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sabato 9 febbraio 2008

Pili e il Polo attaccano: diritti ripristinati
Soru: in appello al Consiglio di Stato
Coimpresa vuole 25 milioni di danni per lo stop

di Marco Murgia

Un ciclone che si abbatte sui cancelli che tenevano chiuso il colle di Tuvixeddu: li scardina, facendo saltare i vincoli che la Regione aveva posto, e libera di fatto la strada al rientro delle ruspe e degli operai nell'area. Il rumore provocato dalla sentenza del Tar è fragoroso: accoglie i ricorsi del Comune di Cagliari e dei costruttori (Coimpresa e Cocco) contro i provvedimenti decisi da una commissione regionale e poi deliberati dalla Giunta. Un botto talmente forte da risvegliare anche chi, Mauro Pili in testa, in materia ambientale era andato in letargo dopo le scoppole rimediate sul Piano paesaggistico regionale. Alza il tiro, il deputato di Forza Italia, sino a ipotizzare il commissariamento di viale Trento.

Esultanza esagerata? Può darsi: vero è che la sentenza del Tribunale amministrativo regionale ci va giù pesante. A conti fatti, nell'ottica dell'esponente azzurro il Tar è l'unico che non mette «il bavaglio ai sardi»: lo slogan tornerà in auge quando la Regione depositerà il ricorso contro il dispositivo al Consiglio di Stato. Già annunciato dal presidente Renato Soru: «La sentenza non provoca alcuna reazione ma solo rispetto, naturalmente, per il tribunale: siamo molto sereni e molto tranquilli». È lo stesso stato d'animo che si vive negli uffici dell'assessorato all'Urbanistica, un po' meno in quelli della Pubblica Istruzione: «È una sentenza sorprendente», dice l'assessore Maria Antonietta Mongiu, «ma di sicuro la battaglia su Tuvixeddu, che è anche di civiltà, continua».

Il seguito sarà appunto il ricorso al Consiglio di Stato: il tribunale, continua Soru, «dice che la commissione formalmente non è stata costituita nel modo corretto: l'abbiamo istituita con una delibera di Giunta mentre i giudici dicono che ci voleva un atto legislativo. Se ci renderemo conto di aver sbagliato rifaremo meglio la procedura». Ancora: «Quel vincolo era stato apposto su proposta della Giunta regionale ma proprio negli stessi giorni lo stava proponendo anche la direzione generale del ministero: sarà comunque riproposto, perché è certo che lo Stato ha il dovere e non solo il diritto di difendere Tuvixeddu, l'area intorno alla quale costruire il futuro di Cagliari».

«Intanto approfondiremo questa sentenza», ha aggiunto il presidente della Regione. «Poi ricorreremo al Consiglio di Stato. Cagliari può e dovrà presentarsi nel futuro facendo leva su alcuni attrattori e valori forti. E che cosa c'è di più forte della più grande necropoli punica del Mediterraneo? Cosa c'è di più forte di un colle in mezzo alla città con quel valore storico e quella carica di memorie così forte? C'è stata una sentenza importante del Tar ma c'è il Consiglio di Stato e, come sempre accade, ci si rivolge al secondo grado di giudizio. Anche la settimana scorsa il Consiglio di Stato ha dato la ragione alla Sardegna su un altro tema importante, sul quale invece avevamo perso nel primo giudizio. Io rispetto i tribunali, la loro sentenza. Noi dobbiamo semplicemente presentare ricorso, migliorare il procedimento amministrativo, se deve essere migliorato».

«Noi ci siamo fondati sul Codice Urbani», ha aggiunto l'assessore Maria Antonietta Mongiu, «che dal punto di vista delle considerazioni paesaggistiche e paesistiche è molto avanzato. E questo complesso, questo episodio straordinario di archeologia e di storia di lunga durata, che è forse uno degli esempi eclatanti in tutto il Mediterraneo, corrisponde esattamente alla nuova idea di paesaggio che il Codice Urbani prevede. Bisogna leggere attentamente la sentenza dove si fa riferimento ad alcune perplessità espresse in sede di commissione da qualche funzionario dello Stato: e dentro la commissione c'era un altissimo dirigente dello Stato che ha concordato assolutamente in questa idea di paesaggio che la Regione ai sensi del codice Urbani ha assunto. Dunque, parlare in quei termini, se è così che la sentenza dice, mi sembra assolutamente riduttivo e avere una percezione del paesaggio del tutto minoritaria e residuale. E il colle di Tuvixeddu è tutto fuorché residuale e minoritario».

Mauro Pili naturalmente offre una lettura diversa delle sentenze: «Bloccavano gli investimenti altrui per favorire altri progetti. La sentenza del Tar in un normale stato di diritto dovrebbe portare all'automatica sospensione di tutti i poteri della Giunta regionale e del suo presidente e l'immediato commissariamento della Regione sarda» sottolinea il deputato. Quanto deciso dai giudici, continua, «dimostra che questa Giunta regionale con in testa il suo presidente hanno utilizzato il Piano paesaggistico e l'urbanistica con una discrezionalità tale da far affermare al Tar che il progetto di riqualificazione di Tuvixeddu è stato bloccato arbitrariamente con l'unico obiettivo di favorire altri progetti».

Va all'incasso, l'esponente di Forza Italia: «Le affermazioni dei giudici sono di una durezza inaudita: la Giunta regionale e le sue commissioni hanno dichiarato che bisognava mettere un vincolo ulteriore per tutelare il monte della pace, e poi dalla sentenza si evince che quel monte non esiste più. Siamo al falso, alla manipolazione della realtà: si penalizzano iniziative economiche non avvallate dalla “banca d'affari della discrezionalità” previste con le intese dal Piano paesaggistico e dall'uso improprio dei vincoli. La sentenza del Tar consente di affermare che la Regione ha cancellato lo stato di diritto, e che i cittadini, siano essi imprenditori o ignari fruitori del diritto, vengono vessati o favoriti a seconda della loro vicinanza al governo della Regione».

All'incasso e al rilancio: «La sentenza dei giudici amministrativi apre ora un nuovo versante che non riguarda più la politica o il diritto amministrativo. Questa Giunta è franata sotto ogni punto di vista, e ora si spiega l'accanimento per vietare ai sardi di esprimere il proprio parere sul Piano paesaggistico».

Esulta anche il coordinatore regionale del partito, Piergiorgio Massidda: «Da anni il mondo imprenditoriale sardo è sotto scacco da parte di questa giunta di sinistra che naviga a vista tra pressappochismo e faciloneria. L'ennesima decisione del Tar rappresenta una vittoria non solo per l'impresa direttamente chiamata in causa per Tuvixeddu, ma per tutti i cittadini». Secondo il senatore «la cosa più incredibile è che sia stato annullato il vecchio progetto facendo credere ai cittadini che puntasse a demolire il colle e poi si sia dato via libera allo studio di un architetto francese», quello di Gilles Clement, «che tutto era fuorché in linea con la salvaguardia dell'area».

In quota Forza Italia parla anche il capogruppo in Consiglio Giorgio La Spisa. Quella del Tar è una decisione che «rende giustizia a tutta la cittadinanza di Cagliari, che ha subito da mesi la sistematica e arrogante prevaricazione da parte della Regione». C'è dell'altro: «Soru ha improntato il suo governo a una continua e ottusa sfida al più elementare senso dell'equità e della libertà dell'impresa e della società civile. Occorre, adesso, vigilare perché la giunta regionale si pieghi a questo atto di giustizia e non ricorra ad artifizi giuridici per non ottemperare al contenuto della decisione».

Questione di figli e figliastri, secondo il coordinatore dei Riformatori Michele Cossa: «La Regione apparentemente sceglie chi colpire e chi no, sulla base di criteri non chiari. Ci sono Comuni che distruggono beni identitari sui quali la Giunta non interviene, e Comuni che, utilizzando lo strumento dell'accordo di programma, cercano di valorizzare aree pregiate dal punto di vista storico e archeologico come Tuvixeddu - da decenni in stato di abbandono e ricettacolo di immondizia - come ha fatto il Comune di Cagliari. Un comportamento virtuoso dal punto di vista amministrativo, contro cui si è accanita la Regione».

La bordata di Alleanza nazionale arriva dai consiglieri Mario Diana e Antonello Liori. Il Tar conferma che «i vincoli decisi dalla Giunta regionale sono illegittimi e nulla hanno a che vedere con la necessità di tutelare il paesaggio. È impressionante la quantità di aspetti illegittimi rilevata dal Tar nel metodo e nel merito del percorso che ha portato all'imposizione dei vincoli paesaggistici. Ora aspettiamo di sapere quali sono i veri interessi che hanno portato il governatore a decidere di vincolare il colle manu militari. Certo non la tutela del paesaggio», in riferimento al progetto dello studio francese: ma «aspettiamo anche di sapere da dove la Regione tirerà fuori non tanto i 25mila euro di spese legali che è stata condannata a pagare dal Tar, ma soprattutto i 25 milioni chiesti da Coimpresa come risarcimento per i danni che ha subito dal blocco dei lavori».

L'idea chiara, in questo senso, è proprio della ditta di Gualtiero Cualbu: «Abbiamo un esposto già presentato in Procura», dice il portavoce Giancarlo Campana. L'intenzione è quella di «individuare responsabilità precise» per fare in modo che «a pagare sia esattamente chi ha imposto il blocco e non i cittadini che pagano le tasse alla Regione». Il Tar, continua, «ci ha dato ragione su tutti i punti del nostro ricorso: è stata fatta giustizia», ma si vuole andare sino in fondo. Anche perché con la sentenza immediatamente esecutiva «teoricamente potremo riprendere subito i lavori, ma rimettere in piedi una macchina di quel tipo richiede molto tempo».

Nessun timore che la sentenza del Tribunale amministrativo possa cozzare con il Piano paesaggistico: «C'è un accordo di programma firmato e un lungo elenco di autorizzazioni: sappiamo di essere nel giusto». Insomma, la disputa si riaccende e naturalmente i toni schizzano alle stelle. Ma come hanno insegnato altre recenti vicende, è solo il primo atto: converrà a tutti attendere l'ultimo, con prudenza.


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