sabato 9 febbraio 2008
Il Consiglio di Stato ribalta la decisione del Tar: stop alle varianti, le volumetrie del futuro centro commerciale a Sassari non cresceranno. Neppure se dietro l'angolo c'è un colosso della grande distribuzione come Carrefour e - a quanto pare - un contratto preliminare d'acquisto già firmato. Non un metro cubo in più sarà concesso. Neppure se in ballo ci sono un sacco di soldi. A Sassari, il commercio resterà un po' più a misura d'uomo.
Si conclude così la seconda puntata della querelle legale che vede coinvolti da una parte il Comune, la Regione e la Confcommercio, e dall'altra la Sarda Vibrocementi, l'impresa impegnata nella realizzazione della mega struttura sulla strada per Caniga. I fatti: la società presenta una variante in corso d'opera per l'aumento delle volumetrie. L'opera, infatti, è diventata un obiettivo delle mire espansionistiche della multinazionale francese. Il Comune si oppone. Da qui il ricorso al Tar, che in ottobre aveva congelato la posizione dell'amministrazione comunale: i giudici amministrativi avevano dato ragione al costruttore, riconoscendo l'eventualità di “danni irreparabili” se fossero stati interrotti i lavori.
Di opinione diversa i giudici del Consiglio di Stato. Che invece hanno riconosciuto le ragione del ricorso presentato dal Comune, dalla Regione e dalla Confcommercio. I giudici di secondo grado hanno ritenuto che la costruzione non possa andare oltre la licenza già concessa e che le varianti richieste dall'impresa Sarda Vibrocementi non siano ammissibili: l'espansione già avviata non ha alcuna autorizzazione e non avrebbe potuto averla, in quanto in contrasto con le norme regionali.
Il Consiglio di Stato quindi conferma i vincoli: l'area dove si sta edificando la struttura accoglierà solo attività di piccole dimensioni. In linea con le politiche sul commercio che la Regione sta portando avanti: con la legge regionale numero 5 del 23 febbraio 2005, il Consiglio regionale ha approvato il disegno di legge proposto dalla Giunta con cui viene bloccata la proliferazione indisciplinata delle grandi strutture di vendita. Al comma 6 dell'articolo 1: «Il rilascio di nuove autorizzazioni per l'apertura, la variazione del settore merceologico, l'ampliamento, il trasferimento di grandi strutture di vendita, così come definite dalla lettera f) del comma 1 dell'articolo 4 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, è sospeso fino all'entrata in vigore del Piano regionale per le grandi strutture di vendita».
L'obiettivo dichiarato dalla Giunta regionale, infatti, è quello di favorire la nascita di “centri commerciali naturali”, cioè di insiemi di attività artigianali, commerciali e di servizi, perlopiù insediate nei centri storici, riunite in consorzi o associazioni, che siano d'impulso alla riqualificazione e valorizzazione del commercio nelle città e nei paesi e al conseguente rilancio economico-sociale dei centri storici. Tuttavia, anche se il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione del Tar, la battaglia legale non è finita: la Sarda Vibrocementi potrebbe chiedere ai giudici del Tribunale amministrativo regionale un giudizio di merito.
(c.i.)
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