domenica 10 febbraio 2008
«Il Comune di Cagliari riprenderà al più presto i lavori per la realizzazione del parco». Lo ha annunciato il sindaco Emilio Floris, commentando le sentenze del Tar che hanno bocciato i nuovi vincoli imposti dalla Regione sul colle di Tuvixeddu. «Se i lavori non fossero stati interrotti, oggi avremo già 23 ettari di parco utilizzabili dai cittadini». Nei prossimi giorni, Floris presenterà i progetti dell'amministrazione comunale per il sito di interesse archeologico, ma annuncia già che «si ripartirà dall'accordo di programma, che non è carta straccia bensì un contratto con i cittadini».
Nessuna chiusura, comunque, sulla ripresa del dialogo con la Regione: «Sono disponibile ad avviare una nuova concertazione con l'amministrazione regionale», ha detto il sindaco, «sulla base però di un rispetto reciproco per far crescere l'economia dell'isola. Lo scontro istituzionale non crea sviluppo né per la città né per la Sardegna». «La Regione deve comunque essere consapevole che non può sostituirsi ai Comuni nell'attività di progettazione», ha concluso il sindaco, «perché il suo compito è quello di programmare».
Un invito a riaprire subito i cantieri per la realizzazione del parco sui colli arriva dal gruppo speleo-archeologico Cavità cagliaritane. Lo stato attuale del colle è «malinconico e desolato», ricorda un comunicato. «Chi non accede al colle, chi non conosce il suo sottosuolo cavernoso, difficilmente potrà immaginare la presenza di rifiuti che abbondano tra le tombe, mentre risale all'altro ieri l'occupazione di due cavità sotterranee da altrettanti nuclei familiari, e la scoperta di evidenti manomissioni apportate dai tombaroli, documentate (con centinaia di immagini) negli acquedotti sotterranei accessibili dal viale Sant'Avendrace».
Il gruppo «si dissocia dalle dichiarazioni di quanti, definendosi “ambientalisti” o pseudo tali, sostengono che “a Tuvixeddu, con il progetto Coimpresa, saranno effettuate colate di cemento sulle tombe”. In via Is Maglias, dove il progetto Coimpresa prevede la realizzazione di una serie di palazzi, non è presente alcuna tomba. Diversa la situazione nel versante che degrada sul viale Sant'Avendrace, con le sue necropoli puniche e romane che verranno inserite nel futuro parco archeologico, ma allo stato attuale, dopo il blocco dei lavori, subiscono nuove incursioni dei vandali e dei tombaroli».
Su posizioni decisamente diverse Legambiente: «La sentenza del Tar costituisce un momento di arretramento perché riporta alla ribalta il progetto edilizio della società Coimpresa» e la Regione - che era intervenuta correttamente, «in coerenza con le nuove direttive della Carta europea del paesaggio e del Codice Urbani» - dovrebbe rispondere adottando «tutte le iniziative idonee a far prevalere il principio di tutela». Secondo Legambiente, «l'unica via percorribile rimane la creazione di un parco archeologico che preservi definitivamente un patrimonio storico culturale inestimabile»: per questo l'associazione, con l'impegno anche della direzione nazionale, vuole appellarsi al Ministero dei Beni culturali, «perché intervenga con prontezza» per salvare un'area che «costituisce comunque un valore importantissimo a livello non solo regionale ma nazionale».
(red)
© 2008 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari