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domenica 10 febbraio 2008

Basta paura, coltiviamo l'ottimismo: più forti
della malapolitica, Italia e Sardegna
sanno chi disarcionare: rialziamoci, si può

di Giulio Angioni

Caro Giorgio, in questi ultimi giorni non ho scritto per l'AltraVoce quanto avrei voluto e come tu mi hai spinto a fare. Però non mi sono sentito meno colpito da quanto è successo al consiglio regionale sardo “contro di noi”, anche se, come spiega e rivela e dimostra a modo suo Andrea Pusceddu, il tutto è un boomerang a nostro favore, anzi a favore della pluralità e della libertà di stampa e di opinione, così carente oggi in Sardegna soprattutto nella carta stampata quotidiana.

Non ho scritto quanto avremmo voluto perché non ci sono riuscito. Infatti il tema che mi sono scelto, e che tu mi hai rilanciato, era quello di fare esercizi di ottimismo e lungimiranza, mentre siamo immersi nelle nebbie fosche dei tempi e dei costumi. E in questa cosa che si dice campagna elettorale. Eppure ne ho cercato di motivi di ottimismo, della ragione e della volontà.

Per esempio, ho cercato di convincermi che è utile convincere anche altri a non avere paure di un futuro di nuovo berlusconico, tanto meno paure come quelle degli anni Settanta e Ottanta scorsi, quando si temevano cose come i colpi di stato alla greca e alla cilena, perché oggi siamo in Europa, quindi certe cose non sarebbero piùpossibili e tollerabili a Bruxelles, cioè per le democrazie borghesi dell'Europa Occidentale, che insomma e in soldini in euro le grandi decisioni che ci riguardano come italiani non si prendono a Roma, ma a Bruxelles, più che un tempo a Washington e anche perché Washington rimane comunque un luogo che per noi conta più di Roma e di Arcore, e magari poi vince Obama o almeno la Clinton.

O ancora per esempio, ho provato a convincermi che era bene cercare di convincere anche altri che il qualunquismo (e forse persino l'astensionismo elettorale alle politiche) qualche ragione ce l'hanno. E che non sono poi quel gran male e non hanno tutti quei torti che si dicono. Cioè volevo convincermi e convincere che la politica, cioè il potere legislativo ed esecutivo, non ha tutta quell'importanza che ci siamo abituati ad attribuirle ai tempi della guerra fredda o del biennio rosso, perché una compagine statale come quella italiana in fondo e in fin dei conti è tenuta insieme e in funzione più dagli usi e dai costumi della vita quotidiana delle moltitudini, dalle virtù del lavoro e del risparmio molto più che dagli esiti delle elezioni e dall'azione di governo dei Prodi o dei Berlusconi, e che soprattutto nella vita civile contano il saper fare quotidiano e il buon operare della gente comune che durano nel tempo e si acquisiscono o si perdono nella lunga durata, in tempi storici.

E che quindi forse forse in fin dei conti vale di più il lavoro mio o tuo di insegnante o di giornalista, più di tutto il gran mestare di un Mastella e delle lungaggini dei consiglio regionale nell'approvazione dei bilanci. E così, persino l'astensionismo che si teme alle prossime elezioni potrebbe essere invece motivo di speranza: perché come si sa l'astensionismo (e il qualunquismo) ha sempre colpito più la destra che la sinistra, e dunque noi che ci reputiamo di sinistra o di centrosinistra ce ne possiamo avvantaggiare e quindi sperare. E poi, pensavo, Berlusconi non ha mica l'appeal che aveva un tempo. Nemmeno le donne gli vogliono più tanto bene, a parte la Branbilla.

Ho cercato anche di consolarmi a più ampio raggio meditando sui destini del mondo nei termini della RSI, che non vuol dire repubblica sociale italiana ma Responsabilità Sociale dell'Impresa, di cui ci informa in AltraVoce la brava Francesca Madrigali, facendoci non disperare troppo delle magnifiche sorti e progressive della produzione e della distribuzione capitalistica, per migliorare e magari superare le quali occorrono più etica sociale se non socialista e più imprenditori friendly e non c'è più bisogno di assalti al Palazzo d'Inverno e tanto meno delle dittature del proletariato e delle purghe e dei Gulag staliniani.

Così cercavo ottimismo e lungimiranza. E poi invece adesso arrivi tu e incominci tu a fare l'ottimista, spiegando i colpi geniali di Veltroni, le sue furbizie sul porcellum e le sue mosse politiche strategiche che generano Veltruscloni e spiazzano nemici esterni e interni, tanto che così possiamo ricominciare a sperare che magari ci risparmiamo i dolori nazionali e le vergogne internazionali di altri cinque anni di berlusca e calderoli, mentre si va a dormire con la bella notizia che il consiglio regionale ha approvato la legge finanziaria. Yes, we can. Si può fare. Italiani, veltroniani e cosarossa e dei valori e tutti gli altri buoni, rialzatevi, ché il destino d'Italia sa quale cavallo gli conviene cavalcare, e ha già disarcionato il cavaliere mediatico.


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