru. Da vero golpista, ha proposto un inaudito, massiccio, intollerabile ricambio dei parlamentari uscenti del centrosinistra: per candidare esponenti sotto i 40 anni e per metà donne. Eversivo, terrorista. Eppure è la strategia che Veltroni e e Berlusconi applicheranno nazionalmente in misura molto estesa, per un rinnovamento anche anagrafico a 360 gradi. Soru ha anticipato (come aveva fatto per il Consiglio regionale nel 2004 e le quote-rosa nell'assemblea e in Giunta) quel che avverrà comunque per volontà dei leader nazionali. Si è esposto e ha detto quel che tutti sanno inevitabile e indispensabile. Ma è il solo. Gli altri, specie quelli che avrebbero l'obbligo di parlare, tacciono. Chi propone il rinnovamento comunque ineludibile, diventa ancora più nemico. Chi tace abdicando al proprio ruolo e alle proprie responsabilità, non rischia niente, gioca al coperto.

Neanche davanti alla concreta possibilità di una stangata elettorale, il centrosinistra sardo rinuncia al riflesso di conservazione della sua cinica nomenklatura. Gli intoccabili in poltrone elettive da 20-30 anni e più non vogliono mollare l'osso: sostenuti dai sottopancia e clientes che vigilano sul sistema di potere da cui dipendono, nella sottopolitica di scambio e di sistemazione materiale. Soru ha proposto che, a parte Antonello Soro (di diritto, come capogruppo uscente e plebiscitato del Pd alla Camera) e Antonello Cabras (ma anche lui con troppi scalpi elettorali) i veterani cedano il passo. Figurarsi. Giusto Salvatore Ladu, da appena tre decenni in Parlamento, ha contestato a Soru il carattere ostile della proposta, addirittura banale, oltreché obbligata: vorremmo negargli almeno le nozze d'oro alla Camera da pranzo e letto?

Gli omologhi sono animati dallo stesso sentimento: si preparano a sparare a Soru alla schiena o da qualche muretto a secco, direttamente o attraverso i loro sodali in Consiglio regionale. “Por el cambio”, per cambiare, era stata la parola-chiave e vincente di Felipe Gonzales per conquistare la Spagna post-franchista. Qui sarebbe finito in una fossa politica per quell'azzardo terrorista. La nostra casta è per il rinnovamento: degli altri. L'unico cambio che vogliono frequentare è quello delle loro auto. Cambia nulla, se non in peggio, in questa politica che continua a sentirsi proprietaria delle istituzioni: la ramazza di Veltroni dovrà spazzare forte, per ripulire il terreno dai detriti pluridecennali. Chissà se uno di questi giorni Cabras, lo stesso Soro e qualche esponente del Pd oseranno dire una parola, o se lasceranno ancora Soru a dire da solo le cose sgradevoli ma obbligate, a fare il lavoro sporco rivendicato con forza dagli elettori. Con tutti i suoi limiti, l'uomo di Sanluri ha un coraggio che fa la differenza con gli altri.

Probabilmente anche le tensioni sulle candidature saranno irresponsabilmente scaricate sulla Finanziaria: 8,7 miliardi da spendere ma ancora bloccata in aula (i cosiddetti lavori a oltranza annunciati da Spissu sono una barzelletta sconcia) e si rischia il secondo mese di esercizio provvisorio: benché la Sardegna sia l'unica in Italia a non averla ancora varata. Il suo parlamentino ci impiega il doppio del tempo richiesto dalla Camere per la manovra nazionale. E meno male che Tore Cherchi, presidente dell'Anci regionale e già relatore della manovra nazionale alla Camera e al Senato, ha da poco ribadito che questo ritardo è un danno enorme per i Comuni e gli enti locali in genere. Ha ricordato che sarebbe decisiva una norma di poche parole: «La Finanziaria va approvata entro il 31 dicembre di ogni anno, altrimenti il Consiglio decade automaticamente».

Ma questa squallida assemblea se ne strafotte degli interessi della Sardegna e dei sardi: di sinistra, destra e centro, le cui prospettive dipendono dalla messa in circolazione di questa massa finanziaria frenata da personaggi da ventimila euro al mese, veri nemici della loro terra. Peggio di tutti gli altri consiglieri regionali d'Italia (benché i più pagati), che il loro dovere l'hanno fatto nei termini obbligati. È uno scandalo permanente, dura da dieci anni ma gli imbelli sindacati sanno solo chiedere concertazione e più soldi (sono già troppi, ne parleremo subito), fare sit-in ridicoli anziché marciare con i forconi contro i consiglieri. Sono a pappa e ciccia con loro.

Più soldi per il lavoro? In Sardegna
spesa otto volte la media nazionale

La grande querelle politica-sindacale de sinistra e della destra cislina riguarda i fondi per le politiche del lavoro. Per aver denunciato che si vogliono più soldi, troppi soldi, che si potrebbero spendere solo con un'elargizione assistenziale di massa, la Sinistra Arcobalente - nella persona di Luciano Uras - ha chiesto il boicottaggio del nostro giornale dalla rassegna stampa della Regione. Si è sentito offeso e con lui i sindacati per queste gravi affermazioni. Sarà bene che questi illuminati pensatori chiedano la chiusura di alcuni centri studi, impongano il bavaglio a studiosi ed economisti, all'ex assessore Francesco Pigliaru, all'ex parlamentare ed sottosegretario al Tesoro Giorgio Macciotta, ben più competenti di loro.

Non avevamo alcun titolo per fare le affermazioni dei giorni scorsi: a parte la banale lettura da molti anni dei dati. Documentano una situazione abnorme che si vorrebbe rendere ancora più micidiale e senza alcun beneficio permanente per i lavoratori sardi: così come la pioggia d'oro sulle campagne ha distrutto prima l'agricoltura e poi i contadini. «La Sardegna ha il primato italiano assoluto della più alta spesa pro capite per il lavoro (spese correnti e in conto capitale), con valori quasi triplicati nel decennio 1996-2005, pari a 8 volte la media nazionale». Parole testuali che potete leggere nel rapporto curato da inSardegna. eu, un gruppo di studio coordinato da Pigliaru e che abbiamo pubblicato alcuni giorni fa (senza che altri organi d'informazione abbiano sentito l'obbligo di riprenderlo: altrimenti, come si potrebbe plaudire all'assalto delle casse regionali e delle proteste a oltranza?).

«La vicenda di quest'anno - spiega il rapporto - sembra purtroppo ripetere lo stesso copione di precedenti Finanziarie. Il tema del lavoro viene sventolato come una bandiera, tanto che non si riesce a decifrare neppure il significato vero della bandiera (ma forse conta di più la visibilità di chi, parti politiche e sindacali, la agita più forte). Ovvero: di quale politica del lavoro si parla? Di una politica incrementale ( = più occupati)? Il lavoro, si sa, è creato dalle imprese e dai lavoratori autonomi che si autoimpiegano, quindi attiene essenzialmente alla politica per l'impresa. Perché non si usa questo termine? Per qualche disturbo ideologico?».

Quel rapporto (non certo l'unico) dovrebbe essere pubblicato e diffuso ovunque, anche a spese della Regione: visto che giornali e tv parlano d'altro e lo ignorano. Qualcuno lo faccia arrivare al segretario generale della Cisl, Bonanni, che il quaresimalista Mario Medde ha chiamato in soccorso della sua ossessiva mobilitazione contro Soru: forse manderà a quel paese il suo rappresentante nuragico. Qualcuno può smentire questi dati, peraltro sempre contestati specie dalla destra (ora tace: ci vuole inzuppare il pane) per i vari piani del lavoro con ritorno zero? Allora è corretto e intellettualmente onesto bloccare la Finanziaria per una rivendicazione che dovrebbe far vergognare sinistre e sindacati?

Basta con le orride polemiche sul nulla, le grida inconsulte e le contestazioni abusate e abusive. Parliamo di merito, lo si faccia in Consiglio: oltre la demagogia, il populismo e l'assalto alla diligenza. Qualcuno spieghi come stanno le cose a Bonanni, che ha una visione nazionale, non settaria e insostenibile.

Guerriglia dei socialisti:
nulla da perdere dallo sfascio

Ma soprattutto resta indecente, criminoso non approvare una Finanziaria con tante risorse perché si devono consumare alcune indecenze politiche e di potere. Da una parte del Pd, dai guerriglieri socialisti, dall'Uduer di sputo e di governo, su molti punti in totale sinergia col Polo. Cosa vogliono, essenzialmente? Intanto che non si tocchino i Consorzi industriali, i centri di potere più malfamati e difesi prima da Biancu, Cucca e Artizzu in commissione, ora a spada tratta da Balia, da Silvio Cherchi, sempre da Marracini. Uno scandalo vergognoso che si vuole tenere in vita perché così conviene alle nomenklature bipartisan ben rappresentate in Consiglio.

La truppa dei socialisti - Balia&Masia mammamia, col supporto rosa shocking della Caligaris e del santone in camice Mondino Ibba - è all'offensiva più della destra, su tutto. Per tre anni si sono solo pugnalati e divisi in vari gruppi, nemici separati in case diverse (come Rifondazione: paro paro). Ora attaccano come un sol uomo. L'impressione è che perseguano lo sfascio per ragioni non chiare. Forse perché non hanno nulla da perdere, dunque il tanto peggio tanto meglio ci sta tutto. Forse perché vogliono contrattare qualcosa. Forse perché alcuni sanno di essere al capolinea. La Caligaris bis-miracolata sembra improbabile. I veterani Balia e Ibba avranno difficoltà a essere ricandidati nel Pd e proposti agli elettori del centrosinistra, essendo politicamente organici alla destra. Potranno meglio vincere presentandosi da soli assieme a Masia, protetto da Spissu e Bebetto Ballero: o ricongiungersi con Farigu nel Polo.

C'è qualcosa che non quadra, extrapolitico. Certo per Balia. Ha provato e riprovato ad addomesticare Renato Soru con gli emendamenti-bigliettini a lupara politica: come aveva fatto, impudente e impunito, umiliando Federico Palomba. Ha comunicato che lui e gli altri non si presenteranno al vertice di oggi sulla Finanziaria. Ci mancherebbe: sono all'opposizione, si mandi pure a puttane la manovra, ma almeno che risultino le responsabilità degli sfasciacarrozze. A due mesi dalle elezioni, sarebbe una pacchia per il Pd, un magnifico regalo dei socialisti al Partito delle libertà: dovrebbe ingaggiarli subito come soci sostenitori. Balia potrebbe esibirsi anche lì nello sport preferito: la distribuzione vociante di “bigliettini, bigliettini, venghino signori”. Raccogliendo da terra quelli che Soru gli ha ricacciato in gola.


Google
 


© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari